Belli,
giovani e benestanti. Di scolarizzazione medio alta. Nel decòr di una delle più
preziose città d’arte d’Europa (cioè del mondo, visto che le città d’arte stanno
quasi tutte in Europa), Perugia. Benedetti da un vita allegra e gratificante:
musica, amici, libertà, studio, soldi, nessuna responsabilità, le famiglie
(lontane) che, senza pesare con la loro presenza, rendono possibile la bella
vita. Si può tirar tardi, si può fare sesso, si può tirare il sesso oltre i
limiti del, già probabilmente consumato fino alla noia, rapporto tra
«fidanzatini». Le orgette, gli scambi. Le ammucchiate. La studentessa della
porta accanto non ci sta?
Meglio, capace che è anche più divertente. La metti sotto, le fai il mazzo,
«niente sesso siamo inglesi» non era il titolo di una commedia? Un po’ di
violenza è un eccitante mai provato. Meglio se fa la riottosa, c’è più gusto.
Poi qualcosa va storto. E la studentessa della porta accanto muore.
Una specie di «caso Montesi» senza adulti di potere, orizzontale, fra
principianti? È uno scenario possibile, per la morte di Meredith. Come è
possibile anche l’altro, più classico, che piacerebbe ai leghisti: Patrik
Lumumba, di anni 37 secondo alcune fonti, secondo altri 47, congolese e
musicista, anche lui d’alto lignaggio (esistono, anche fra i neri), nonché
gerente di un locale alla moda: con la sua brutta faccia schiacciata (giudico
dalle fotografie) e i capelli annodati di ricci vuole fare sesso con la bella
ragazza inglese. Lei non vuole. Lui, in un impeto di rabbia al testosterone, la
prende a coltellate.
È una reazione, di questi tempi, sciagurata e conosciuta. Fidanzati che non
vogliono essere mollati, ex mariti, innamorati respinti, stupratori a vari
titolo convinti di essere ben accolti... non siamo ancora arrivati al getto di
acido solforico in faccia come in Pakistan, in Nepal o in Bangladesh, ma certo
l’epilogo di sangue è diventato sempre più frequente, anche nel nostro
civilizzato paese. Il terzo scenario, quello che vede presunto assassino
protagonista (pare che a colpire sia stata una mano maschile) un laureando in
ingegneria decisamente bello, decisamente ricco (basta guardarlo) e fidanzato
con una specie di Sharon Stone bambina, è una vera ghiottoneria mediatica, in
quanto, per i più, sorprendente.
Possibile
che, avendo tutto quel ben di Dio, si voglia altro? Possibile che si diventi
anche cattivi? A guardare la fotografia dei due fidanzati, Amanda Knox (un nome
da top model) e Raffaele Sollecito (un nome da romanzo sulla provincia
meridionale), lei di profilo, lui di tre quarti, mentre la macchina della
polizia li porta in Questura, quasi sprezzanti nel freddo sguardo assorto dei
quattro occhi azzurri, c’è di che interrogarsi sulle nostre adulte fantasie di
felicità, sulle nostre nostalgie.
Nessuna condizione, nessun privilegio ci mette al riparo dalla violenza, dalla
sopraffazione. Non c’è spiegazione sociologica che valga per tutti. Non ci sono
colpevoli collettivi, categorie di comodo che disinneschino la sensazione brutta
di un degradarsi progressivo delle relazioni fra donne e uomini, fra ragazze e
ragazzi. Non si può dire «i rumeni sono violenti» o «gli albanesi sono cattivi».
Non si può dire: «togliamoci dai piedi i Rom». Cioè, si può, ma è inutile. Non
ci libererà dal male.
Una seducente studentessa nata e cresciuta a Washington non è l’immagine che ci
viene in mente quando sentiamo la parola «extracomunitario», è una straniera di
qualità, di quelle coccolate dalla nostra esterofilia. Una turista dai paesi
ricchi. Una che ci onora con la sua augusta presenza. Che sia, come già Erika de
Nardo (la graziosa biondina sedicenne colpevole d’aver assassinato sua madre e
suo fratello nel 2001), una piccola amorale che mente come respira, non ridurrà
il suo appeal. Ha inanellato bugie per quattro giorni? Non importa, ci sarà
sempre un sito che raccoglie per lei lettere di innamorati: perché è bella,
perché è bionda, perché è giovane. Nella nostra società l’immagine è tutto. Ha
preso il posto del sacro, della fatica, del sacrificio, del talento, della
bontà. L’immagine, e il sangue. Quando i due ingredienti si mescolano
l’attenzione si fa spasmodica.
Corrono fiumi di parole, si ricostruisce, si analizza, si commenta, si chiosa.
Anche se c’è ben poco da dire. Nei primi sei mesi del 2007 le donne uccise in
Italia sono state 57. Quasi dieci al mese. Nei primi sei mesi del 2007, 141
donne sono state vittime di tentato omicidio, 10 383 di lesioni, 1805 di stupro
o abuso sessuale. Dovremmo parlare di questo, dovremmo cercare di capire quale
disordine profondo, quale terremoto inconscio, produce questo fall out di
dolore, questa aggressività fra consanguinei, fra amanti, fra coniugi, fra
compagni.
Dovremmo cercare di capire perché, a trent’anni dalle lotte femministe che ci
hanno conquistato il diritto di esistere emotivamente, di desiderare invece che
essere soltanto oggetto di desiderio, ancora oggi, una ragazza, come ai tempi di
Maria Goretti, successivamente ordinata santa, non può dire di no, non può
opporre un rifiuto a chi vuole servirsi del suo corpo.
Che cosa ci sta succedendo?
Lidia Ravera
da L'Unità
da L'Unità
http://www.canisciolti.info
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