Non siamo stati consultati":
è il lamento quasi unanime dei dirigenti delle categorie (farmacisti,
assicuratori, avvocati, tassisti…) toccate dal decreto Bersani. Al di
là dei contenuti, è il metodo che rappresenta la vera, piacevole sorpresa
del provvedimento: il governo che era nato sbandierando il ritorno della
concertazione ha esordito con il suo opposto. I tavoli di quindici metri
per lato con decine di ministri, sindacalisti, imprenditori, e
rappresentanti delle professioni, più altre decine di assistenti assiepati
lungo i muri, sono un’indicazione certa che nessun provvedimento incisivo
uscirà da quel confronto. Per questo provvedimento il governo sembra aver
scelto una strada diversa, e i risultati si vedono.
Vendere i farmaci da banco nei supermercati o abolire il divieto di
pubblicità per gli studi legali non aumenterà istantaneamente il tasso di
crescita del
PIL italiano. Ma da qualche parte si deve iniziare, ed è giusto
riconoscere che questo provvedimento va al di là di ogni aspettativa;
soprattutto, è difficile sottovalutare il suo enorme valore simbolico.
Le riforme e il consenso
Le riforme incisive possono essere fatte ricercando il consenso e
l’unanimità a tutti i costi, oppure tagliando il nodo gordiano degli
interessi corporativi. I governi deboli o incompetenti privilegiano
il primo metodo, quasi sempre invocando l’argomento della "sensibilità
sociale", che in realtà maschera semplicemente la propria incapacità di
agire. Ma quando si ha a che fare con incrostazioni corporative medievali
quali l’ereditarietà delle farmacie o i balzelli dei notai su innocue
transazioni private, la concertazione non porta da nessuna parte: farmacisti
e notai non hanno nulla da offrire in cambio della difesa dei propri
privilegi.
In questa occasione, il ministro Bersani sembra averlo capito, al contrario
del governo Berlusconi che in questo campo ha pochi risultati da esibire,
perché non ha saputo né voluto liberarsi dai veti incrociati delle lobby
professionistiche. Il miglior tributo al pacchetto Bersani è l’amaro
commento dell’ex sottosegretario al Tesoro Giuseppe Vegas: "Un governo
liberale come il nostro doveva incidere molto di più in materia".
Dove ha fallito Berlusconi
Ovviamente le riforme, se efficaci, hanno un costo politico: l’ostracismo
delle categorie riformate. Ma ci si dimentica troppo spesso che hanno anche
un beneficio: l’apprezzamento dei cittadini in quanto consumatori.
Poche migliaia di voti di farmacisti e tassisti contro centinaia di migliaia
di voti di consumatori.
Ma per essere presi sul serio e guadagnarsi il rispetto (e i voti)
dell’elettorato, è fondamentale dimostrare di non avere alcun timore
reverenziale per certe categorie. È qui che ha fallito clamorosamente il
governo Berlusconi. Esso esordì, e giustamente, cercando di intaccare i
privilegi e le incrostazioni del mercato del lavoro; ma si fermò lì,
e sindacati e opposizione ebbero buon gioco nell’accusare il governo di
attuare riforme a senso unico.
Ora i sindacati, e tutti gli altri
Ovviamente, da questo punto di vista il pacchetto Bersani è solo un primo
passo. Il nuovo governo ha dimostrato di sapere intaccare gli interessi di
certe lobby professionali. Ora deve dimostrare di sapersi smarcare dalla
propria lobby interna, i sindacati, che finora hanno di fatto
impedito una qualsiasi discussione seria su politica fiscale, pensioni,
mercato del lavoro e politiche del Mezzogiorno. Da Confindustria, per
esempio affrontando l’ argomento dei tantissimi sussidi alle imprese, quasi
tutti inutili o dannosi, che si sono accumulati nel corso degli anni senza
alcuna ratio apparente. Infine, da altre categorie professionali,
quali giornalisti, professori universitari e piloti dell’Alitalia,
finora risparmiate da tutti i governi.
Ovviamente, questa parte dell’azione governativa sarà molto più difficile:
gli imprenditori sono potenti; i giornalisti scrivono sui quotidiani e
invitano i politici in TV; i professori universitari influenzano milioni di
giovani; i sindacati rappresentano molti più voti che farmacisti e società
di assicurazione, e hanno già occupato molti posti di potere. Ma solo
affrontandoli tutti insieme si può sperare di mostrare agli elettori che
l’intento non è punire certe categorie, ma favorire tutti i cittadini in
quanto consumatori.
Ed è una leggenda che affrontare i sindacati sia sempre e comunque un
suicidio politico. La reazione sindacale fece cadere il governo Juppé, ma il
governo Thatcher sopravvisse e anzi, nel lungo periodo, guadagnò popolarità;
e in California il governatore Schwarzenegger ha buone probabilità di essere
rieletto dopo aver affrontato i potentissimi sindacati pubblici.
In ogni caso, senza un’ulteriore azione a tutto campo un’iniziativa pur
grandemente meritoria come il pacchetto Bersani rimarrà troppo isolata per
incidere effettivamente. Ed esattamente come già successe al governo
precedente, essa rischia di trasformarsi in un boomerang politico,
fornendo argomenti a chi ora accusa questo governo di essersi mosso solo con
intenti punitivi verso certe categorie
Indice Tutto sul Decreto Bersani e le Liberalizzazioni
Il governo approva la manovra: vendita dei farmaci nei supermercati e inasprimento fiscale per le rendite. Soddisfatti sindacati e consumatori
Liberalizzazione delle licenze dei taxi, vendita dei farmaci da banco nei supermercati, aumento delle imposte sugli affitti stagionali, dell’imposizione fiscale sulle stock option, i pacchetti azionari appannaggio dei manager aziendali, attualmente molto basse, e sulle rendite finanziarie. E poi ancora liberalizzazione delle tariffe dei professionisti e possibilità di effettuare il passaggio di proprietà dell’auto presso i comuni e non più presso i notai....
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