04/12/2006 Un essere vivente davvero speciale (Vincenzo Andraous)

Me ne sto seduto sul divano a guardare la televisione, mi passano davanti immagini di animali destinati all’estinzione, animali trattati con disattenzione, animali abbandonati sul ciglio della strada.

Un brivido mi scivola giù per la schiena, freddo come la paura causata dall’impotenza, mentre accovacciato tra i miei piedi, il mio cane dorme e non fa caso allo sferragliare dei miei pensieri.

Il mio cane non ha nobili tradizioni da sventolare, nè casate da tramandare, non è padre altero, nè figlio prediletto, non è il primo della fila, forse è l’ultimo della classe mal raggruppata.

E’ solo un cane a cui è stata tolta a forza la storia di ieri, concedendogli con aristocratica parsimonia la sopravvivenza in un maledetto canile, affinché la memoria gli fosse cancellata tra stenti e abbrutimenti. Il mio cane è una bandiera che sventola i suoi ciuffi di simpatia a chi gli regala una carezza, non diffida né digrigna i denti quando incontra gli uomini, non ha smania di possesso con i suoi simili, ama i bambini ed i gatti dispersi sulla strada, non ha odio né rancore nello sguardo, neppure desiderio di rinnegare ciò che lo ha attraversato.

Tra le curve della mia ira per chi ha abbandonato una bestia così umana, rimango persino perplesso per la possibilità di scacciare tanta speranza e fiducia. Ma forse la mia ira è sul serio mal spesa, perché di certo chi l’ha abbandonato è davvero un bastardo, per di più è uno scemo nel non sapere cosa ha perso.

Non so più se è lui il vero trovatello, chi dei due ha trovato l’altro, o chi ha trovato cosa. Sono sereno nel sentirlo felice, mi sento bene del suo bene, e mi rendo conto che il mio cane non è uno slogan, non è il risultato di un programma ben architettato per indurre a fare accoglienza.

Se ne sta al mio fianco insegnandomi il valore di quell’attenzione sensibile che non è solo la somma egoistica di una attenzione accudente-protettiva, bensì è attenzione per l’altro che mi cammina accanto, sia esso a due o quattro zampe.

Il mio cane è parte che mancava all’appello nelle mille orme che lascia dietro di sé, mentre poggia il passo sulla mia via. “Beati gli ultimi perché saranno i primi” ci ha detto Qualcuno qualche secolo fa, allora a ben guardare, il mio cane è fatto apposta per meritare la mia fiducia, perché non ha dimenticato il senso del suo esistere quando gli è stata depredata l’identità, e tanto meno oggi che l’ha ritrovata non richiama spiriti di vendetta.

Mi guarda e mi regala una leccata a tutto tondo sulla faccia, perché sa che non sarà mai più un cane perduto senza collare.