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17/10/2009 Class Action. Partono i siluri delle corporazioni. La Confindustria (Vincenzo Donvito, http://www.aduc.it)

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Dopo la finta class action sulla Pubblica Amministrazione di cui -per fortuna- il ministro Renato Brunetta ha corretto un po' il tiro specificando che non si tratta di class action, sul fronte di quella che presumibilmente sara' la vera azione collettiva che dovrebbe entrare in vigore il prossimo gennaio, cominciano a partire i siluri delle corporazioni.

Oggi e' il caso della Confindustria che, con una circolare dell'Area Affari legislativi (19244 del 16 ottobre) fa sapere che sarebbe meglio non consentire questo tipo di azione giudiziaria contro le societa' che hanno emesso titoli: i risparmiatori con questi acquisti poi andati male, sono parte delle societa' stesse e sarebbe assurdo che facessero causa a se stessi. Ovviamente -dice Confindustria- questi risparmiatori si possono tutelare coi canali tradizionali (non class action) della giustizia. Una logica che, per esempio, non avrebbe consentito di fare le class action contro Cirio e Parmalat: chi, se non i risparmiatori che hanno acquistato bond e azioni, sarebbero stati altrimenti i danneggiati?
Comunque, ognuno fa la sua parte e porta la Giustizia verso questa propria parte. Non e' un metodo nuovo ma e' il metodo "principe" diffuso nel nostro Paese: si fanno le norme, si affermano i principi ma nell'esecutivita' degli stessi -sempre e comunque in virtu' di altri "nobili" principi di parte- le norme diventano inapplicabili perche' si e' dato ascolto e credito agli interessi di specifici settori. E' il potere delle corporazioni che prevale sempre su quello degli interessi collettivi. Esempi ce ne sarebbero a iosa, perche' e' l'humus del nostro sistema socio-economico e il motivo per cui nel nostro Paese non funziona quasi nulla o, quando funziona, e' difficile fruirne: sanita', telefonia, trasporti pubblici, pubblica amministrazione, etc.. tutti servizi concepiti e organizzati in funzione di chi ci lavora e non degli utenti degli stessi, concepiti solo come fruitori finali e non soggetti principali intorno ai quali modellare il servizio.
Auspichiamo che il legislatore non dia ascolto a Confindustria... sempre ammesso che la class action (o qualcosa che possa essere chiamata tale) entri in funzione il prossimo gennaio.

15/10/2009 Class Action della Pa. Perche' non si chiamano le cose col loro nome? L'inganno del ministro Brunetta e del Governo... (http://www.aduc.it)

Il ministro Renato Brunetta in pompa magna ha annunciato che sta per essere varata la class action sulle disfunzioni della Pubblica Amministrazione, attiva dal prossimo 1 gennaio. Nessuna novita', si tratti di un castello normativo gia' diffuso e conosciuto nei mesi scorsi e su cui avevamo gia' evidenziato che si trattava di una bufala (*). Ora viene rilanciata come se fosse chissa' quale novita' ma, come si diceva alcuni anni fa "che c'entra il culo con le 40 ore", cioe' perche' chiamare class action una sorta di ufficio ripristino disfunzioni della Pa? Perche' usare il nome della azione giudiziaria collettiva per contraddistinguere qualcosa che di giudiziario non ha nulla perche' si parte gia' dal presupposto che chi ha ricevuto un danno, avutane ragione, non avra' nessun risarcimento? Roba da Paese da socialismo reale dove, per il bene dello Stato padre/madre/sorella/fratello/zio/zia/nonno/nonna, tutti i cittadini si devono prostrare ed essere felici che sia tornato a funzionare come di dovere: gli individui -portatori di interessi propri economici e sociali- per il Governo non esistono, ma esiste e va protetto il cittadino collettivo che dovrebbe essere in noi. Mah!
Questo e' solo il preambolo alla class action che, sempre dal prossimo 1 gennaio, dicono che dovrebbe essere attiva per avere i veri e propri risarcimenti... ma solo da quei cattivoni dei privati che, come dice il nostro Governo "e' giusto che paghino", loro!
Alla prossima schifezza, facendo molta attenzione che non ci faremo prendere in giro e faremo di tutto per evitare che questi ministri e questo Governo continuino nell'opera di stravolgimento del significato delle parole, italiane ed inglesi nel nostro caso.
Qui il nostro ddl sulla class action presentato dalla sen. Donatella Poretti, nella scorsa e nell'attuale legislatura


http://www.aduc.it

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