Il "decreto
Bersani" contiene una norma volta ad aumentare la trasparenza nei
rapporti tra banche e clienti e a favorire la concorrenza.
Prevede che qualunque modifica delle condizioni contrattuali sui
conti correnti, compresi i tassi d’interesse, sia comunicata al
cliente con un preavviso minimo di trenta giorni. Il
correntista ha diritto di recedere, entro sessanta giorni dal
ricevimento della comunicazione scritta, senza sopportare penalità e
senza spese di chiusura. Finora, le variazioni delle condizioni
contrattuali entravano in vigore quindici giorni dopo la
pubblicazione in Gazzetta ufficiale.
Pregi e difetti
La norma è da vedere con favore per la
trasparenza che introduce nei rapporti banca-cliente e per il
positivo impatto sulla concorrenza.
Finora, il correntista veniva informato dalla banca "a cose fatte",
quando le nuove condizioni erano già applicate. D’ora in poi, il
cliente potrà conoscere in anticipo eventuali variazioni e,
soprattutto, potrà reagire cambiando banca: l’aspetto più
interessante è che questa scelta avverrà senza costi per il cliente.
I costi che tradizionalmente gravano sulla chiusura del
rapporto sono uno dei principali fattori che limitano la concorrenza
in questo settore: la presenza di "switching costs" scoraggia il
cliente dall’abbandonare la "sua" banca, anche se ve ne sono altre
che offrono condizioni più favorevoli.
Qualche dubbio sorge sulla effettiva rilevanza del
provvedimento. Se, come sembra, riguarda solo le condizioni
strettamente relative al conto corrente, la sua portata pratica sarà
piuttosto limitata. Gran parte dei costi di "switching", che gravano
sulla clientela, sono connessi ai servizi abbinati al conto
corrente, quali: risparmio gestito, carte di credito, domiciliazione
bollette, accredito stipendio, mutuo. Facciamo solo due esempi: le
commissioni di entrata nei fondi comuni, che sono un costo non
recuperabile nel caso di passaggio a un'altra banca e di conseguenza
a un'altra società di gestione del risparmio (Sgr); il costo di
sostituzione della carta di credito con una nuova.
Occorre ridurre questi oneri per affrontare veramente il problema
degli "switching costs". Le soluzioni tecniche non mancano.
Basterebbe abolire le commissioni di entrata nei fondi comuni;
oppure indurre le banche a distribuire fondi offerti da una
pluralità di società di gestione del risparmio r, così che un
cliente possa cambiare banca senza essere costretto a cambiare Sgr
(a questo fine andrebbe spezzata l’integrazione verticale tra banche
e Sgr). Ancora: perché non prevedere la "portability" della carta di
credito da una banca all’altra, visto che moltissime banche
aderiscono allo stesso circuito (ad esempio: Visa o Mastercard)?
Un secondo rilievo deriva da una possibile rigidità che il
decreto potrebbe produrre. Il mese di preavviso richiesto impedisce
alle banche di variare rapidamente i tassi d’interesse applicati,
limitando la reattività dei tassi bancari alle condizioni del
mercato e agli impulsi di politica monetaria.
In conclusione, mentre da un lato è apprezzabile lo sforzo volto a
ridurre i costi di "switching", che andrebbe esteso ben al di là del
conto corrente, dall’altro non sembra opportuno irrigidire la
gestione dei tassi d’interesse banca
Indice Tutto sul Decreto Bersani e le Liberalizzazioni
Il governo approva la manovra: vendita dei farmaci nei supermercati e inasprimento fiscale per le rendite. Soddisfatti sindacati e consumatori
Liberalizzazione delle licenze dei taxi, vendita dei farmaci da banco nei supermercati, aumento delle imposte sugli affitti stagionali, dell’imposizione fiscale sulle stock option, i pacchetti azionari appannaggio dei manager aziendali, attualmente molto basse, e sulle rendite finanziarie. E poi ancora liberalizzazione delle tariffe dei professionisti e possibilità di effettuare il passaggio di proprietà dell’auto presso i comuni e non più presso i notai....
|