10/07/2006 Enti Locali: basta tagliare le Spese? (Fabrizio Ghisellini, www.lavoce.info)

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  • Difficile stabilire se la situazione generale di finanza pubblica sia effettivamente paragonabile a quella del 1992, come ha affermato qualche settimana fa Tommaso Padoa-Schioppa. Certo è che i conti degli enti locali denotano una crescente insostenibilità. Secondo stime rese note da Dexia-Crediop, nel 2005 l’evoluzione negativa del saldo corrente ha costretto i comuni a tagliare di quasi il 10 per cento la spesa per investimenti, cresciuta di circa il 50 per cento nel quinquennio precedente. (1)

    Investimenti e bilanci comunali

    La notevole crescita dell’indebitamento registratasi negli anni scorsi (grafico 1) ha infatti spinto sì gli investimenti, ma ha finito per deteriorare notevolmente il saldo corrente dei comuni stessi. (2)
    Ma qual è il nesso fra stock del debito ed equilibrio corrente di bilancio?

    A differenza di quanto previsto per lo Stato, gli enti locali non possono per legge rifinanziare debito in scadenza con nuovo debito, e devono quindi rimborsare capitale ricorrendo alle entrate di parte corrente. Oltre che attraverso la spesa per interessi, l’impatto complessivo dell’indebitamento sul saldo corrente passa quindi attraverso una riduzione delle entrate correnti disponibili. Affinché tale impostazione sia sostenibile nel tempo, occorrerebbe che i bilanci dei comuni funzionassero in modo tale da garantire in ogni circostanza il servizio di un debito che non può che crescere, almeno in termini nominali: qualcuno deve pur costruire strade e scuole, a costi che evolvono in linea con l’inflazione.
    I bilanci locali sono caratterizzati da un significativo squilibrio strutturale: entrate pressoché statiche devono finanziare spese (beni e servizi, interessi) che sono invece altamente correlate all’inflazione.
    Dal lato delle entrate, negli ultimi anni il gettito della compartecipazione tributaria ha infatti esattamente compensato una simultanea riduzione dei trasferimenti, mentre le altre entrate correnti sono rimaste stabili. Per la maggior parte dei comuni voci come dividendi e utili sono di entità trascurabile.


    Il risultato è che negli ultimi anni le spese correnti dei comuni sono cresciute mediamente, come quelle Stato centrale, di un 2,5 per cento, in linea con l’inflazione. (3) Le entrate correnti crescono invece meno dello 0,5 per cento (quelle statali dell’1,25 per cento).

    Una nuova consapevolezza

    Il grafico 3 parte dal 2003 (in una situazione di equilibrio di bilancio) e visualizza un tracking abbastanza accurato delle preoccupanti tendenze in atto, ipotizzando una crescita netta del debito fisiologica (2 per cento annuo) in un contesto di tassi d’interesse crescenti. Nel grafico, le spese includono l’ammortamento del debito: è questo, insieme a entrate statiche, a generare evidente insostenibilità.


    In questo momento sono le amministrazioni locali a effettuare la maggior parte degli investimenti pubblici (l’80 per cento). Se non si interviene strutturalmente, il trend di crescente squilibrio fra entrate e spese richiederà quindi una ulteriore e crescente compressione degli investimenti, con drammatiche ricadute sociali ed economiche.
    Dopo il Dpef, Il Governo sta per mettere mano a una legge Finanziaria cruciale anche per gli enti locali. Nel passato il "dibattito" verteva unicamente su chi fosse più "spendaccione" fra centro e periferia. Sarebbe forse il caso, finalmente, di partire dalla condivisione di una consapevolezza: anche se gli amministratori locali fossero tutti eccezionalmente virtuosi, i bilanci dei comuni nella loro attuale configurazione non potrebbero comunque funzionare in un mondo con inflazione maggiore di zero e trasferimenti che vengono ridotti in misura analoga alla crescita del gettito da compartecipazione tributaria. Se la prossima Finanziaria si limitasse a tagliare le spese degli enti locali senza mettere mano alla struttura dei bilanci, vorrebbe dire che siamo ancora lontani dalla consapevolezza di questa semplice (e spiacevole) aritmetica.

    (1) Le stime riguardano i Comuni con più di 15mila abitanti (quasi il 60 per cento della popolazione).
    (2) Ricordiamo che le amministrazioni locali possono per legge indebitarsi solo per investire.
    (3) Fonte: Banca d’Italia


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