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  • 16/10/2006 Il Banchismo: la Vittoria dell'Anarchia (Marco Saba, http://www.centrostudimonetari.org, visto su www.comedonchisciotte.org)

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    Nell'alta finanza l'anarchia regna già da tempo: difatti il sistema banchista non riconosce alcun potere democratico come supervisore. Addirittura, la banca più anarchica del mondo è la BCE che prevede teoricamente di perseguire anche i tentativi di influenzamento provenienti da ONG democratiche, come ha più volte puntualizzato l'economista Richard A. Werner. Questa ultima assurdità, che dimostra l'arroganza di un sistema anarchico impazzito che va contro gli interessi della comunità, semplicemente perché i suoi interessi sono contrapposti, dimostra anche come i vari stati europei siano caduti in una sindrome di Stoccolma nei confronti del sistema bancario.

    Il golpe di Maastricht del 1992, che nessuno chiama "golpe" perché non si vedevano militari che prendevano il potere, è arrivato al culmine di un ventennio di stragi e terrorismo usato dai banchieri per sottomettere i governi democratici ad un giogo incondizionato.<br>
    Nel mio prossimo libro, "O la banca o la vita", descriverò precisamente come una élite bancaria anarchica si è impadronita sempre più della funzione monetaria, a cominciare dalla strage di Piazza Fontana voluta per far smettere allo stato la stampa delle 500 lire "biglietto di stato a corso legale".

    Nel 1939, il governo tedesco passò una legge fondamentale di riforma della Reichsbank dove il potere veniva restituito allo stato ed il consiglio d'amministrazione della banca tedesca sarebbe stato ritenuto responsabile delle sue azioni. A quel punto, il cda della Reichsbank dette le dimissioni in blocco e molti fuggirono all'estero. La legge di riforma prevedeva che le politiche monetarie dovessero seguire le indicazioni del Reich, proprio per evitare la situazione di ricatto che si era avuta nel periodo di iperinflazione del marco, quando la Reichsbank aveva poteri quasi uguali a quelli che ha ora la BCE.
    La legge del 1939 era introvabile su internet, fino a quando sono riuscito a farla pubblicare dal Museo della Reichsbank, in modo che ognuno possa giudicare da sé del suo contenuto: [Reichsbank Act] Gesetz über die Deutsche Reichsbank vom 15. Juni 1939

    Si noterà che la legge praticamente realizza il punto cinque del manifesto del Comunismo, dove il potere d'emissione viene auspicato in mano allo stato. Unico caso in Europa in cui questo avvenne in modo così conclamato. Il Giappone copiò tale legge nel suo ordinamento. In Italia, ci si limitò a richiedere la proprietà pubblica della Banca d'Italia.<br><br>

    Nel dopoguerra, questa mancata indipendenza delle banche tedesca e giapponese furono il vero motore della enorme ripresa che ebbero questi due paesi: fino al golpe del 1992 che avvenne, con modalità differenti, anche in Giappone.

    La riforma del 1939 portò ad un rinsaldarsi dei rapporti economici dell'asse, cosa che venne stroncata con la modifica della legge da parte degli "alleati" il primo marzo 1948.

    Il 18 aprile 1948, cominciò la serie di elezioni truccate in Italia che avrebbero portato al sistema partitico-politico pseudo-democratico in cui sopravviviamo oggi.

    Citando Elie Wiesel, premio Nobel per la pace: « Se noi dimenticassimo, allora saremmo colpevoli ».


    Marco Saba
    Fonte: http://www.centrostudimonetari.org/
    15.10.06

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