Staminali per trapianti di pancreas senza rigetto sui malati di diabete di
tipo 1?
"La via e' senza dubbio promettente, ma per ora i risultati sono troppo
preliminari. Prima di presentare questo approccio come una tecnica
candidata a entrare nella routine clinica bisogna procedere a test su
almeno 8-10 pazienti, e seguirli per minimo 2-3 anni per essere sicuri che
tutto funzioni al meglio". Cosi', parlando ai giornalisti il 18 maggio a
Milano a margine di un incontro stampa in occasione del 21esimo Congresso
della Societa' italiana di diabetologia-Sid (spazio Fiera 17-20 maggio),
il presidente eletto della Sid, Riccardo Vigneri, commenta la
notizia diffusa a Pavia da Camillo Ricordi dell'universita' di Miami.
Due pazienti diabetici, tra cui una donna italiana, hanno infatti ricevuto
un trapianto di beta-cellule del pancreas produttrici di insulina (isole
pancreatiche) insieme a cellule staminali come 'cura anti-rigetto'.
Cellule che riuscirebbero a rieducare il sistema immunitario del malato
impedendogli di attaccare i tessuti estranei impiantati. E a distanza di 9
mesi in un caso e di 3 mesi in un altro, i trapiantati non hanno avuto
bisogno di assumere medicinali anti-rigetto. "Ma e' un periodo di
osservazione ancora troppo ridotto", commenta Vigneri. Che dice no al
"malcostume secondo cui risultati di rilievo scientifico vengono
presentati come se gia' avessero un rilievo clinico". "Non va dimenticato
che meno del 10% degli approcci sperimentali riesce a passare in clinica,
e che meno dell'1% si impone come tecnica di routine". Per questo,
"soprattutto per non dare ai pazienti speranze premature, da parte nostra
e' necessaria un'estrema cautela".
La strada segnata da Ricordi viene comunque giudicata 'molto promettente'
anche dall'attuale presidente Sid, Antonio Pontiroli, che sabato
passera' il timone a Vigneri. "E' evidente dice all'ADNKRONOS SALUTE- che
nei diabetici di tipo 1 il sistema immunitario 'impazzito' distrugge le
isole pancreatiche produttrici di insulina. Un via e' trapiantare queste
isole da sole, ma cosi' facendo nel tempo il sistema immunitario potrebbe
aggredire anche le nuove beta-cellule, facendo tornare il paziente al
punto di partenza. Trapiantando insieme alle isole anche cellule staminali
dello stesso paziente, invece, si puo' 'depistare' il sistema immunitario
e indurre una sorta di tolleranza, evitando il rigetto e riducendo anche
la probabilita' che le nuove isole pancreatiche smettano di funzionare".
Ovviamente, conclude Pontiroli, 'il sogno finale e' quello di poter
trasformare le staminali in cellule produttrici di insulina, e di
trapiantarle' per ripristinare per sempre le funzioni del pancreas.
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