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  • 13/04/2007 La denuncia di Save the Children: Italia ultima tra i donatori internazionali (Simone Baroncia, http://www.korazym.org)

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    Insufficiente l'impegno finanziario di 20 su 22 donatori istituzionali – con l'Italia ultima della lista - per garantire l'accesso a scuola ai bambini, esclusi a causa dei conflitti. La denuncia in un nuovo rapporto della ong "Save the Children".

    Insufficiente l'impegno finanziario di 20 su 22 donatori istituzionali – con l'Italia ultima della lista - per garantire l'accesso a scuola ai bambini che ne sono esclusi a causa dei conflitti. La denuncia in un nuovo rapporto di Save the Children, nell'ambito della Campagna Internazionale “Riscriviamo il Futuro”. Le nazioni più ricche del mondo stanno facendo troppo poco per riparare ai danni e alle devastanti conseguenze delle guerre, non contribuendo in modo determinante a garantire il diritto all'istruzione a 39 milioni di bambini e bambine che ne sono esclusi perché vivono in paesi – 28 nel mondo - tuttora colpiti da guerre o reduci da conflitti . E l'Italia è in coda alla lista dei donatori istituzionali per quanto riguarda il contributo all'istruzione primaria.

    E' quanto emerge dal rapporto di Save the Children “Scuola, ultima della lista”, diffuso alla vigilia del meeting annuale della Banca Mondiale, il 14 aprile e a due settimane dalla prima Conferenza dei Donatori sull'Educazione per Tutti, in programma il 2 maggio prossimo. Secondo il dossier elaborato dall'organizzazione internazionale indipendente per la difesa e promozione dei diritti dei bambini, i governi delle nazioni più ricche, benché abbiano promesso solennemente di assicurare scuola e istruzione a tutti i bambini entro il 2015 , stanno concentrando il loro aiuto sui paesi più stabili, trascurando quelli più bisognosi e che contano il numero maggiore di minori esclusi dalla scuola, cioè le nazioni in guerra o reduci da conflitti. Continuando di questo passo, l'obiettivo dell'educazione primaria universale non sarà raggiunto e milioni di bambine e bambini resteranno privi di un'istruzione, andando incontro a un futuro incerto, di povertà e violenza.

    “L'educazione è la leva fondamentale per innestare miglioramenti e cambiamenti nelle condizioni di vita, presenti e future, di un bambino e della sua comunità”, commenta Carlotta Sami, Direttore dei Programmi di Save the Children Italia. “In un paese in guerra la scuola ha un impatto ancora più rilevante perché dà protezione e offre speranza. Se poi si tiene presente che il più alto numero di bambini esclusi dall'istruzione si registra proprio nei paesi in conflitto, aiutare queste nazioni diventa strategico. Tuttavia”, fa notare Carlotta Sami, “le nazioni in guerra o post-conflitto sono quelle che stanno ricevendo il minore sostegno dai donatori istituzionali, compreso il nostro paese”. Sono 77 milioni nel mondo i bambini che non vanno a scuola. 39 milioni – ovvero più della metà del totale, stima Save the Children – vive in uno dei 18 paesi ancora in guerra o nei 10 fragili e reduci da conflitti - dove 1 bambino su 3 non ha accesso all'istruzione primaria . Un dato ancora più preoccupante se si considera che nelle nazioni afflitte da guerre vive solo il 13% della popolazione mondiale.

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