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18/10/2004 Assicurati in banca (Giorgio Di Giorgio , www.lavoce.info)

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Il detto “mettere i soldi in banca” è antico e sintetizza bene la funzione svolta dalle istituzioni che per prime si sono occupate di fornire servizi di intermediazione finanziaria. Queste si sono affermate come banche di “deposito”, offrendo un servizio di salvaguardia dei risparmi accumulati dai cittadini e di tutela degli stessi, ben prima di passare a svolgere funzioni creditizie e di altra natura. 
Oggi, in un mondo dominato da incertezza e scandali finanziari, si discute molto di come meglio tutelare il risparmio, e per certi versi i depositi bancari sembrano tornati (complice la prolungata fase di contenuti tassi di interesse) un’alternativa più gradita rispetto a azioni, obbligazioni e diverse e creative combinazioni delle stesse. Specie se questi depositi sono mascherati (dovrebbe forse dirsi “colorati”, magari di arancio?) da strumenti ibridi che consentono una remunerazione più elevata dei conti correnti ordinari.

Assicurazioni implicite ed esplicite

Ma quanto sono sicuri i risparmi depositati in banca? Al 100 per cento, dirà l’uomo della strada, la banca non può essere lasciata fallire, c’è la banca centrale o lo Stato che, in caso di difficoltà, fornirà assistenza attraverso il credito di ultima istanza, la ricapitalizzazione o la vendita pilotata ad altra istituzione finanziaria sana. Insomma, la prospettiva di intervento delle autorità fornisce una assicurazione implicita (e come tale tuttavia imperfetta) al risparmiatore.

Meno conosciuta è invece una forma di assicurazione “esplicita” fornita ai depositanti in tutti i paesi industrializzati e in diverse altre economie. Normalmente, questa assicurazione stabilisce un limite ai rimborsi (in Italia 100mila euro) in caso di insolvenza e fallimento della banca. L’assicurazione esplicita dei depositi bancari tutela i singoli risparmiatori e contribuisce alla stabilità del sistema finanziario, evitando che crisi di una singola banca possano “contagiare” istituzioni sane attraverso fenomeni di panico generalizzato e “corse” agli sportelli bancari. Ma, si osserva, la stessa potrebbe anche avere effetti negativi sulla stabilità del sistema bancario in quanto elimina l’incentivo dei depositanti a “monitorare” l’azione dei manager bancari, che potrebbero quindi assumere rischi troppo elevati nelle loro politiche creditizie e di asset management. All’assicurazione dei depositi sarebbero dunque collegati effetti di moral hazard. 
A partire dal 2000, in seguito alla costruzione di una banca dati internazionale da parte della World Bank, si è avviata una letteratura empirica sugli effetti dei sistemi di assicurazione esplicita dei depositi sul sistema bancario e sulle sue caratteristiche in termini di stabilità e redditività. Asli Demirguc–Kunt e Enrica Detragiache hanno mostrato come la probabilità di fallimento di una banca sia positivamente influenzata dalla presenza di un sistema generoso di assicurazione dei depositi. (1)
In un mio lavoro con Francesca Carapella, l’evidenza degli effetti di moral hazard associati all’assicurazione dei depositi è confermata dallo studio dell’impatto sui tassi di interesse e i differenziali tra interessi attivi e passivi. (2) Riscontriamo infatti un effetto positivo dell’assicurazione dei depositi sul differenziale tra tassi sui prestiti e tassi sui depositi, determinato tuttavia non dalla riduzione del tasso sui depositi (come ci si aspetterebbe per la maggiore sicurezza garantita dall’assicurazione ai depositanti), ma da un aumento del tasso medio sui prestiti, correlato a una loro maggior rischiosità media. Entrambi gli articoli evidenziano inoltre un ruolo positivo ai fini della stabilità e dell’efficienza del sistema bancario svolto da indicatori di qualità istituzionale dei paesi, come il rispetto delle leggi o l’ordine pubblico.

Una consapevolezza da diffondere

Quali lezioni trarne? Esiste un trade-off tra protezione dei risparmiatori “inconsapevoli” e giusti incentivi all’esercizio delle funzioni di controllo da parte dei creditori (anche di una banca) nei confronti degli azionisti e dei manager. L’assicurazione dei depositi è opportuna, purché sia esplicitamente limitata e non sia eccessivamente generosa. La protezione accordata dal legislatore italiano è probabilmente la soglia superiore oltre la quale non sembra opportuno spingersi.
Allo stesso tempo, occorre diffondere tra i risparmiatori la conoscenza delle regole del gioco e dei rischi associati anche a investimenti troppo spesso considerati del tutto “sicuri”. Una maggiore concorrenza tra banche deve poggiarsi sulla qualità dei servizi offerti e delle condizioni praticate ma (perché no?) anche sui diversi profili di rischio e sulle conseguenze nei confronti dei depositanti. O ha veramente ragione l’uomo della strada, e alla possibilità di fallimenti bancari non è nemmeno il caso di pensare? In Italia, nelle decisioni delle autorità di politica economica, le considerazioni relative alla stabilità del sistema bancario sembrano aver più spesso prevalso su considerazioni relative all’efficienza. Il dubbio è quindi lecito.


(1) Demirguc-Kunt, A. e E. Detragiache, “Does deposit insurance increase banking system stability? An empirical investigation” Journal of Monetary Economics, 2002

(2) Lo studio è presentato al convegno annuale del SUERF – The European Money and Finance Forum, Madrid, 14 ottobre 2004

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