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  • 27/06/2006 Se 40 spinelli sono pochi. Scoppia la polemica sulla proposta di Livia Turco (Marco Fabi, http://www.korazym.org)

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    Cambiamenti in vista per la legge Fini sulla droga. Il ministro della Salute annuncia: i limiti per l'uso personale saranno aumentati. La perplessità del mondo delle comunità terapeutiche. Don Mazzi: una perdita di tempo.

    Una vera e propria bomba mediatica nella Giornata internazionale contro l'uso e il traffico illecito di droga, promossa dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite. In un messaggio inviato ad un convegno in corso a Roma, il ministro delle Salute Livia Turco ha annunciato l'intenzione di rivedere la legislazione in materia, introducendo già dei ritocchi di carattere amministrativo. Sul banco degli imputati le tabelle previste dalla legge Fini-Giovanardi che definiscono le quantità massime di sostanze stupefacenti che possono essere detenute, senza incorrere nell'accusa di spaccio. “È mia intenzione elevare il quantitativo massimo di cannabis”, ha detto il ministro, che farà ricorso ad un atto amministrativo che, come tale, non ha bisogno di un voto parlamentare. La legge attuale stabilisce per la cannabis il tetto di 500 milligrammi (pari a circa 20 spinelli), che ora potrebbe essere portato al doppio, stando alle dichiarazioni del ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero. Significa cioè che sarà possibile detenere legalmente fino a 40 spinelli per uso personale, senza correre alcun rischio penale.

    Come era prevedibile, l'annuncio del ministro Livia Turco ha scatenato numerose polemiche, specie nello schieramento del centrodestra che alla fine della scorsa legislatura aveva approvato la nuova legge. Al di là delle posizioni politiche, tuttavia, si è registrata una ferma opposizione da parte delle comunità terapeutiche e del mondo cattolico. Il commento più duro è arrivato da don Oreste Benzi della Comunità Giovanni XXIII, che si è detto “addolorato e costernato”. “In questo giorno, mentre si è impegnati a diminuire e ad eliminare l'uso delle droghe, - ha accusato il sacerdote - l'onorevole ministro si è impegnata ad aiutare lo spaccio sulle droghe. Ciò è orribile”. Don Benzi non ci sta e ribatte con una serie di domande: “Perché, onorevole ministro, prima di prendere inique decisioni sulla droga non chiama a confronto noi che da decine di anni siamo impegnati nella salvezza dei giovani liberandoli dalla droga? Perché non ascolta le madri disperate che hanno figli tossicodipendenti o i cui figli sono morti a causa della droga? Perché non ascolta coloro che scientificamente dimostrano che il tetraidrocannabinolo è micidiale? Perché non si confronta con chi le può dimostrare che con l'uso delle droghe si ferma lo sviluppo della persona degli adolescenti la cui personalita' muore prima ancora di nascere?''. ''Onorevole ministro - ha concluso don Benzi - le chiediamo a nome di chi è impegnato seriamente con i tossicodipendenti un incontro con lei, almeno per ascoltare il nostro parere. Ci salvi dalla devastazione dei nostri giovani, perché ciò che lei propone è devastante''.

    Forti perplessità sono state espresse anche da don Antonio Mazzi, fondatore della Comunità Exodus, che ha definito la proposta lanciata del ministro ''solo una perdita di tempo''. Il sacerdote, impegnato da anni nel recupero dei giovani tossicodipendenti, chiede piuttosto alcuni interventi concreti per evitare che ''un buco si trasformi in una voragine''. ''Non capisco la strana fretta che alcuni ministri di questo governo hanno nel complicarci la vita - spiega don Mazzi - Nessuno di noi vuole mandare in carcere i nostri figli ma senza tanti innalzamenti, basterebbe indicare alle Forze dell'Ordine una linea di condotta comune, in attesa di definizioni piu' precise. Queste dichiarazioni affrettate ci fanno capire che, dopo due mesi, il governo non ha ancora una linea politica condivisa''. La priorità è un'altra: ''rimettere sul tavolo della discussione l'intero capitolo legato alle dipendenze, con tutti i suoi annessi e connessi. Ed elaborare un piano triennale che consideri la questione in tutte le sue manifestazioni, dalla prevenzione al recupero, dalla comunicazione alla formazione a 360 gradi''. In caso contrario, avvisa don Mazzi, “continueremo a parlare delle quisquiglie alle quali sono tanto affezionati alcuni signori di questo governo''.

    Sulla stessa linea, Lucio Babolin, presidente del Cnca (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza). ''E' tempo di dare il via ad una nuova stagione di dialogo, aperta a tutti coloro che sono interessati al problema della droga, - ha detto - affinchè si incontrino in un percorso condiviso di elaborazione e riforma''. ''E una nuova Consulta per le tossicodipendenze - ha dichiarato Babolin - sarà la giusta sede istituzionale per avviare il confronto con il più ampio ed eterogeneo numero di soggetti impegnati nell'ambito delle droghe''. ''Chiediamo a tutti capacità di innovazione e vero interesse per i tossicodipendenti''.

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