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Partono a Hong Kong
i negoziati della Wto. Ong: "Al centro i diritti non l'economia". Verdi:
"In agricoltura servono regole comuni a tutela della sicurezza e delle
biodiversità"
Il
round del Wto che si apre a Hong Kong sarà "un vero e proprio
spartiacque, tra un modello di globalizzazione che sancisce il definitivo
predominio delle questioni economiche e commerciali sui diritti dei popoli
e sull'ambiente e un'inversione di rotta per riportare i diritti umani,
sociali, dei lavoratori e l'ambiente al centro delle priorità dell'agenda
italiana, europea ed internazionale".
Lo
sostengono sindacati e Ong nel Manifesto per un commercio più
equo, giusto e sostenibile, in occasione dell’avvio della riunione
dell’organizzazione mondiale del commercio che proseguirà fino al
18 dicembre. Sul sito di
tradewatch,
ong che promuove il commercio equo, è possibile seguire in diretta
le principali iniziative organizzate in occasione della riunione del Wto, le
proposte delle organizzazioni non governative per rendere più equo e
sostenibile il commercio internazionale e i punti caldi in agenda nel
round di Hong Kong.
Nella metropoli asiatica proseguirà il negoziato sullo sviluppo
stabilito dall'agenda di Doha, che dovrebbe chiudersi entro il 2006 ma
che, dal 2001, quando fu lanciato nella capitale del Qatar, non ha fatto
sostanziali passi avanti. ''Tutto lascia
pensare che non sarà una riunione conclusiva'', ha detto il
sottosegretario all’Agricoltura Paolo Scarpa, ''ma soltanto una
tappa intermedia verso la conclusione del Doha Round nel prossimo anno, a
vantaggio prima di tutto dei Paesi in via di sviluppo''.
L’Italia, sostiene
Scarpa, ''dovrà verificare con grande attenzione che l'avanzamento del
negoziato non vada contro la riforma della Pac (Politica
agricola comunitaria) e che vengano fatti sostanziali passi in avanti in
materia di riconoscimento e tutela delle protezioni geografiche''.
Uno dei temi di questo
round, tra gli altri, è la progressiva riduzione da parte dei paesi
ricchi dei sussidi all'agricoltura che frenano lo sviluppo delle
economie rurali dei paesi poveri, e un accordo che consente, in deroga al
regime dei brevetti, l'importazione da parte dei Paesi poveri dei farmaci
salvavita a basso costo.
''Siamo contrari ad
accordi sull'agricoltura e l'alimentazione che non contemplino un
quadro comune di regole in materia di sovranità e sicurezza
alimentare, diritti del lavoro, tutela della biodiversità delle specie
agricole, benessere animale, salvaguardia delle denominazioni d'origine ed
etichettatura''. Questa la posizione dei Verdi espressa dalla
senatrice Loredana De Petris.
''E' giusto
eliminare - prosegue la senatrice - quelle sovvenzioni alle
esportazioni agricole che danneggiano direttamente i Paesi in via di
sviluppo. Ma questi stessi Paesi sarebbero i primi a subire le
conseguenze negative di un modello di commercio che esclude a priori
qualsiasi forma di protezione delle risorse alimentari nazionali e le
sottomette al ricatto della brevettazione del menoma”.
Anche Greenpeace è
intervenuta
in occasione dell’avvio dei negoziati chiedendo uno stop alle
liberalizzazioni del commercio dei prodotti forestali nell'ambito di uno
dei negoziati che saranno sul tavolo della Wto, e cioè il Nama sui
prodotti industriali (No-Agricoltural Market Acces).
Un recente studio
commissionato dall'Unione Europea, ricorda Greenpeace, dimostra come
una ulteriore liberalizzazione dei prodotti del settore forestale
comporterà un aumento della distruzione di foreste primarie, incrementerà
il traffico di legno illegale, causerà un irreversibile danno ecologico,
alimentando il conflitto sociale.
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