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22/08/2008 Terapia in agguato (Daniela Minerva intervista Michael Gnant, http://espresso.repubblica.it)   

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Uno studio utilizza l'acido zolendronico, già usato per le neoplasie delle ossa, nella lotta al cancro al seno. Con ottimi risultati. Parla l'oncologo che ha diretto lo studio. Colloquio con Michael Gnant

Se uno studio clinico europeo, e per di più indipendente, va nella sessione plenaria del maggiore congresso dell'oncologia mondiale, l'attenzione è d'obbligo. Se poi a presentarlo è un giovanottone austriaco di cui nessuno ha mai sentito parlare prima, scatta anche la curiosità.

Michael Gnant è un quarantenne professore all'Università di Vienna e la ribalta della mitica sessione plenaria dell'Asco, il congresso che si tiene ogni anno negli Stati Uniti, con quasi 50 mila medici e un giro d'affari di milioni di dollari, lo mette palesemente a disagio. Ha dovuto parlare con la Cnn, col 'New York Times', e ci dice con l'inglese aspro dei germanici che la cosa non lo diverte. Ma il suo lavoro fa notizia. Perché segna un punto nel nuovo fronte caldo della guerra al cancro: la caccia ai farmaci capaci di bloccare la malattia prima che invada l'organismo.

Nel caso del lavoro di Gnant, il tumore da battere è il cancro del seno delle donne non ancora in menopausa: ovvero quelle che sono più a rischio di veder ricomparire la malattia, dopo l'intervento chirurgico che ha asportato il tumore e ha ridato loro la speranza di una vita normale.

Se oltre l'80 per cento delle donne colpite da un cancro del seno sopravvive, lo dobbiamo di certo all'efficacia della prevenzione primaria e alla potenza delle terapie, ma anche a quella manciata di farmaci capaci di impedire che la malattia ritorni e che le donne devono prendere per anni dopo l'intervento. Perché ormai è chiaro che i tumori sono diversissimi l'uno dall'altro, ci sono quelli che fortunatamente cedono subito alle cure, altri che invece resistono, si nascondono e proliferano nell'ombra, magari per anni e anni. E poi tornano, il più delle volte letali. Quindi, ecco la necessità di mettere le mani su farmaci che li stronchino quando ancora nessuno sa che stanno nascosti a proliferare. E quello di Gnant è uno di questi.

Professore, cosa avete scoperto?
"Abbiamo trattato oltre 1.800 malate di tumore del seno cosiddetto ormono-responsivo. Sono proprio gli ormoni che fanno proliferare questo tipo di cancro e diventano quindi il primo bersaglio cui indirizzare una terapia. Per questo abbiamo somministrato alle pazienti i farmaci che bloccano gli ormoni, anastrozolo e tamoxifene. A cui, però, abbiamo aggiunto acido zoledronico. E abbiamo visto che questa sostanza, così utilizzata, aumenta la sopravvivenza del 36 per cento, più di un terzo".

Che cosa è l'acido zoledronico?
"È una sostanza comunemente usata per trattare le neoplasie dell'apparato scheletrico. Appartiene alla famiglia dei bifosfonati, usati per molte malattie delle ossa, anche per l'osteoporosi. Con questo studio abbiamo visto che è capace di ridurre ogni tipo di ricorrenza del cancro, le metastasi così come un nuovo cancro al seno".

Come è possibile?
"Sappiamo che i bifosfonati bloccano la crescita delle cellule tumorali sia inibendo l'angiogenesi, lo sviluppo dei vasi sanguigni essenziali nella crescita di un tumore, sia inducendo l'apoptosi, la morte programmata, delle cellule tumorali, sia stimolando il sistema immunitario".

E come fa a prevenire la malattia?
"Nel trattamento post operatorio, lo scopo è quello di attaccare i residui della malattia. Se una paziente ha un cancro al seno allo stadio iniziale e viene operata, il tumore sarà rimosso con successo. Ma potrebbero rimanere alcune cellule tumorali nascoste nel corpo, che attendono per tre, cinque, dieci anni e poi determinano un'altra ricaduta nella malattia. Ma in questi anni, le cellule maligne hanno bisogno di stare da qualche parte. Il midollo osseo e le ossa sono alcuni dei posti dove sospettiamo che esse si nascondano. Se riusciamo a creare un ambiente ostile alla cellula tumorale, e questo è ciò che l'acido zoledronico fa, quando essa si sveglia viene subito uccisa dal farmaco che è lì, proprio dove sono queste cellule. Questa è la novità: noi non trattiamo le cellule tumorali, ma l'ambiente in cui loro vivono o in cui sono uccise".

Non colpite il cancro, ma gli impedite di vivere? "L'obiettivo di colpire con le terapie le cellule tumorali è un obiettivo limitato. Perché non sappiamo come catturarle. Per questo abbiamo bisogno di avere un impatto sull'ambiente che le ospita, e attaccarle in modo indiretto, privandole del nutrimento di cui hanno bisogno per crescere ed eventualmente uccidere il paziente".

Questi risultati come possono cambiare gli schemi terapeutici?
"Ci sono due risposte a questa domanda. Come scienziato voglio cercare la conferma di ogni cosa e fare un altro trial e un altro ancora, e ogni trial fa aumentare le domande. Come dottore, o come persona, se a mia sorella venisse diagnosticata questa malattia domani, io direi che abbiamo un farmaco studiato in uno studio esaustivo, con un follow up di cinque anni, che mostra benefici significativamente alti. Perché non somministrarlo? Penso che la strada sia segnata. E che andare a scovare e distruggere le cellule che si nascondono nelle ossa e nel midollo sia un'idea giusta".

Daniela Minerva intervista Michael Gnant
Fonte: http://espresso.repubblica.it/
Link: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Terapia-in-agguato/2038066//0
21.08.2008

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http://www.comedonchisciotte.org
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