Gli strumenti
scelti dal decreto Bersani per incrementare la concorrenza nei
settori che interessano gli ordini professionali direttamente (ad esempio,
architetti, ingegneri, avvocati), o indirettamente (come nel caso dei
farmacisti) si articolano essenzialmente su tre leve: fornire i presupposti
per un ribasso dei prezzi, rendere le offerte di maggiore economicità il più
possibile pubbliche e, al contempo, introdurre incentivi di comportamento, o
forme di controllo, che evitino che la concorrenza sui prezzi si traduca,
nei fatti, in un peggioramento del servizio offerto al consumatore.
La scelta degli strumenti e dei pesi e contrappesi è eccellente, però la sua
applicazione nel dettato normativo in molti casi non è ben mirata e per
risultare davvero efficace necessiterebbe di alcune integrazioni.
Ribasso dei prezzi
Nel caso delle libere professioni il ribasso dei prezzi
viene perseguito attraverso l’eliminazione delle tariffe obbligatorie
minime o fisse.
Per i farmaci lo strumento scelto è quello di ampliare il numero dei
soggetti che possono vendere i medicinali che non richiedono la prescrizione
medica: da oggi anche i supermercati potranno offrirli.
Venir meno delle tariffe minime da un lato, apertura a grandi e numerosi
esercenti dall’altro, dovrebbero inserire maggiore concorrenza in questi
settori, i nuovi entranti avrebbero la possibilità di proporsi offrendo
sconti e il risultato sarebbe quello di un generale ribasso dei prezzi.
Politica della diffusione dell’informazione riguardo
sconti e prezzi più convenienti
Sia per i servizi offerti dai liberi professionisti, che
per i farmaci la via seguita è quella della pubblicità: ai
professionisti viene consentito di pubblicizzare qualità e prezzi dei
servizi che offrono, a supermercati e farmacie viene espressamente richiesto
di rendere chiare ed evidenti al pubblico le offerte di sconto.
Strumenti di salvaguardia della qualità del servizio
offerto
Il problema fondamentale che si pone nell’incentivare una
politica di ribasso dei prezzi in questi settori è quello di scongiurare che
la concorrenza porti a prezzi più bassi a detrimento della qualità del
servizio. Infatti, tutti questi servizi sono caratterizzati dalla presenza
di una consistente asimmetria informativa tra chi li offre e chi li
compra. Chi si fa costruire un’abitazione raramente è in grado di capire se
la tal perizia sul terreno è davvero utile, quanto tempo richieda
effettivamente un collaudo e come vada fatto e così via. Analogamente chi si
fa difendere in un processo non sa se scambiare un cospicuo numero di
memorie con la controparte è importante o meno per il risultato che desidera
ottenere. Anche chi deve acquistare un medicinale da banco non sempre sa
valutare solo sulla base del foglietto illustrativo se due medicinali sono
assolutamente analoghi per risolvere i suo problema.
La conseguenza è che non si riesce facilmente a capire se lo sconto è reale,
oppure no, perché poco si comprende di ciò che si sta acquistando.
Per evitare il più possibile che il professionista offra contro lo sconto un
servizio scadente, nel decreto Bersani si offre la possibilità di introdurre
per i servizi offerti da ogni categoria professionale regole che consentano
di vincolare il pagamento (e la sua entità) al risultato. Nel caso degli
avvocati si apre la possibilità di inserire le contingency fee:
clausole, ampiamente diffuse negli Stati Uniti, che subordinano il pagamento
della parcella dell’avvocato all’evenienza che si vinca la causa e che ne
legano l’importo a quanto il cliente ottiene dalla controparte a seguito
della sentenza, ad esempio in risarcimento.
Tali accordi sarebbero degli utili correttivi perché agganciano l’onorario
al buon esito della prestazione e dunque disincentivano il professionista
dall’offrire servizi modesti per abbagliare il cliente con prezzi
particolarmente bassi. In altri termini consentono di aggirare il problema
dell’asimmetria informativa tra cliente e offerente.
Per evitare che il consumatore sia disorientato nell’acquisto di
medicinali il decreto impone che a venderli, anche nei supermercati, sia
sempre e comunque un farmacista, il cui ruolo è quello di spiegare funzioni
ed effetti dei diversi farmaci e perciò di orientare il consumatore
nell’acquisto.
I limiti di questo sistema di pesi e contrappesi
Perché tutto questo sistema produca i suoi risultati è
necessario che la formula di determinazione dell’onorario del professionista
sia a forfait. Se invece è a tempo, o a prestazione, il sistema non
produce gli effetti virtuosi desiderati. Infatti se, come accade ad esempio
nel caso degli avvocati, la parcella è il risultato della somma di
moltissime singole tariffe applicate per altrettante singole prestazioni
offerte al cliente, che fanno tutte parte dello svolgimento di una stessa
causa (memorie, studio della causa, conclusioni eccetera), eliminare i
minimi non equivale a produrre parcelle più basse, né consentire la
pubblicità aiuta il cliente a essere meglio informato: paradossalmente un
avvocato che fa sconti può finire per chiedere un onorario più alto di uno
che non ne fa, dipende da quanto complica la causa (e perciò da quanto
moltiplica il numero delle prestazioni necessarie). Con questa tipologia
anche il correttivo del pagamento legato al risultato può funzionare poco,
perché serve a evitare un uso troppo ridotto degli strumenti necessari al
raggiungimento del risultato, mentre in questo caso il problema è
diametralmente opposto: l’eventuale, e inutile, sovraccarico di strumenti
impiegati, volto ad alzare il può possibile la parcella a dispetto di un
dichiarato sconto sulle singole tariffe.
Attualmente, le formule di determinazione dell’onorario per le diverse
tipologie di professionisti sono le più varie, addirittura nell’ambito di
una stessa professione ve ne possono essere diverse a seconda del tipo di
attività, e le tariffe a orario e a prestazione, cioè quelle per le quali il
decreto è inefficace, sono largamente impiegate.
Sarebbe pertanto di fondamentale importanza che in sede di conversione
del decreto si imponesse che tutte le tariffe siano a forfait.
Nel caso della vendita dei farmaci, il punto debole è nel continuare
ad agganciare la distribuzione a luoghi fisici, invece che alla
professionalità del soggetto che deve servire l’utente. Si sono aggiunti i
supermercati alle farmacie, ma l’efficienza imporrebbe che se il farmacista
è l’elemento fondamentale per assicurare l’informazione e la razionalità
dell’acquisto, sia a lui consentito di aprire un punto vendita dove vuole, e
non l’inverso, come ora viene stabilito. I costi imposti al supermercato per
poter offrire farmaci dotandosi di un farmacista e predisponendo, come
richiesto, una sezione del negozio separata e appositamente dedicata a
questi prodotti, sono tali che solo agli esercizi di grandi dimensioni
sarà possibile sfruttare questa opportunità. Cioè a quelli che di norma si
trovano fuori dai centri cittadini, e dunque non sono facilmente
raggiungibili al bisogno. E i medicinali da banco in genere non si comprano
in anticipo, per farne scorta.
Il costo politico sarebbe alto, ma se si vogliono preservare tutti e tre gli
obiettivi indicati, la soluzione è liberalizzare le licenze e dare la
possibilità a ogni farmacista di aprire dove crede un punto vendita.
Diversamente, si deve sacrificare uno dei tre obiettivi: o il ribasso dei
prezzi, conservando l’esclusiva alle farmacie. O il contenimento delle
asimmetrie informative, consentendo la vendita ai supermercati, ma senza
imporre la presenza del farmacista. O l’effettività del servizio, scegliendo
la soluzione, adottata dal decreto, di consentire di fatto solo ai grandi
supermercati di vendere, ma assumendo un farmacista.
Allegati
Nuove norme sulla concorrenza e i diritti dei consumatori
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DECRETO-LEGGE 4 luglio 2006, n.223 (GU n. 153 del 4-7-2006)
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Indice Tutto sul Decreto Bersani e le Liberalizzazioni
Il governo approva la manovra: vendita dei farmaci nei supermercati e inasprimento fiscale per le rendite. Soddisfatti sindacati e consumatori
Liberalizzazione delle licenze dei taxi, vendita dei farmaci da banco nei supermercati, aumento delle imposte sugli affitti stagionali, dell’imposizione fiscale sulle stock option, i pacchetti azionari appannaggio dei manager aziendali, attualmente molto basse, e sulle rendite finanziarie. E poi ancora liberalizzazione delle tariffe dei professionisti e possibilità di effettuare il passaggio di proprietà dell’auto presso i comuni e non più presso i notai....
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