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08/07/2004 Veronesi e le staminali del cancro (www.aduc.it)

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Alla ricerca delle cellule-madri del cancro. Nei prossimi dieci anni e' questo uno degli obiettivi dell'Istituto Oncologico Europeo del professor Umberto Veronesi. Vuole trovare le cellule staminali "tumorigene". Trovarle, o meglio trovare il sistema per segnarle innescherebbe una vera rivoluzione perche' significherebbe accedere alla possibilita' di curare il tumore attraverso farmaci 'ad hoc'.
E' questo uno degli aspetti che stanno piu' a cuore al professor Veronesi, che a Milano il 27 giugno ha festeggiato insieme ai ricercatori dell'Istituto da lui stesso fondato i dieci anni di attivita' del centro. "Dieci anni densi di soddisfazioni ma che devono essere la base per guardare ai dieci anni che verranno. Consapevoli che la crisi economica incide, e che la sensibilita' del paese nei riguardi della Scienza non e' delle piu' entusiasmanti. Diciamo che partiamo in condizioni meno favorevoli rispetto a dieci anni fa".
Quella sulle cellule staminali e' una delle linee direttrici su cui si caratterizzera' la ricerca dello IEO nei prossimi anni. "Le cellule staminali tumorali sono la scoperta vera di questo anno. Perche' abbiamo scoperto che sono le cellule che alimentano i tumori. Abbiamo capito che quello che conta per un tumore sono quelle cellule li'". Cioe': se un tumore non ha le sue staminali, non cresce.
"E' come se fossero delle cellule-madri -ha spiegato il direttore del dipartimento di Oncologia Sperimentale IEO, Pier Giuseppe Pelicci-. Sono poche e si differenziano dalle tante cellule-operaie del tumore perche' lo mantengono in vita". In altre parole, senza le staminali tumorali la metastasi non cresce. "Il problema per il ricercatore, pero' -ha detto Veronesi- e' quello di riconoscerle, perche' oggi non lo sappiamo fare. Riuscire a trovare un marcatore di queste cellule rappresenterebbe una rivoluzione nella ricerca dei tumori". Perche' allora si potrebbero sviluppare farmaci capaci di risalire alle staminali tumorali, colpendo cosi' alla radice il tumore per impedirgli il vero pericolo mortale: la metastasi.
Accanto a questa, l'attivita' di ricerca dello Ieo nei prossimi dieci anni si sviluppera' intorno ad altre due linee direttrici: quella della prevenzione e quella delle nuove terapie. Prevenzione: grazie alle tecniche messe a punto allo Ieo oggi guariscono il 90% celle donne trattate per tumore al seno (nel 2044 sono state oltre 3.300) e l'83% di esse conserva il proprio seno. Obiettivo dei ricercatori dello Ieo e' quello di aumentare gli interventi farmacologici prima che il tumore insorga, anche perche' "nel campo della cosiddetta farmacoprevenzione il nostro istituto e' un riferimento internazionale". Lo dimostra -per esempio- la messa a punto di un nuovo vaccino, che sara' disponibile dal prossimo gennaio. Si chiama anti Human Papilloma Virus (HPV) e riguarda il virus che e' all'origine, nella quasi totalita' dei casi, del tumore del collo dell'utero.
Nuove terapie: su questo fronte l'Ieo sta approdando alla quarta dimensione della radioterapia, quella del 'movimento'. "Ad eccezione del cervello -ha spiegato il direttore del dipartimento di radioterapia, Roberto Orecchia- tutti gli organi del corpo umano si muovono. Fino a ieri le Tac tradizionali permettevano una ricostruzione tridimensionale. Oggi invece e' possibile visualizzare il movimento e inseguire il bersaglio orientando i raggi in tempo reale".
L'Ieo e' il primo istituto in Europa ad essere dotato da questo punto di vista di una macchina d'avanguardia, uno strumento a ultrasuoni chiamato BAT. "Consente di ridurre da 8 a 6 settimane il tempo di trattamento. Non dimentichiamo che per un trattamento di questa natura fino a poco tempo fa erano necessari almeno due mesi".

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