Nei giorni scorsi il Governo ha mandato un significativo segnale: intende
esercitare appieno la competenza esclusiva che la Costituzione riserva allo
Stato in materia di tutela e promozione della concorrenza. Ne sono significativi
esempi il cosiddetto "decreto Bersani" e il disegno di legge delega sui servizi
pubblici locali. Qui di seguito si concentrerà l’attenzione su un solo punto del
decreto, quello riguardante i taxi, lasciando a un successivo approfondimento la
complessa questione dei servizi pubblici locali.
Cosa dice il decreto
L’articolo 6 del decreto legge prevede una "deroga al divieto di cumulo di
licenze per il servizio di taxi". Divieto previsto dalla normativa nazionale in
vigore da quasi quindici anni e che ha contribuito a far sì che in quasi tutte
le città italiane trovare un taxi sia molto difficile (soprattutto nelle ore di
punta) e che, quando lo si trova si spenda mediamente più che in molte altre
città europee, a parità di percorrenze e di tempo.
Il decreto prevede che i comuni "possano" vendere delle licenze aggiuntive a
chi già ne possiede una e che i proventi derivanti da tali vendite siano
ripartiti, in misura non inferiore al 60 per cento e non superiore all’80 per
cento, tra i titolari di licenze taxi che mantengono una sola licenza. E ciò al
fine di compensare questi ultimi per la perdita in conto capitale derivante
dall’aumento complessivo del numero delle licenze. I comuni, inoltre, possono
rilasciare autorizzazioni temporanee a svolgere servizio taxi, al fine di
fronteggiare picchi di domanda o "eventi straordinari".
Il dispositivo del decreto va nella direzione più volte indicata su
lavoce.info e, perciò, non possiamo che accoglierlo favorevolmente. Aumentare
l’offerta di servizio taxi, consentendo anche la crescita imprenditoriale del
settore attraverso la gestione di un certo numero di licenze, è il primo passo
per eliminare una significativa anomalia italiana. Ma è solo il primo passo.
Infatti, il decreto va convertito in legge e, anche qualora venisse convertito
nella sua forma attuale, nulla garantisce che i comuni si avvalgano
effettivamente delle possibilità loro concesse dal decreto.
Cosa faranno i comuni?
Dipenderà dalla capacità di pressione della agguerrita lobby dei taxisti
(prima e dopo la conversione in legge) e dalla forza che i comuni sapranno o
vorranno esercitare a favore dei propri cittadini. Si tratta di un problema
generale, che riguarda tutte le riforme volte a promuovere la concorrenza nei
servizi locali, da quelli commerciali (si ricordi la riforma Bersani del
commercio del 1998, inapplicata o stravolta da Regioni e comuni) a quelli
collettivi (si pensi alla riforma dei trasporti pubblici locali del 1997-99,
anch’essa in gran parte inapplicata). Le norme sembrano risultare assai poco
cogenti anche quando fissano obblighi, figurarsi quando offrono "possibilità". È
dubbio che il margine di guadagno per le casse comunali (fino a un massimo del
40 per cento dei ricavi derivanti dalla vendita delle nuove licenze) costituisca
un incentivo sufficiente.
Inoltre, il decreto nulla dice sulle tariffe. Né poteva dire nulla,
trattandosi di materia di competenza comunale. Ma affinché l’aumento
dell’offerta si traduca in tariffe più basse è necessario che i comuni
consentano sconti, opportunamente pubblicizzati sulle auto, rispetto al
tassametro, che dovrebbe rappresentare soltanto il "prezzo massimo" e non più il
"prezzo fisso". Né il decreto poteva intervenire su ciò che determina la domanda
di servizio taxi e sulle condizioni di operatività e quindi di efficienza del
servizio stesso (dai turni alle corsie preferenziali). Solo i comuni possono
intervenire, con politiche del traffico adeguate e modificando i regolamenti
riguardanti i turni.
I taxisti hanno già manifestato la loro dura opposizione al decreto,
nonostante la compensazione a loro favore che dovrebbe limitare molto, se non
annullare, la perdita in conto capitale. La ragione è semplice: si oppongono a
"qualsiasi" riforma che possa anche solo incrinare il loro potere di mercato,
ritenendo (non a torto, dal loro punto di vista) che, se passa questa riforma, i
comuni potrebbero addirittura avvalersene.
Le associazioni dei consumatori sembrano aver capito il valore, anche solo
simbolico, del decreto. È auspicabile che facciano sentire la propria voce in
modo forte e chiaro, per controbilanciare quella dei taxisti in una battaglia
che sarà dura e non breve. E per allenarsi ad altre battaglie sui servizi
pubblici locali.
Indice Tutto sul Decreto Bersani e le Liberalizzazioni
Il governo approva la manovra: vendita dei farmaci nei supermercati e inasprimento fiscale per le rendite. Soddisfatti sindacati e consumatori
Liberalizzazione delle licenze dei taxi, vendita dei farmaci da banco nei supermercati, aumento delle imposte sugli affitti stagionali, dell’imposizione fiscale sulle stock option, i pacchetti azionari appannaggio dei manager aziendali, attualmente molto basse, e sulle rendite finanziarie. E poi ancora liberalizzazione delle tariffe dei professionisti e possibilità di effettuare il passaggio di proprietà dell’auto presso i comuni e non più presso i notai....
|