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  • 12/10/2006 Casini: Niente Privacy per i Parlamentari quando si parla di Droga (www.aduc.it)

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    L'ex presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, intervenuto alla conferenza stampa organizzata dall'Agenzia internazionale per la prevenzione della cecita', a Roma, in occasione della celebrazione della giornata mondiale della vista, risponde ai giornalisti sulla propria proposta di sottoporre i parlamentari a un test obbligatorio sul consumo di droghe. "La mia proposta di ieri- ha aggiunto il leader Udc- ha ricevuto svariate reazioni, tutte comprensibili, ma resta il fatto che rappresenta, simbolicamente, l'apertura del Palazzo delle istituzioni ai cittadini".
    Sulla questione sollevata dal Garante della privacy per contestare la scelta delle 'Iene' di mandare in onda il filmato, Casini commenta: "Non si puo' invocare a nostra tutela la difesa della privacy", e conclude sottolineando come "un uomo pubblico ha maggiori responsabilita' di fronte alla societa' civile".

     

    COMMENTI
     


    Francesco Tanasi, leader nazionale del movimento politico Consumatori Italiani, si dice 'd'accordo con Pier Ferdinando Casini sull'introduzione dell'obbligo per i parlamentari di sottoporsi al test anti-droga' e aggiunge alla proposta 'l'idea di sottoporre i candidati alla carica di senatore e deputato ad un ulteriore test: cultura generale'.
    Spiega infatti Tanasi: 'Poiche' si presume che tali soggetti debbano rappresentare l'Italia, appare lecita l'idea di conoscere il loro livello culturale ed eventuali abitudini, come l'assunzione di droghe'. Tanasi annuncia in merito l'avvio di una raccolta di firme per una proposta di legge d'iniziativa popolare e conclude affermando che 'per i cittadini italiani e' fondamentale avere delle garanzie in merito alla qualita' dei soggetti che li rappresentano in Italia e nel mondo'.

    'Ma di che stiamo parlando! Se ci guardiamo con onesta' nelle palle degli occhi, dovremo ammettere che tutta questa faccenda e' giuridicamente insostenibile': Daniele Capezzone, segretario dei Radicali Italiani, boccia in una intervista a 'Il Messaggero' la proposta di Pier Ferdinando Casini del test obbligatorio sulla droga per i parlamentari.
    Dopo aver ironizzato sulla 'efficienza' di Giovanardi nell'essersi sottoposto gia' al test, l'esponente della Rosa nel Pugno invita Casini a guardare all'esperienza di Aznar in Spagna che 'arrivo' anche a prevedere esperimenti per la somministrazione delle droghe pesanti sotto controllo medico. Mi aspetterei almeno lo stesso coraggio, se non dai moderati, almeno dalla sinistra italiana'.
    Per il momento, conclude, sul cambiamento della legge Fini-Giovanardi, dal governo sono arrivate solo 'parole': 'Attendo impegni precisi sui tempi della modifica'.

    'Ha ragione': cosi' Altero Matteoli, capogruppo di An al Senato, commenta l'iniziativa di Pier Ferdinando Casini per l'obbligatorieta' del test sulla droga per i parlamentari.
    La vicenda delle 'Iene', dice a 'Il Messaggero', ha 'criminalizzato' la classe politica e anche la sospensione del servizio da parte del Garante ha finito per 'amplificare' il problema.
    Chi fa politica, osserva Matteoli, 'ha gli occhi della gente puntati addosso': 'A maggior ragione - prosegue - nel caso del sospetto che possa far uso di droghe. Noi parlamentari siamo chiamati a prendere decisioni delicate, a fare leggi. Non deve nemmeno sfiorarci il sospetto che potremmo non essere lucidi nell'esercizio delle nostre funzioni. Facciamo tutti il test e non se ne parli piu''.

    "Accetto volentieri l'invito di Casini. Martedi' della settimana prossima volontariamente mi rivolgero' ai servizi medici della Camera per sapere cosa devo fare per sottopormi al test relativo agli stupefacenti". Lo afferma in una nota Egidio Pedrini, deputato dell'Italia dei Valori.

    Non piace proprio al centrosinistra l'appello lanciato da Pier Ferdinando Casini, che ieri ha invitato i parlamentari a sottoporsi volontariamente ad un test antidoping sull'uso di stupefacenti. E il giorno dopo non si placano le polemiche a Montecitorio. Decisamente contrari sono i parlamentari di centrosinistra, che evocano uno 'stato di polizia' e la violazione del diritto alla privacy. Per il presidente della Commissione cultura della Camera, Pietro Folena, - interpellato dall'Agi - "sfioriamo il ridicolo".
    Secondo l'esponente di Rifondazione "si viola il diritto alla privacy", e aggiunge: "credo che quella di Casini sia solo una battuta, e' un uomo simpatico. Ma cosa dovremmo fare - si chiede - anche un test sul comportamento sessuale dei parlamentari? Io sono per il rispetto delle liberta' di comportamento in una societa' democratica. La gente, l'opinione pubblica si formera' un giudizio sui comportamenti pubblici dei parlamentari". Al vicepresidente della Camera, il diessino Carlo Leoni la proposta di Casini appare "una totale assurdita'". "E perche' allora - si chiede l'esponente della Quercia - non fare anche un esame alcolemico e la prova del palloncino per vedere se uno ha bevuto troppo?". Giuseppe Giulietti, diessino anche lui, teme "uno stato di polizia" e aggiunge: "non mi convince questo modo di affrontare il tema.
    La questione della droga non si risolve a colpi di tampone.
    Sono disponibile a fare qualsiasi test ma non puo' impormelo nessun potere dello stato. Ho orrore per gli spinelli - scandisce - ma ho ancora piu' orrore per quelli che lo usano in privato e poi vanno ai cortei proibizionisti, per coloro che sono libertari per se stessi e proibizionisti per i cittadini".
    Scettico anche il Dl Rino Piscitello che osserva: "non so se e' necessario fare un test antidroga ma sicuramente, avendo visto alcune trasmissioni credo che sia necessario il lancio di una grande campagna contro l'analfabetismo di ritorno nelle sedi istituzionali". Intanto cressce il numero, dopo il caso di Carlo Giovanardi che si e' subito sottoposto al test, di coloro che si mettono in fila per affrontare l'esame: "accetto volentieri l'invito di Casini - dice il deputato idv Egidio Petrini - e martedi' della settimana prossima volontariamente mi rivolgero' ai servizi medici della Camera per sapere cosa devo fare per sottopormi al test relativo agli stupefacenti".

    'Sono d'accordo che su particolari e delicate professioni ci debbano essere i controlli tossicologici. Se impostiamo la questione in maniera corretta non ho niente in contrario che anche i parlamentari siano sottoposti a un'indagine preventiva sull'uso o meno di stupefacenti'. Lo afferma il responsabile giustizia dello Sdi, Enrico Buemi, intervistato da Radio Citta' Futura nella trasmissione Linea 9.
    'Pero' - aggiunge l'esponente della Rosa nel Pugno - non accetto la criminalizzazione della classe politica Il parlamento e' rappresentativo della societa' e quindi anche li' - conclude - ci sono dei tossicodipendenti, come dappertutto'.

    "Per i giovani socialisti e' immorale la vigente legge Fini, e per l'estrema sinistra parlamentare la proposta di Casini e' di matrice proibizionista: quindi per loro e' eticamente corretto il comportamento di un parlamentare che fa uso di stupefacenti". Lo scrive Gian Luca Bianchi, dirigente nazionale di Azione giovani.
    "La legge Fini va valorizzata e non abrogata- dice il dirigente del movimento giovanile legato ad An- poiche' ha trovato il giusto equilibrio tra valori e praticita'".
    Secondo Bianchi, la normativa ha riconosciuto "definitivamente" che non esistono droghe leggere "favorendo maggiori controlli contro le organizzazioni criminali" e, contemporaneamente, "ha consentito l'uso personale stabilendo rigorosamente le dosi oltre le quali i soggetti detentori di stupefacenti vengono considerati delinquenti".
    "Invece di puntare alla liberalizzazione e alla legalizzazione delle droghe leggere- sottolinea- e' necessario costruire piu' forti piattaforme di dialogo con i giovani, per disincentivarne, comunque, l'uso".

    Le raccolte illegali di dati non possono essere ammesse: lo dice ai microfoni di Radio Citta' Futura, Stefano Rodota' ex garante della privacy, intervenendo nel dibattito scaturito dal test anti-droga effettuato dalle Iene su 50 deputati a loro insaputa.
    'Bisogna verificare se queste informazioni sulla condizione personale dei parlamentari, raccolte mediante i tamponi frontali, siano legali oppure no - ha detto stamattina a RCF Rodota' - . Questa e' una materia che si presta molto ad abusi per tutti, non solo per ristretti gruppi politici. Questi dati sono stati raccolti in violazione dei principi della legislazione italiana, delle direttive europee e dei diritti fondamentali dell'unione europea. La raccolta e' stata sleale e la slealta' e' condannata da tutte le norme. Non c'e' stato consenso degli interessati ne' e' mai stata promulgata una norma che autorizzi i privati a svolgere questo tipo di attivita".
    E sui provvedimenti presi dal garante per la privacy dice: 'Ha agito bene secondo me, dando anche una corretta indicazione per il futuro. Le raccolte di dati illegali non possono essere ammesse, quali che siano i soggetti o le intenzioni. I dati delle Iene quindi, non sono utilizzabili e non devono esserlo.
    Puo' risultare molto rischioso. L' uso di informazioni genetiche raccolte con facilita', ad esempio sulla saliva lasciata sulle tazzine di caffe' o sui bicchieri d'acqua, potrebbe essere utilizzato magari per controllare se i soggetti siano o meno predisposti a patologie ereditarie e questo puo' facilmente trascendere in una discriminazione genetica. Potrebbero farlo, per ipotesi, i datori di lavoro con il propri dipendenti controllando a tradimento il loro patrimonio genetico e discriminandoli o non assumendoli se predisposti a malattie particolari e quindi piu' esposti ad assenze o scarso rendimento in un ipotetico futuro'.
    Rodota' ha concluso sottolineando che 'il controllo sui comportamenti dei parlamentari e' una questione molto seria che non deve in nessun caso tracimare nel ridicolo'.

    'Quando si toccano i politici, improvvisamente si accorgono del pregresso': Luca Bizzarri, che con Paolo Kessisoglu e Cristina Chiabotto conduce Le iene su Italia 1 , va all'attacco del garante della Privacy che, dopo il putiferio scatenato dal test anti-droga, ha chiesto la cassetta della puntata andata in onda martedi' in cui veniva mostrato un analogo test, gia' trasmesso mesi fa, effettuato in una discoteca.
    'E' una cosa ridicolissima - dice Bizzarri, in una intervista pubblicata oggi dal Quotidiano Nazionale- perche' si tratta di un servizio gia' trasmesso mesi fa'.
    Comunque, mentre Luca & Paolo campeggiano sulla prima pagina del Times ('mamma sara' contenta'), sulla questione droga secondo Bizzarri 'bisogna aprire un dibattito consapevole fatto da gente consapevole. Ho l'impressione che i due firmatari dela legge (Fini-Giovanardi ndr) siano uomini di buona volonta' ma che non conoscono la realta' delle strade. Sono distaccati dal mondo vero'.
    Secondo Bizzarri 'i parlamentari si autotutelano. Fanno di tutto per restare una casta intoccabile e non mi sembra giusto.
    Anzi, avendo piu' responsabilita' dovrebbero essere piu' trasparenti'.
    Comunque, secondo Bizzarri ora le Iene volteranno pagina: 'Per noi il lavoro e' finito. Ci occuperemo di altro'.

    "Sono contrario perche' se si afferma il principio che il test e' obbligatorio per i parlamentari, domani ci sara' il test obbligatorio anche per i giovani". A dichiararlo e' Raffaele Tecce del Prc, a margine del convegno organizzato alla Camera dall'associazione Sbilanciamoci "La Finanziaria per noi".
    "Dobbiamo tutelare la privacy non dei parlamentari, ma dei cittadini. Non c'era nessun problema- aggiunge Tecce- nel trasmettere il servizio delle Iene. Temiamo- conclude l'esponente del Prc- che questa vicenda sia utilizzata per creare una barriera culturale sul drogato inteso come cattivo e delinquente".

    "Anche per le tossicodipendenze si e' fatta una politica di classe. Io sono per la liberalizzazione dell'uso degli stupefacenti, unico modo per contrastare il traffico e la criminalita' organizzata". E' quanto dichiara Jacopo Venier (Pdci) intervenendo nel dibattito sulle droghe di questi giorni, a margine del convegno alla Camera organizzato da Sbilanciamoci.
    "Sono contrario- aggiunge Venier- alla proposta di Casini, perche' e' demagogica e- continua- viola la privacy dei parlamentari e dei cittadini". Secondo il deputato del Pdci "c'e' un'ipocrisia della politica, che accompagna all'uso di queste sostanze, misure repressive".
    "L'uso di queste sostanze- conclude Venier- quando rimane nella sfera privata, puo' essere accettato e non deve essere sottoposto ad azioni repressive e proibizioniste".

    "E'giusto che i parlamentari siano sottoposti a questi pseudo-esamini, pero' e' altrettanto giusto che sia dato al pubblico uno specchio reale e non distorto della situazione, come fanno le Iene, che mandano in onda solo le interviste che confermano la loro tesi". Questo il commento di Edmondo Cirielli (An) sull'intervista delle 'Iene' sospesa dal garante della privacy. Cirielli, tra gli intervistati dalla trasmissione, parla anche dell'episodio accaduto all'ingresso di Montecitorio a margine della sua intervista: "A dimostrazione- spiega- della strumentalita' di questa attivita' pseudo-giornalistica, tesa solo a delegittimare il Parlamento, vi e' che l'intervista nel quale avevo risposto alle domande postemi non e' stata mandata in onda".
    "In relazione alla vicenda del test- sottolinea l'esponente di An- e' la metodologia dell'inganno che non va bene e dimostra anche qui la mala fede della trasmissione e di chi l'ha concepita: se e' giusto- continua- che i parlamentari debbano avere un comportamento coerente con le leggi del Parlamento, sarebbe stato piu' giusto chiedere loro se volevano sottoporsi o meno a un test. E' capitato anche a me- spiega- Volevano farmi un'intervista truccandomi, ma non mi sono fatto truccare perche' normalmente non lo gradisco. Sarebbe bastato- conclude Cirielli- che mi avessero fatto una richiesta esplicita".

    Un test antidroga sui consiglieri regionali della Campania. Lo propone il consigliere di An Enzo Rivellini.
    'Ho presentato - annuncia - una mozione al presidente del Consiglio regionale affinche' si faccia il test antidroga ai consiglieri regionali e si chiarisca in maniera ineccepibile che chi e' chiamato a rappresentare i cittadini svolge il proprio lavoro in piena lucidita' mentale'.
    'Da semplice cittadino - spiega - avrei timore di salire su un mezzo pubblico alla cui guida c'e' un autista che fa uso di sostanze stupefacenti o di farmi curare da un medico nelle medesime condizioni. Trovo quindi doveroso, per la liberta' dei cittadini di sapere e scegliere da chi farsi rappresentare, che si conoscano le condizioni dei consiglieri regionali che sono chiamati a legiferare ed amministrare in piena lucidita' e senza condizionamenti esterni'.
    'Per questo - conclude Rivellini - ho proposto che sia effettuato il test antidroga scientifico ed inoppugnabile che certifichi le condizioni fisiche di tutti i consiglieri regionali. La conoscenza e' sinonimo di liberta' e democrazia'.

    Sergio Pizzolante, deputato di Fi, censura la proposta di un test antidroga obbligatorio per i parlamentari avanzata da Pier Ferdinando Casini. 'Sarei quasi favorevole - dice ironicamente - purche' si rispettino due condizioni. La prima: anche Casini si deve sottoporre al test per verificare il suo quoziente d'intelligenza; la seconda: deve rendere pubblico il risultato...'.

    "Ha ragione Fiorello a lamentarsi che la censura scattata sulla provocazione delle Iene suona come un privilegio concesso ai politici, visto che in analoghe circostanze per altri personaggi pubblici non è stata garantita alcuna tutela della privacy ed è anzi scattata la gogna mediatica". Il senatore dei "Verdi-Pdci, Insieme con l'Unione" Mauro Bulgarelli interviene sulla querelle generata dall'intervento del Garante, che ha impedito la messa in onda della puntata delle Iene nella quale alcuni politici sono stati a loro insaputa sottoposti a un test antidroga.
    "Se effettivamente sono stati usati tutti gli accorgimenti tecnici per rendere, come è giusto, irriconoscibili i parlamentari, non vedo perché la trasmissione non sia andata in onda. L'uso di sostanze stupefacenti, come è noto, - aggiunge Bulgarelli - è un fenomeno largamente trasversale ed è puerile pensare che non investa anche il mondo della politica. Il quale -continua Bulgarelli- è semmai colpevole in molti casi di un'insopportabile ipocrisia, visto che nonostante la larga diffusione al suo interno di certi comportamenti è stato capace di varare una legge liberticida come la Fini-Giovanardi".
    "Personalmente sono per il rispetto della privacy di tutti ma sono, soprattutto, un antiproibizionista e se una provocazione come quella della Iene serve a svelare da che pulpito vengono quelle crociate antidroga che hanno fin qui impedito, ad esempio, che una sostanza come la marijuana, dalle note qualità terapeutiche, venga proibita perfino ai numerosi ammalati che ne avrebbero bisogno, allora - conclude il senatore dei Verdi - ben vengano i blitz delle Iene".

     'All'origine di certe proposte esiste, purtroppo, una tendenza preoccupante alla pubblicizzazione forzata di informazioni che riguardano la vita dei singoli': cosi' Giuseppe Bortone, responsabile tossicodipendenze della Cgil, commenta l'iniziativa di Pierferdinando Casini sui test antidroga, obbligatori e a sorpresa, per i parlamentari.
    Secondo Bortone si tratta di una tendenza 'che puo' diventare assai pericolosa per la vita dei semplici cittadini, per l'autonomia e la dignita' della funzione parlamentare, e anche, in prospettiva, se si estende questo metodo, per i diritti delle persone che lavorano'. Per le diverse categorie di lavoratori che espletano mansioni di particolare responsabilita', ricorda il sindacalista, il problema 'si e' posto piu' volte, ma sempre le organizzazioni sindacali hanno unitariamente respinto le proposte di test obbligatori, insistendo sul concetto di idoneita' alla mansione, che prescinde dall'uso o meno di sostanze, e anche dallo statuto, legale o meno, di esse'. Il problema sta infatti, secondo Bortone, 'nel momento, nella misura e nel contesto del consumo: esso puo' essere estremamente nocivo ( soprattutto rispetto all'alcol e alla guida) ma puo' anche essere di per se' irrilevante per il camionista, il macchinista, o anche il parlamentare'. 'Tutti costoro prosegue - possono bere alcol o consumare sostanze illegali in misura moderata, oppure in momenti in cui tale consumo e' ininfluente rispetto alle delicate funzioni da espletare: ma puo' accadere purtroppo anche il contrario, e allora, per i lavoratori, come per i politici, solo l'informazione e la prevenzione rivolte capillarmente a tutti i cittadini possono limitare i danni; fatte salve, naturalmente, le necessarie cospicue sanzioni, che non a caso il codice della strada prevede in tutti i paesi per il consumo eccessivo di sostanze contestualmente alla guida di autoveicoli'.

    'In giorni in cui, nel Palazzo e fuori, si parla solamente di tamponi antidroga, canne e cocaina, ci permettiamo di parlare di quella 'sostanza stupefacente d'abuso' (come e' definita nei modelli di rilevazione del Ministero della Sanita'), l'alcool, responsabile della morte, ogni anno, in Italia di circa 40.000 persone (66 volte i morti per eroina di strada). Lo afferma Bruno Mellano, della Rosa nel Pugno, rendendo noto che alcuni deputati del suo partito hanno presentato un'interpellanza al Ministro della Salute Livia Turco e a quello della Solidarieta' Sociale, Paolo Ferrero.
    Nell'interpellanza, i deputati fanno notare che la 'Rilevazione attivita' nel settore tossicodipendenze' del 2005 non riporta alcuna informazione sulle attivita' di prevenzione e cura che i servizi pubblici per le tossicodipendenze (Sert) attuano da almeno un decennio nei confronti di migliaia di cittadini utenti alcoldipendenti. 'E' paradossale - sottolinea Mellano - che operatori, comunita' scientifica, politici non possano sapere quanti sono gli utenti alcoldipendenti trattati dai Sert, regione per regione, con quali cure e con quali risultati'. 'Ci pare - continua - che l'andazzo generale sia quello di sbandierare provvedimenti proibizionisti di dubbia utilita' e di lasciare sulla carta i buoni propositi educativi: la legge quadro sulle alcoldipendenze che il governo Amato riusci' ad approvare in zona Cesarini, e' rimasta lettera morta, innanzitutto per responsabilita' del passato governo di centrodestra'.
    Nell'interpellanza, i parlamentari chiedono ai ministri i dati mancanti sulle alcoldipendenze, la revisione dei modelli di rilevazione dell'attivita' dei Sert, un'integrazione fra la legge quadro sulle alcoldipendenze e il testo unico sugli stupefacenti, 'affinche' la destra sappia cosa fa la sinistra'.

    'Propongo di creare un gruppo interparlamentare 'amici della cannabis', dove quello che interessa non e' se e quante canne una persona si fa, ma piuttosto la realizzazione di un punto del programma dell'Unione: l'abolizione della Fini-Giovanardi'. E' la provocatoria proposta di Francesco Caruso, parlamentare di Rifondazione Comunista. 'Dobbiamo mettere da parte strumentalizzazioni e polemiche inutili ed affrontare invece di petto la questione del proibizionismo- dice Caruso- della possibilita' di aprire un dibattito franco e sereno sull'uso delle sostanze, dopo anni di cecita' e di repressione.
    Il fallimento della Fini-Giovanardi e' nelle drammatiche statistiche che mostrano l'aumento vertiginoso dell'uso delle cosiddette droghe pesanti, in primis la cocaina', spiega Caruso.
    'Il parlamento, per quanto espressione suprema delle istituzioni democratiche, resta pur sempre un luogo poco raccomandabile- prosegue il parlamentare del Prc- non ci sono solo ignoranti che non conoscono Mandela o Guantanamo, ma anche e soprattutto mafiosi, corrotti, tangentisti, massoni, e dulcis in fundo, cocainomani. Questo non lo scopriamo oggi con le Iene, in quanto esiste una montagna di procedimenti giudiziari che lo accertano, da senatori a vita che affermano di usarla per motivi di salute a ex-ministri che se la facevano portare direttamente al ministero'.
    Secondo Caruso 'la vicenda degli 'onorevoli drogati', se c'e' il coraggio e l'onesta' intellettuale da parte del parlamento, puo' rimettere all'ordine del giorno il superamento delle politiche proibizioniste e cosi' riaprire una finestra di liberta' per i 4 milioni di consumatori di sostanze che ogni giorno devono svincolarsi e resistere ai meccanismi del controllo e della repressione'.

    "Ho inoltrato una lettera al presidente del Consiglio regionale, Massimo Pineschi invitandolo a far sua la proposta di chiedere ai membri del Consiglio regionale del Lazio di sottoporsi, volontariamente, ad accertamenti sull'uso di sostanze psicotrope illegali". E' quanto annuncia il capogruppo di Fi alla Pisana, Alfredo Pallone.
    "L'adesione o non adesione dovra' essere una libera scelta etica, non suscettibile di elementi e valutazioni pregiudiziali e degna di totale rispetto- spiega Pallone- Cosi' come chi vorra' rendere pubblici i risultati lo fara' semplicemente come atto di servizio nei confronti dei cittadini elettori, nell'ottica di un rapporto di piena trasparenza e condivisione di scelte".
    "Il clamore suscitato in questi giorni- continua Pallone- a proposito di un presunto risultato di positivita' all'uso di sostanze psicotrope illegali di una decina di onorevoli rischia di aumentare il divario esistente, in numerosi casi e condizioni, fra i cittadini ed i loro rappresentanti nelle istituzioni.
    Dissento profondamente dal metodo utilizzato a proposito dell'evento che ha portato tanto clamore, poiche' frutto dell'inganno e del raggiro, in violazione delle piu' elementari norme della privacy che tutela, non solo le singole persone in termini nominativi, ma anche il ruolo professionale ed istituzionale".

    Il consigliere dei Ds alla Regione Puglia Giuseppe Romano replica alla proposta formulata dal capogruppo di Forza Italia Rocco Palese sul test antidroga cui sottoporre i consiglieri regionali. Perche' non estendere il test a tutte le forme di dipendenza, alcolismo, tabagismo, dipendenza da farmaci?', chiede.
    'Ed ancora, perche' la platea da sottoporre a test non si allarga anche ai presidenti di Provincia, ai sindaci e alle loro giunte? Tale proposta sarebbe, credo, piu' in sintonia col messaggio negativo e qualunquista sulle Istituzioni che si intende riconsegnare agli elettori. Chi, come me - continua la nota di Romano - crede che il lavoro difficile che svolge quotidianamente il personale politico impegnato nei diversi livelli istituzionali sia prezioso per la democrazia e baluardo contro ogni involuzione populista della stessa, non puo' che considerare la proposta Palese come l'ennesima goliardata alla quale il buon Rocco ci sta ormai abituando'.
    Il tema, quello della tossicodipendenza, proprio per i suoi complessi risvolti sociali - evidenzia il consigliere Ds - merita ben altra attenzione e rispetto politico, non fosse altro che per i tanti drammi che le famiglie italiane vivono quando impattano tali problematiche. Anche per questo il tema del riordino, e su alcune tematiche di costruzione, del welfare pugliese e' stata una priorita' politica che il centro sinistra in Puglia si e' data, a partire dalla approvazione della legge sui servizi sociali, licenziata dal Consiglio regionale nel luglio scorso. E la priorita' rimane, atteso che la giunta regionale del 3 ottobre scorso, ha licenziato la proposta di regolamento attuativo della stessa legge 19/2006'.
    'In sede di commissione consiliare e partendo dalla proposta della giunta - conclude Romano - siamo impegnati a migliorare il testo avanzato, apportando quelle modifiche necessarie sui modelli organizzativi, sui profili professionali del personale impiegato, sui momenti della inclusione sociale, con una attenzione particolare alle problematiche della devianza in generale e della tossicodipendenza in particolare. Ritengo dunque piu' utile questo impegno che non la goliardata'.

    'La ribalta che ha avuto il drug wipe, un tampone frontale che ha una percentuale di infallibilita' del 100% per sapere se un soggetto ha fatto o meno uso di droghe, grazie alla trasmissione Le Iene, ha anche evidenziato di come moltissime polizie locali, ed in particolare alcuni corpi della polizia provinciale, lo utilizzano normalmente per controllare gli automobilisti che percorrono le strade provinciali'. Lo afferma il capogruppo di An alla Provincia, Luigi Rispoli.
    'Nella proposta di riorganizzazione del corpo della polizia provinciale di Napoli, che allo stato esiste solo sulla carta, - ha aggiunto - inseriro' tra le tipologie di controlli che dovranno effettuare questi agenti, anche quello del drug wipe cosi' da scoraggiare l'uso di droghe prima di mettersi al volante. Purtroppo sappiamo che dovremo scontrarci con un centrosinistra che non ha alcun interesse a valorizzare la polizia provinciale nonostante che la stessa rappresenti un eccezionale strumento per poter contrastare uno dei settori piu' floridi per la camorra, quello della cosiddetta ecomafia.
    La polizia provinciale, infatti, dovrebbe operare principalmente proprio nell'ambito della repressione e prevenzione dei reati ambientali e di quelli ittico-venatori. Ma, allo stato, il corpo presenta una serie impressionante di carenze che lo rende di fatto una polizia virtuale'.
    'Gli agenti - ha detto - non hanno la necessaria formazione professionale, non si garantisce una presenza omogenea del corpo sul territorio; quasi tutti gli agenti sono ancora senza uniformi; le macchine nuove sono ferme nel parcheggio di Via Don Bosco e sono inutilizzate perche' prive di telepass e della scheda carburante; non vi e' una sala radio e gli agenti, anche durante le rarissime operazioni possono comunicare tra loro solo con telefoni cellulari; le cosiddette vetture civetta sono prive di sirena; gli agenti sono amministrati come normali impiegati senza avere indennita' di turnazione e di reperibilita' e avendo un orario che non prevede una presenza h24; solo otto agenti posseggono una pistola; non vi e' una modulistica per redigere i verbali; gli agenti hanno la medesima assicurazione degli impiegati con le stesse tipologie di copertura dei rischi; manca la previsione di tutela legale degli agenti. Questa e' la drammatica situazione in cui versa la polizia provinciale in un momento in cui la lotta alla criminalita' diventa la priorita' di tutta la societa' civile napoletana. Alleanza Nazionale ha chiesto ed ottenuto un consiglio monotematico, che si terra' il prossimo 25/10, nel quale presenteremo la nostra proposta di riorganizzazione partendo dalla necessita' di controllare la lunga linea di costa della Provincia di Napoli munendo gli agenti delle necessarie imbarcazioni. Occorre, inoltre, determinare forme di collaborazione con le altre forze di polizia, e svolgere un ruolo da protagonista nel controllo delle attivita' del ciclo dei rifiuti. Bisogna pensare che in altre province le attivita' della polizia provinciale rappresentano anche un capitolo importante delle entrate degli enti e qui, invece, il loro apporto e' impalmabile. Insomma riteniamo veramente riduttivo, oltre che mortificante per gli stessi lavoratori, che l'unico distaccamento che funzione e' quello che apre e chiude il palazzo di piazza Matteotti quando arriva il presidente Di Palma'.

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