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  • 15/07/2006 Olanda. Il Sindaco di Venlo sposta i Coffee-Shop alla Frontiera (Rosa a Marca, www.aduc.it)

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    Come sbarazzarsi dei turisti fumatori di spinello senza rimetterci economicamente? Venlo, piccola citta’ olandese di 45.000 abitanti, vicina alla frontiera tedesca, ha trovato la soluzione: trasferire i coffee-shop dal centro citta’ verso la frontiera, in modo che il continuo afflusso dei clienti tedeschi non disturbi i suoi abitanti.
    Roots e Oase, due dei cinque coffee-shop, si sono trasferiti da ottobre in un vecchio ristorante per camionisti. Gia’ dalla strada si sente l’odore della cannabis, e nel parcheggio, grande e pulito, si vedono molte targhe tedesche e olandesi. Al primo piano troviamo un caffe' dall'aria vagamente marocchina e, nel sottosuolo, una cantina con luci soffuse. Come molti dei 740 coffee-shop dei Paesi Bassi, l’alcool e’ bandito. Unica particolarita’: la fila quasi permanente ai due sportelli, accanto al bar, dove vengono venduti sacchetti d’erba e di hashish, in dosi di 5 grammi al massimo per persona e al giorno. E poi le videocamere di sorveglianza della polizia, discrete, come da accordi tra l’amministrazione municipale e il proprietario. Hubert Bruls, sindaco di Venlo, afferma che la sua politica ha migliorato il “sentimento di sicurezza” dei suoi concittadini. Ma confessa che forse e’ riuscita anche troppo bene, in quanto il narcoturismo e’ aumentato. Gli amanti dello spinello arrivano su treni affollati alla stazione di Kaldenkerken, in Germania, poi attraversano a piedi il confine e fanno la scorta. Durante il tragitto si espongono a furti, spiega il sindaco. Il gestore di Roots e Oase, Henk Jansen, nega qualsiasi problema di sicurezza. “Non c’e’ mai stata confusione qui”, dice. “Apriamo alle dieci di mattina e chiudiamo alle dieci di sera, nessuno stress”. Il suo intento, chiaro, consiste nel gestire un buon affare piuttosto che ingrandirsi: 21 impiegati fissi, 1.500 clienti a settimana (tedeschi al 70%), una cifra d’affari, stando il sindaco, di 150.000 euro a settimana., un milione di euro d’imposta annuale versate allo Stato e un approvvigionamento controllato dallo stesso gestore. “Tutto e’ trasparente”, assicura, “la polizia puo’ verificare quando vuole grazie alle sue telecamere”.
    Geert Leers, sindaco di Maastricht, vorrebbe seguire l'esempio nella sua citta’. L’idea: creare un “viale della droga”, spostando 7 dei 15 coffeee-shop di Maastricht verso la frontiera belga, dotandoli di parcheggi adeguati per meglio servire i clienti belgi, francesi, ma anche spagnoli e italiani. Solo che il Primo ministro belga, Guy Verhofstadt, ha ufficialmente protestato il 31 maggio presso il suo omologo olandese. Cosi’, il 27 giugno, Geert Leers ha dovuto rinunciare “temporaneamente” al suo progetto. Pero’ prosegue la sua battaglia contro il ministro olandese della Giustizia, che vuole combattere il turismo della droga. Il Governo punta all’introduzione di un sistema d’adesione obbligatoria per i coffee-shop, che potranno vendere la sostanza solo ai loro membri accreditati, residenti nei Paesi Bassi. Esclusivamente.


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