Forse non tutti sanno che le licenze per il servizio di taxi vengono
concesse a titolo gratuito, previo concorso pubblico, dai Comuni. Si è tuttavia
instaurato un sistema per cui i taxisti, quando lasciano l’attività lavorativa,
non restituiscono la licenza al Comune, ma la rivendono. Garantendosi con il
ricavato
un
reddito per gli anni a venire. Di conseguenza, il numero delle vetture
circolanti adibite al servizio è gravemente e colpevolmente insufficiente. Già
nel 2004 l’Agcm ha inviato al Parlamento una segnalazione che denunciava
lo stato di grave distorsione di questo mercato: alte tariffe, alti tempi di
attesa, e via dicendo. L’Autorità proponeva alcune soluzioni incentrate
sull’aumento delle licenze, indicando l’opportunità di politiche di
compensazione per i taxisti operanti.
Gli Stati Uniti sono molto lontani
Il decreto Bersani va in questa direzione, anzi fa di più. È
bene ricordare che una rendita attuale di 300mila euro corrisponde a una rendita
perpetua annua di 15mila euro (considerando il tasso intorno al 5 per cento come
per i T-
Bond Usa a 30 anni). Mensilmente, assunti dei costi di produzione del
servizio di 1.500-2.000 euro e una retribuzione media di circa 2.000 euro si
ottiene un ammontare di 5.250 euro, che ripartito su 26 giornate lavorative fa
circa 200 euro di incasso al giorno, ovvero circa 30 euro all’ora. Per
Roma e Milano si otterrebbero ricavi giornalieri ancora inferiori,
rispettivamente di circa 185 euro e 170 euro.
Chiunque usi frequentemente un taxi ha più di un dubbio su questa stima,
che appare approssimata per elevato difetto e induce a ritenere qualche voce
poco realistica. Se è il prezzo del servizio prodotto nel mercato con barriere
legali all’entrata che determina la rendita, è comunque la rendita che annulla i
profitti in quel mercato ed esprime la disponibilità a pagare per l’uso del
fattore scarso (licenza).
Il decreto Bersani prevede la possibilità che i Comuni possano aumentare il
numero delle licenze, ma stabilisce che una quota molto elevata di queste sia
riservata agli attuali titolari di licenza, che ne potranno così possedere due.
Il decreto stabilisce inoltre che coloro i quali non eserciteranno questa
opzione call, siano indennizzati con il riparto delle cifre incassate dalla
vendita delle nuove licenze. E prevede che i taxisti titolari di seconda licenza
debbano assumere lavoratori subordinati per l’esercizio dell’attività.
In un colpo solo, il ministro fornisce lo strumento per recidere il nodo
gordiano della concessione delle nuove licenze e supera i rischi, da molti
impropriamente e ad arte paventati, di fenomeni di tipo statunitense (selezione
avversa dei driver, condizioni di lavoro inaccettabili, eccetera). Il decreto
infatti introduce la figura del taxista imprenditore che assume un
conducente con regolare contratto di lavoro subordinato assumendosi così il
rischio d’impresa. Negli Usa, invece, i taxi sono posseduti da società e
affittati per ciascun turno ai conducenti previo il pagamento di un canone
fisso. Vi sembra la stessa cosa?
Infine, non dovrebbe essere difficile per la polizia municipale che ha elenchi
aggiornati dei possessori, accertare la data di titolarità della licenza, e
quindi stimare le eventuali perdite in conto capitale che ciascun taxista
potrebbe subire. Per quel che si vede, la maggior parte di loro fronteggerebbe
solo un minor capital-gain atteso. Se si considera che viene valutato su di una
concessione pubblica di esercizio, non mi sembra così iniquo e ingiusto
Indice Tutto sul Decreto Bersani e le Liberalizzazioni
Il governo approva la manovra: vendita dei farmaci nei supermercati e inasprimento fiscale per le rendite. Soddisfatti sindacati e consumatori
Liberalizzazione delle licenze dei taxi, vendita dei farmaci da banco nei supermercati, aumento delle imposte sugli affitti stagionali, dell’imposizione fiscale sulle stock option, i pacchetti azionari appannaggio dei manager aziendali, attualmente molto basse, e sulle rendite finanziarie. E poi ancora liberalizzazione delle tariffe dei professionisti e possibilità di effettuare il passaggio di proprietà dell’auto presso i comuni e non più presso i notai....
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