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22/06/2007 La scuola della linea Maginot (Vincenzo Andraous)

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La scuola chiude i battenti anche per quest’anno, e ancora una volta nelle classi gremite di alunni di oggi e professionisti di domani, ho avuto modo di incontrare vittime e carnefici, in quel bullismo endemico all’istituzione scolastica come alla collettività  all’intorno.

Mi sono confrontato con la prima linea professorale, cosiddetta Maginot, per professionalità, e esperienza educativa, ma anche con quell’altra della retrovia, e ho incontrato quella genitorialità che non ammette sentenze di appello, quando si tratta dei figli altrui.

Il fenomeno del bullismo è un problema relazionale, che attraversa le nostre  famiglie, scuole, città, strade, a causa delle nostre ripetute e reiterate mancanze e inefficienze, e nessuno può sentirsi autorizzato a non farci i conti.

Per tentare di arginare questo cratere di diseducazione virulenta, è necessario non fare spallucce alle nostre lentezze, e soprattutto alle nostre belle certezze, che non ci consentono di conoscere fino in fondo i dubbi che delimitano aree problematiche di così grande spessore e pericolo per un futuro a misura di uomo.

E’ l’esperienza a darmi man forte, è la somma degli errori a rendere obbligante un intervento che non può essere procrastinato, tanto meno amputato nella sua incisività da forme di rigetto baronali o peggio padronali, in ambiti che sono demarcati da confini, sì, sottili, ma diventati frontiere da percorrere in lungo e in largo per conoscerne le reali misure di contenimento.

Indipendentemente da chi farà un passo indietro per porsi dove c’è l’intera panoramica da indagare, è  in quest’ottica che dovranno essere presenti quattro poli convergenti: genitori, insegnanti, studenti, territorio, per comunicare tra loro e trasmettere informazioni, movendo una sinergia non di facciata, ma realmente improntata al raggiungimento di obiettivi comuni.

La scuola è di tutti, soprattutto è comunità e condivisione, allora ciascuno abbia il coraggio di mettersi nei panni dell’altro, e una volta tanto, lo faccia con voce liberante, obbligando la scuola, e così se stessi, dalle gabbie di partenza, quelle recintate con il filo spinato delle deleghe inospitali.

Occorre sfuggire a quegli atteggiamenti ottusi, in cui è difficile affrontare con un minimo di onestà e umiltà il dibattito per arginare il fenomeno del bullismo, e in cui si preferisce rifugiarsi in fuorigioco, creando una disattenzione che autorizza l’accantonamento del rispetto delle regole, premiando i soliti furbetti dallo spinello facile.

Occorre sul serio prendere in esame iniziative volte a indagare non più e non solo il mondo degli adolescenti, ma quello adulto, e non solo a scuola.

E’ necessario approntare servizi di consulto nell’istituzione scolastica, affinché chi è deputato a leggere oltre che a scrivere un voto, possa ritrovare equilibrio e serenità per riconquistare rigore e autorevolezza, rientrando a pieno titolo nel gioco delle relazioni.

Forse è anche il caso di spiegare a chi genitore lo è, sulla carta, che lo è pure sulla linea mediana della tutela, e che solamente insieme si fa promozione, e prevenzione, sviluppando capacità di partecipazione per progettare  interventi rivolti ai ragazzi, azioni di sostegno e accompagnamento urgenti in attesa dell’incontro con il proprio futuro.

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