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  • 06/04/2007 Bulli con le spalle al muro (Vincenzo Andraous)

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    Guardavo il telegiornale e il servizio che andava in onda parlava di scuola, di studenti, di bullismo. Un telefonino aveva ripreso tutta la scena, il bullo che dall置ltimo banco scagliava un astuccio all段ndirizzo della professoressa che stava scrivendo alla lavagna, colpendola alla nuca. Gli altri alunni seduti immobili come se nulla fosse accaduto, mentre l段nsegnante in lacrime fuggiva dalla stanza.

    Osservando la scena alla televisione, ho sentito un brivido percorrermi la schiena: in quei fotogrammi, quel ragazzo nascosto dall置ltimo fila, quel lancio codardo a colpire alle spalle, ho rivisto un altro bullo allo sbaraglio, in quei ragazzi educatamente seduti ai loro banchi, ho ricordato altri compagni, in quella fuga scomposta l置miliazione di altre persone incolpevoli. Il telegiornale mi ha rispedito a una classe anonima, dove rimanere un figurante non protagonista del proprio vivere, e diventare 電iverso a scuola, in famiglia, nella strada, stato il passo pi breve per fare conoscenza dapprima con un carcere per minorenni, poi con il resto del panorama penitenziario.

    Le risate dei ragazzi intorno al bullo risuonano come mine vaganti, il filmato ne conserva i ghigni soddisfatti, e in questa desolante attualit, fanno capolino i genitori diventati specialisti forensi, protesi all誕ssoluzione in formula piena, mentre gli stessi professori sono ridotti a semplici trasmettitori di mere nozioni, poco interessati alla tecnica dialogica, che per consente di instaurare relazioni importanti, che portano alla conoscenza delle retrovie dove scorrono le ansie, il panico, le solitudini, i progetti immaturi che disconoscono le mediazioni. In quelle immagini si percepisce una sensazione amara di angoscia, con la tentazione di scrollare le spalle per non chiedersi chi fermer la mano di quel ragazzo, per evitare una seconda volta che potrebbe rasentare la tragedia, e ci faccia sentire tutti coinvolti, nessuno escluso dal farci i conti.

    Senz誕ltro importante che specialisti e riferimenti autorevoli sinergicamente facciano sentire il peso delle loro professionalit, con la messa in rete di interventi capaci, ma forse occorre un誕zione ancor pi incisiva, e soprattutto invasiva, occorre dare e fare testimonianza attraverso il proprio vissuto, la propria storia personale, dolorosa e inquietante, a tal punto da mettere con le spalle al muro il rischio di una infantilizzazione che nasconde fragilit e vuoti esistenziali.

    A un giovane arrabbiato non la predicozza a colpirlo sul mento, bens il porsi a fronte mettendo insieme il coraggio sufficiente per spiegare la sofferenza che pu scaturire da un gesto estremo.

    Giovani studenti travestiti da guerrieri, a rimarcare la mancanza di rispetto del mondo adulto, affascinati dalla scoperta della violenza tra i pari, perdendo contatto con le ore ferme, ripetute, nel bisogno di fendere l誕ria con il taglio della mano, nel tentativo di rincorrere il tempo che si allontana..senza per raggiungerlo mai, anzi perdendone i pezzi migliori, quelli pi importanti, perch non ritorneranno pi.

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