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  • 20/10/2006 Garante Privacy: le Iene hanno commesso un Illecito (www.aduc.it)

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    Raccolta illecita di dati personali anche di natura sanitaria e grave intrusione nell'intimita' delle persone attraverso l'uso di telecamere poste nelle toilette: con questa motivazione l'Autorita' garante per la protezione di dati personali ha disposto il blocco dell'uso dei dati personali sulla base dei quali e' stato realizzato il servizio riguardante il test sull'assunzione di droghe effettuato, all'insaputa degli interessati, nella toilette di una discoteca, mandato in onda nella puntata delle 'Le Iene' del 10 ottobre. Una volta visionato il servizio, l'Autorita' ha rilevato che, come avvenuto per il test effettuato sui 50 parlamentari, e' stato messo in atto un illecito trattamento di dati sanitari. La raccolta dei dati e' stata realizzata posizionando nei bagni di un locale notturno di Milano, all'insaputa dei frequentatori, piccole spugne che, una volta impregnate di urina, sono state sottoposte ad un test rivelatore dell'uso di stupefacenti, e riprendendo gli interessati nella toilette con una telecamera nascosta. Si sono messi in tal modo in atto - secondo l'Autorita' garante - due gravi illeciti: la raccolta fraudolenta di dati sanitari e la violazione della sfera vita privata degli interessati, della loro dignita' e del diritto al pudore, tenuto conto anche del luogo nel quale sono state effettuate le riprese. L'Autorita' ha osservato che le norme sulla privacy risultano violate a prescindere dalla circostanza che nella trasmissione televisiva siano state mandate in onda, immagini di persone non identificabili perche' parzialmente oscurate, in quanto la grave violazione dei diritti degli interessati si e' concretizzata gia' al momento della raccolta dei dati e della successiva detenzione di filmati e risultati dei test relativi a persone individuabili.

    COMMENTI

    "La privacy va difesa in ogni caso. Ma, nei confronti delle 'Iene' serve anche un senso della misura". Lo scrive Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, sostenendo che "e' giusto valutare se vi sia stata violazione di privacy sulla vicenda delle 'Iene' e del servizio fatto sull'uso di sostanze stupefacenti da parte di parlamentari, ma mi sembra che, nei loro confronti, ci sia una sorta di accanimento che, in altri casi, e' del tutto assente". "Sembrerebbe- prosegue Giulietti- che le 'Iene' siano piu' pericolose dei giornalisti che hanno violato norme deontologiche, lavorando al soldo dei servizi, o che siano peggio di tutti quei giornalisti, che per comodita' hanno abdicato al giornalismo d'inchiesta". "Noi di Articolo 21 siamo sempre per la difesa delle garanzie individuali, e proprio per questo ci aspettiamo di vedere la stessa attenzione dimostrata per le 'Iene', anche per i diversi 'Betulla' che operano al di fuori di questi principi".

    "Vorrei esprimere solidarietà alla Iene. Sono da sempre un accanito difensore della privacy e quindi non ho particolare simpatia per l'informazione spettacolare e scandalistica. Ma mi pare decisamente fuori luogo l'accanimento penale nei confronti delle Iene da parte della magistratura, la cui autonomia certamente va rispettata". Lo afferma in una nota Pietro Folena (Prc), presidente della commissione Cultura della Camera.
    "Esiste anche il diritto all'informazione. Ad esempio - aggiunge l'esponente della Sinistra europea - credo che molti elettori del centrodestra vorrebbero sapere quanti (non dico certo quali) parlamentari della Casa delle Libertà che hanno votato la legge Fini-Giovanardi poi in privato fanno uso di stupefacenti. Così potrebbero legittimamente giudicare il loro operato".
    "Spero davvero - conclude la nota di Folena - che si trovino altre vie, diverse da quelle penali, per bilanciare i principi costituzionali della riservatezza (art.14 e 15) e del il diritto-dovere ad informare (articolo 21)".

     'Il nuovo intervento del Garante per la privacy contro un altro servizio delle Iene, peraltro trasmesso in replica, ci sembra francamente abnorme'. Lo dice il capogruppo dei Verdi in commissione Cultura alla Camera Roberto Poletti.
    'Le persone riprese nel servizio registrato in una toilette di una discoteca - prosegue - non erano in alcun modo riconoscibili e quindi i dati raccolti non sono ascrivibili a nessun soggetto ben identificato, e quindi lascia perplessi l'accusa di violazione della privacy'.
    'Obiettivo del servizio - aggiunge - era infatti raccogliere un dato statistico sul consumo di droga nel modo, talvolta graffiante e irriverente ma certamente utile, al quale la trasmissione ci ha abituato. Negli scorsi mesi si sono verificati casi di sovraesposizione mediatica di personaggi famosi i cui dati sanitari sono stati resi noti al grande pubblico in modo assolutamente sfrenato. Non vorremmo dunque che questo, dalle sembianze di un vero e proprio accanimento contro 'Le Iene', possa spingere ad un drastico ridimensionamento delle inchieste del programma, che da anni offrono nei propri servizi uno spaccato vero e senza ipocrisie della realta' sociale italiana, se non ad un suo totale azzeramento'.
    'Dopo il blocco del servizio - conclude Poletti - sui parlamentari, non vorrei che questo nuovo stop sia utilizzato per confondere un po'le acque'.

     L'inchiesta e' un atto dovuto, ma i tempi possono sembrare sospetti: "Il Garante dovrebbe spiegare perche' ha atteso tutti questi mesi prima di accorgersi della violazione commessa dal servizio che ora sanziona, altrimenti si ingenera ancora una volta il sospetto che tutto sia lecito fino a che non si infastidiscono gli intoccabili". Lo dice Silvana Mura, deputata dell'Italia ei valori, prende la difesa della trasmissione di Italia1.
    "Ribadendo il piu' totale rispetto per l'operato della magistratura esprimo totale solidarieta' alle Iene e auguro ai quattro indagati di far valere quanto prima le proprie ragioni", precisa la deputata. "L'apertura dell'inchiesta da parte dei magistrati e' un atto dovuto in seguito al pronunciamento dell'autorita' garante della Privacy". Pero', "pur non volendo entrare nel merito del pronunciamento, e' doveroso domandarsi perche' il Garante non ha riscontrato le violazioni della privacy effettuate dal servizio relativo ai test antidroga in discoteca quando ando' in onda il 24 novembre 2005 o quando fu ritrasmesso il 5 giugno 2006, ma se ne accorge solo ora, dopo aver gia' sanzionato il servizio sui politici?". Secondo Mura, "se avesse agito per tempo, come era sua dovere, il test estorto ai politici con mezzi discutibili non sarebbe mai stato girato: la violazione della privacy, se c'era, andava sanzionata immediatamente".
    Quindi, conclude la deputata, "il Garante dovrebbe spiegare perche' ha atteso tutti questi mesi prima di accorgersi della violazione commessa dal servizio che ora sanziona, altrimenti si ingenera ancora una volta il sospetto che tutto sia lecito fino a che non si infastidiscono gli intoccabili

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