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  • 26/07/2006 Riviste Mediche sotto Osservazione (www.rsinews.it, www.disinformazione.it)

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    Nuovi casi di legami non dichiarati con le case farmaceutiche

    Tratto da RSI: Responsabilità Sociale delle Imprese - www.rsinews.it

    Pochi giorni dopo il caso dello studio favorevole all’uso degli antidepressivi in gravidanza, pubblicato dal Journal of the American Medical Association (JAMA), in cui la maggioranza degli autori non aveva dichiarato i propri legami economici con le case farmaceutiche, il fatto si è ripetuto.

    Questa volta riguarda uno studio riguardante le donne che soffrono di emicrania associata a disturbi visivi, la cosiddetta “emicrania con aura”, in cui si evidenzia che questi soggetti hanno un rischio doppio del normale d’incorrere in attacchi cardiaci.

    L’Associated Press ha scoperto che i sei autori dello studio pubblicato da JAMA non hanno dichiarato di essere consulenti o di ricevere fondi per le ricerche da case produttrici di farmaci contro l’emicrania o per la cura dei disturbi cardiaci.

    Il principale autore dello studio, Tobias Kurth, ha replicato di non aver dichiarato i legami finanziari con le compagnie farmaceutiche, perché li giudicava “irrilevanti”, dal momento che lo studio non promuoveva alcun trattamento.

    Un altro caso, rivelato dal Wall Street Journal e ripreso in un editoriale dal New York Times, riguarda uno studio, pubblicato on-line in aprile e sulla rivista in luglio da Neuropsychopharmacology, in cui si propone un nuovo trattamento, per i soggetti resistenti alle terapie convenzionali contro la depressione.

    Otto dei nove autori di questo studio sono consulenti della casa produttrice di questo tipo di trattamento ma non hanno dichiarato questi rapporti economici. Il nono autore, la cui posizione è l’unica dichiarata, lavora direttamente per questa compagnia. Non basta, il principale autore dello studio è anche direttore della rivista che lo ha pubblicato e già in passato è stato accusato di promuovere terapie in cui aveva interessi finanziari.

    In questo caso, il trattamento è quello offerto dalla compagnia statunitense Cyberonics, che produce un elettrostimolatore, da inserire sottopelle, che viene collegato al nervo vago. Cyberonics ha ordinato 10.000 copie dell’articolo pubblicato da Neuropsychopharmacology, di cui ha dato notizia anche con un comunicato stampa.

    Le riserve su questo strumento terapeutico sono numerose, come riportato lo scorso anno dalla rivista Newton. Nonostante ciò, la Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha approvato lo strumento il 15 luglio 2005.

    I dubbi su questo trattamento e sulle modalità della sue approvazione sono state rilanciate dal Washington Post lo scorso marzo. La decisione della FDA è stata oggetto anche di un rapporto critico della Commissione Finanze del Senato Usa, diffuso il 16 febbraio scorso.

    In maggio, l’organizzazione dei consumatori Public Citizen ha inviato una lettera alla FDA, chiedendo l’immediato ritiro della pubblicità di Cyberonics sul sito WebMD, che esagera i risultati degli studi clinici condotti sullo stimolatore del nervo vago, per un totale di almeno dieci violazioni delle regole di correttezza della pubblicità


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