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  • 02/02/2015 Allarme mercati: coefficiente Hurst annuncia tempesta perfetta (Stefano Masa, Rossana Prezioso, http://www.trend-online.com )

    Ricerca personalizzata



    Inutile negare che i motivi che mettono sotto pressione i mercati sono diversi, ma è altrettanto impossibile negare che da una parte si è creata quella che è possibile definire la classica tempesta perfetta. A confermarlo è il Coefficiente di Hurst che, come sottolinea Stefano Masa, responsabile del Centro Studi e Ricerche Varini Publishing, consiglia "estrema cautela".

    Partiamo subito con il chiarire un concetto base: cos'è il Coefficiente di Hurst

    Il coefficiente di Hurst o più comunemente denominato “esponente di Hurst” prende il nome dal suo inventore Harold Edwin Hurst. In base agli studi effettuati dallo stesso autore, questa “unità di misura” riuscirebbe ad individuare - e allo stesso tempo a distinguere - una serie storica del tutto casuale (ovvero una cosiddetta “random walk”) da viceversa una serie non casuale. Insieme ad Hurst lo stesso “esponente” è stato trattato e sviluppato anche da Ludwig Otto Hölder e dall’insieme dei loro cognomi è derivata l’abbreviazione (H) usata in ambito di calcolo statistico.

     

    Operativamente è molto interessante il suo comportamento grafico in quanto rappresenta, attraverso il suo andamento ciclico, una certa ricorrenza di eventi o come spesso si vuol ricordare, incorpora al proprio interno una vera e propria “memoria storica” degli eventi trascorsi.
    Dal punto di vista interpretativo il tutto si traduce attraverso valori compresi tra zero e uno, anche se – in ambito finanziario - è possibile rappresentare valori con segno negativo al fine di poter operare sul mercato con il “segno opposto”.

    Quali i suoi effetti e a quali indici potrebbero essere riferiti?

    Riadattando l’intero processo di calcolo dell’esponente di Hurst e configurando l’andamento del coefficiente stesso al pari di un tradizionale oscillatore attraverso una banda compresa tra -1 e +1, la sua applicazione all’indice azionario russo (RTS Index) appare evidente: l’indicatore può facilmente rappresentare l’approssimarsi dei corsi ad un cambio di tendenza (con valori prossimi all’unità sia positiva che negativa) o la continuazione del trend in atto (valori compresi tra -0,5 e +0,5).

    Vista la ciclicità e quindi la costanza del suo andamento sinusoidale, è indubbio che lo stesso coefficiente (riadattato nel metodo di calcolo) non può essere considerato al pari di un vero e proprio oscillatore che evidenzia situazioni di ipercomprato o ipervenduto.

    Sicuramente è molto utile al fine di poter individuare una cosiddetta “persistenza di momentum” ossia una continuazione del trend in essere o un prossimo cambio di tendenza.

    Attualmente l’analisi – con base dati weekly – ricondotta sull’indice RTS suggerirebbe estrema cautela: si può infatti facilmente osservare come negli anni trascorsi l’approssimarsi dell’esponente di Hurst alla soglia -1 (già raggiunta e superata) sia segnale anticipatorio della discesa del mercato (con una variazione negativa media pari al -25%).

    Quale, attualmente, l'impostazione grafica dell’indice RTS?

    La settimana appena trascorsa ha evidenziato la perdita di oltre dieci punti percentuali (-10,18%) dell’indice azionario russo. Una flessione che ha di fatto posto le basi per un possibile deterioramento dell’intero quadro grafico. Solo una chiusura sopra 767,521 (precedente supporto ed ora resistenza) potrebbe far rientrare l’allarme per ulteriori (pesanti) discese. Il target naturale al ribasso è rappresentato da quota 575,878 punti. Viceversa qualora il mercato trovasse nuovi spunti rialzisti (con quotazioni superiori a 767,521 favorite dall’incremento del prezzo del petrolio) i corsi potrebbero raggiungere livelli di prezzo di poco inferiori ai 900 a 888.441.

    Una visione confermata dall'allarme sui CDS a 5 anni

    La precedente ottava ha visto un nuovo incremento sul fronte dei CDS a 5 anni: 628,50 punti ovvero 628,5mila dollari per una “copertura assicurativa” a protezione di un mancato pagamento di 10 milioni di dollari in titoli di Stato russi: CDS a questi valori si sono registrati solo nel lontano 2008.

    Conclusioni e prospettive sui mercati?

    Ritengo che l’attuale vera minaccia sui mercati sia da ricondurre alla “variabile Russia”.
    La situazione che sta vivendo la Russia non è positiva: le nuove previsioni di crescita del Pil per il 2015 dalla precedente stima pari ad un +1,2% sono passate ad un più esiguo -0,8% decretando ufficialmente lo stato di recessione dell’economia russa. Non accadeva dal lontano 2009. La revisione è avvenuta sia a seguito della recente svalutazione del rublo (sui minimi storici nei confronti dell’euro e del dollaro) che del pesante calo dei prezzi del petrolio. Il dossier Russia-Ucraina rimane ancora aperto e può tradursi in potenziale fattore di instabilità per i mercati finanziari. A seguito di tale conflitto l’intero paese è stato sanzionato pesantemente anche attraverso il divieto di ricorrere a finanziamenti all’estero: tale impossibilità si è concretizzata in un vero e proprio isolamento economico.

    L’insieme di questi elementi – e non solo – hanno inciso fortemente sulla recente valutazione diffusa dall’agenzia di rating Fitch che ha ridotto il proprio giudizio a BBB- dal precedente BBB ovvero un gradino sopra al cosiddetto rischio speculativo. Nei prossimi mesi sarà la volta dell’agenzia di rating S&P: un pronunciamento negativo potrebbe innescare un ulteriore indebolimento generalizzato.



    http://www.trend-online.com

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