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  • 14/10/2006 Veronesi: troveremo Staminali Impazzite del Tumore al Seno (www.aduc.it)

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    E' caccia aperta alle cellule staminali che si pensa siano il serbatoio del tumore al seno, "se riusciamo ad identificarle, marcarle e poi a trovare dei farmaci mirati contro di esse avremo ua nuova cura contro questa neoplasia".
    E' quanto dichiarato da Umberto Veronesi, Direttore Scientifico Istituto Europeo di Oncologia di Milano nel corso dell'ultima giornata del congresso della Societa' Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO).
    Nel corso di una lezione magistrale sui progressi degli ultimi decenni nella lotta al tumore al seno Veronesi ha inoltre fatto il punto sullo studio "ELIOT" nell'ambito del quale finora ben 2350 donne sono state sottoposte con successo alla radioterapia intraoperatoria, ovvero l'irradiazione durante l'operazione per asportare il tumore: "lo studio e' ancora in corso, ma posso anticipare che i primi risultati sono positivi" e avvalorano l'uso di questa modalita' di cura.
    Di recente, ha spiegato Veronesi, i ricercatori si sono accorti che solo una parte delle donne considerate a rischio di recidive del tumore poi effettivamente si riammalano. Secondo Veronesi il discriminante tra coloro che si ammalano di nuovo e quelle che invece non hanno una recidiva e' nelle cellule staminali tumorali, staminali impazzite che alimentano continuamente la crescita del tumore vanificando gli sforzi delle terapie.
    Adesso i ricercatori sono alla ricerca di queste staminali tumorali, ha spiegato Veronesi dicendosi fiducioso: sebbene sia impossibile dire quando si troveranno "noi pensiamo che troveremo la maniera di identificarle, marcarle per distinguerle dalle altre staminali, e poi trovare farmaci specifici contro di loro".
    L'obiettivo di fondo e' quello di arrivare a una cura efficace che sia definitiva e allo stesso tempo meno invasiva possibile. Passi avanti verso cure minimamente invasive se ne sono fatti molti, ha ricordato l'oncologo, tra tutti quello tuttora in corso di sperimentazione di irradiare le pazienti direttamente durante l'intervento per asportare il male.
    I vantaggi di questa procedura sono molteplici: le donne non devono recarsi dopo a fare la radioterapia, inoltre al momento dell'intervento il chirurgo puo' mirare alla perfezione sulla zona da irradiare assicurando il massimo di efficacia con il minimo di rischio per i tessuti limitrofi.
    Molte delle donne finora sottoposte alla radioterapia intraoperatoria avrebbero avuto come unica alternativa quella di sottoporsi alla mastectomia magari semplicemente perche' troppo lontane e impossibilitate a raggiungere un centro dove farsi irradiare dopo l'operazione, inoltre per quelle che sono comunque costrette alla mastectomia la radioterapia intraoperatoria consente di conservare il capezzolo, ha concluso Veronesi al quale la SIGO insieme all'Associazione Ginecologi Ostetrici Ospedalieri Italiani e all'Associazione Ginecologi Universitari Italiani ha consegnato una medaglia d'oro.

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