Il Worl Economic Outlook del Fondo monetario internazionale di aprile 2006
(Capitolo 2) conclude che gli effetti dei più alti prezzi del petrolio
sugli attuali disavanzi nelle bilance commerciali dureranno a lungo, ampliando i
rischi connessi con i disavanzi stessi.
I paesi produttori di petrolio sono più attenti alla spesa, memori degli
sprechi del passato, e occorrerà del tempo perché i loro surplus attuali, che
spesso superano il 15 per cento del Pil, tornino a livelli più bassi. D’altra
parte, poiché gli effetti dei prezzi del petrolio sull’inflazione sono
stati limitati e le condizioni finanziarie esterne favorevoli, in parte un
risultato della globalizzazione, gli aggiustamenti che i paesi consumatori di
petrolio hanno dovuto fare sono stati minori rispetto al passato.
Effetti sulle bilance commerciali
Prezzi del petrolio alti allargano i già ampi squilibri delle bilance dei
pagamenti. I più alti prezzi del petrolio spiegano da soli metà (o circa 1 punto
percentuale di Pil) del peggioramento della bilancia commerciale degli Stati
Uniti negli ultimi due anni.
In precedenza, la bilancia
commerciale dei paesi importatori di petrolio tendeva ad aggiustarsi rapidamente
agli aumenti di prezzo del greggio. Prezzi più alti dell’energia portavano a
rialzi dei tassi di interesse, rallentamenti della crescita e della
domanda interna, mutamenti dei tassi di cambio e dei prezzi.
Per esempio, in passato, con un
rialzo dei prezzi del petrolio, la crescita del Pil reale negli Stati Uniti ha
subito in media una caduta fino a mezzo punto percentuale, mentre l’inflazione
cresceva di tre quarti di punto l’anno. Gli effetti in altri paesi erano
inferiori. Questa volta, in parte per una migliorata struttura e credibilità
delle autorità monetarie, i tassi di interesse non sono saliti di conseguenza, e
l’impatto dei più alti prezzi del petrolio sull’economia mondiale sono stati
minori. Per l’effetto congiunto della maggiore integrazione finanziaria globale
e della spesa nei paesi produttori di petrolio rimasta relativamente bassa, le
bilance commerciali si stanno aggiustando più lentamente.
L’analisi mostra inoltre il
riciclaggio di petrodollari attraverso i mercati internazionali dei
capitali aiuta a mantenere bassi i tassi di interesse negli Stati Uniti,
alimentando così ulteriormente il deficit della bilancia commerciale attraverso
il sostegno ai consumi.
Un forte flusso di capitali
internazionali ha abbassato di circa tre quarti di punto il rendimento dei bond
americani. Sebbene l’esatto impatto dei petrodollari sugli andamenti finanziari
sia difficile da isolare, l’evidenza suggerisce che alcuni di questi flussi di
capitale sono legati al petrolio.
Un problema da non
sottovalutare
Il mancato aggiustamento agli
squilibri delle bilance commerciali in tutto il mondo è un problema. Come è
stato discusso ampiamente nei recenti numeri del World Economic Outlook, l’ampio
deficit della bilancia commerciale statunitense aumenta i rischi di un
aggiustamento al ribasso del dollaro, che porterebbe a un brusco rialzo
dei tassi di interesse Usa e a una possibile recessione. Riteniamo che i
rischi sarebbero maggiori per l’area euro, che sta uscendo da una situazione di
domanda relativamente debole, e che risentirebbe di un brusco deprezzamento del
dollaro, sia in termini di caduta delle esportazioni, sia in termini di
svalutazione delle attività denominate in dollari. Inoltre, la mancanza di
credibili fonti energetiche alternative e l’ampia quota di esportazioni italiane
veduto negli Stati Uniti, rendono l’Italia particolarmente vulnerabile a un
eventuale aumento del prezzo del petrolio o a una crisi del dollaro
L’analisi suggerisce che azioni
di politica economica sia nei paesi consumatori sia nei paesi esportatori
di petrolio potrebbero facilitare questo aggiustamento.
Nei paesi esportatori,
molti dei quali sono in via di sviluppo, si dovrebbero adottare misure che
aumentino la spesa nelle aree che possono avere un effetto positivo permanente
sulla crescita e sugli standard di vita (educazione e infrastrutture, per
esempio), auspicabili sia in una prospettiva interna, sia nel tentativo di
ridurre gli squilibri globali. La spesa dovrebbe necessariamente essere
affiancata da riforme strutturali per accrescere offerta domestica dei beni e
servizi non commerciabili in particolare.
Per i paesi consumatori di
petrolio, è necessario che un trasferimento integrale prezzo del petrolio a
livello mondiale nei prezzi interni dell’energia, per ridurre il consumo di
petrolio.
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