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  • 01/10/2007 Il questore giusto (Vincenzo Andraous)

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    Mi è capitato tra le mani “ Giovanni Palatucci il Questore giusto “, scritto da Padre Vanzan, Gesuita dallo sguardo trasparente, scrittore che non conosce le opacità di comodo, e in compagnia del Signore è sempre in cerca della verità.
    Bella l’introduzione del Ministro dell’Interno Giuliano Amato, colma di ferma speranza a uscire dall’oblio per ricomporre una tavola di valori condivisa.
    In questo volume colpisce lo spessore del personaggio, Giovanni Palatucci un poliziotto di quelli che non danno il fianco al ritratto in bella mostra, un uomo semplice nelle sue scelte difficili, ma chiare, un uomo e un poliziotto “ per servire meglio il prossimo “. In una contemporaneità che mette alla gogna i buoni sentimenti, che regala valore agli iracondi, che intercede con voce tonante ai miti e agli eroi che non sono, c’è a far da ponte, la storia di quest’uomo, che è bene conoscere a fondo, per comprenderne il martirio, rigettando l’ossequioso asservimento delle parole, per incontrare l’attenzione e la considerazione del suo ricordo.
    La vita di Giovanni Palatucci va letta con la praticità di chi osserva e ascolta, di chi annota e elabora con riguardoso rispetto, quella parte di noi mai in avanscoperta, mai in prima linea, mai giustamente corretta.
    Questa terza edizione ampliata da prefazioni e documenti inediti, meriterebbe miglior guida della mia, per rendere giustizia a un uomo e alla sua storia, soprattutto una migliore scoperchiatura del sommerso storico, quello che sempre più spesso rimane inculturalmente ottuso, mentre riguarda tutti, persino chi in quei momenti tragici si adoperò affinché l’umanità sprofondasse nel buio della propria sconfitta, preferendo non guardare, non intervenire, non partecipare, ben sapendo di commettere una ulteriore condanna alla condanna.
    Non fu così per il poliziotto Palatucci, che raccolse i resti dispersi e ammutoliti di tanti altri uomini, improvvisamente differenti, per volontà infame di dittatori bassi di statura e onore, ben nascosti dietro le quinte dell’inumana ragione.
    Questo volume è strumento di risveglio della memoria, possiede l’urto dell’avvertimento per ciò che è inaccettabile, per quanti insinuano offese alla storia, dimenticando i milioni di esseri viventi, perseguitati e annientati, sol perché ebrei divenuti merce di scambio dell’ideologia.
    Memoria storica che non deve mai essere trafugata dalle parole, memoria da leggere, ricordare e tramandare, nella scuola, nella famiglia, nella strada, perché memoria è l’umanità di uomini come Giovanni Palatucci, che hanno scelto di salvare quante più vite possibile da un’ingiustizia persino peggiore della Croce, in nome di una riconciliazione che è rinascita. Leggere questo libro significa addentrasi alla conoscenza del dolore, baratro della più degradante disumanità, in una follia lucidamente programmata, eppure seguire i passi di questo uomo, la sua incessante opera di salvataggio, ci rassicura e ci consegna il testimone per cui ognuno è chiamato a fare il bene di ciascuno.
    In quella tragica condizione che ha investito milioni di persone innocenti, senza alcuna possibilità di proteggere la propria vita, di difendere la propria dignità, rimane a fare da sentinella la solidarietà della gratuità, soprattutto quando la scelta di essere “giusti” costa il prezzo di un biglietto di sola andata.

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