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  • 30/12/2011 Il sonno della ragione genera mostri... No! sono cozze... (Bartolomeo Pepe, Movimento Cinque Stelle)

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    Nell’estate del 2009 a partire dal 16 luglio, per almeno tre giorni, una quantità immane di liquami tossici si riversò nei mari di Licola e sul litorale domitio. Grande fu lo sconcerto tra i cittadini me compreso e devastante fu il danno all’ecosistema gia duramente compremesso.

    Le spiegazioni ufficiali fornite in un primo momento all’opinione pubblica si limitarono a sottolineare il contenzioso esistente tra Regione, Hydrogest, facendo intendere che i lavoratori non pagati per una forma di protesta avevano versato in mare ciò che di solito veniva in qualche modo fermato.

    La Magistratura ovviamente intraprese le dovute inchieste e a fine gennaio del 2011, la rivelazione shock: durante quei giorni fu riversato a mare “percolato non trattato”; la marea nera fuoriuscita anche per le strade e poi cresciuta sulle rive delle spiagge era veleno derivante direttamente dai siti di Cdr, figlia dall’emergenza rifiuti. Cosa ancor più grave, secondo i Giudici che aprirono l’inchiesta non si trattò di un errore o di imprevisto dovuto all’ordinario malfunzionamento dell’impianto.

    Il disastro fu il risultato di un accordo illecito, di una rete di complicità e vantaggi personali che avrebbe coinvolto imprenditori e amministratori pubblici, funzionari della Regione Campania e responsabili della Hydrogest. Ne seguirono anche 14 arresti ed altre misure cautelari.

    E’ di qualche giorno fa la notizia che la Procura ha concluso le indagini, notificando il relativo avviso ai diretti interessati. Le persone coinvolte ora, che hanno la facoltà per chiedere di essere ascoltati o presentare memorie difensive - sono salite a 41. Tra loro, l’ex Governatore Bassolino, l’ex Commissario straordinario ai rifiuti Catenacci, l’ex Prefetto di Napoli Pansa, l’ex Capo della Protezione Civile Bertolaso e la sua vice Marta Di Gennaro, gli ex assessori regionali Nocera e Nappi, l’ex amministratore delegato della Fibe Cattaneo, l’ex sub commissario regionale delle bonifiche Alfiero. I reati ipotizzati dai Giudici Noviello, Sirleo e Ucci sono “associazione a delinquere”, “falso” e “illeciti ambientali”.

    Un passaggio significativo dell’avviso è quello in cui i Pm scrivono che alcuni degli indagati (tra cui Catenacci, Di Gennaro, Pansa e Bertolaso) “agevolarono attivamente e istigavano gli altri concorrenti nel reato nel porre in essere artifizi e raggiri per occultare la pessima gestione degli impianti di epurazione, comprensivo dell’illecito conferimento el percolato”. Un esempio di questi raggiri, addebitati a Bassolino e al suo assessore e collaboratore politico Nappi, è “l’omessa segnalazione e contestazione della cattiva gestione dei depuratori”. Agghiacciante è la dichiarazione di Gaetano Di Bari, amministratore delegato dell’Hydrogest, captata in un’intercettazione telefonica e pubblicata su “Il fatto quotidiano”: “A me della Campania non me ne frega un cazzo, non me ne frega dello smaltimento dei rifiuti, il problema è loro. Devo fare tutto questo per 20.000 euro al mese. Mi hanno chiamato, mi hanno fatto sedere su una sedia e mi hanno detto ti devi prendere il percolato”. Ogni ulteriore commento è superfluo …

    Oltre laverità processuale, la collettività ha il diritto di conoscere e il dovere di non ignorare la verità storica: un intero sistema politico-massonico-istituzionale, con un consenso trasversale tra i partiti di maggioranza e opposizione e un sostanziale assenso da parte dei vertici nazionali, è oggettivamente responsabile di una disastrosa gestione del bene pubblico della nostra Regione. Ci saranno dei processi, le responsabilità ai vari livelli saranno accertate, ma il sospetto che tutto finisca in bolla di sapone come l'inchiesta Cassiopea è molto forte, visto degli appoggi massonici di cui godono gli attori di questa tragica farsa.

    Resta il dato di fatto che i depuratori nati come impianti biologici ( il termine biologico deriva dal fatto che per depuare le acque occorre una flora batterica) non lo saranno mai, poichè nessune batterio riesce a sopravivvere a quei veleni.
    Alla miriade di discariche legali, il numero si aggira a 93, in cui ricordiamo è stato seppelito di tutto un po dal rifiuto tossico nocivo industriale a quello ospedaliero e nella migliore delle ipotesi rifiuti speciali dobbiamo aggiungere quelle illegali, siamo intorno a 2551 siti censiti dell'arpac
    in attesa di una bonifica che non arriverà mai dove il rifiuto tossico nocivo la fa da padrone.

  • Siti di interesse nazionale e discariche dell' ARPAC

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    Basti pensare nella sola discarica "legale" di Pianura la temperatura si aggira intorno ai 450° gradi a 25 metri di profondità e l'ossigeno in superficie intorno ad una percentuale di 8 quando dovrebbe essere 21%, segno evidente di una reazione chimica ancora in atto, se pensiamo poi alla discarica Resit dove come delle fumarole i miasmi velenosi escono dalla discarica appestando l'aria, non osiamo minimamente immaginare quello che è sepolto in quelli illegali.

    Tutti questi siti faranno si che quintali di percolato rinnovato anche dalle continue piogge, inevitabilmente vada prima nelle falde e poi a mare e non si vede come si possa impedirlo, visto che tutto quello che si trova a monte finirà a mare prima o poi.

    Pochi mesi dopo l’insediamento del nuovo Consiglio regionale della Campania e dalla Giunta guidata del governatore Caldoro, visto il clamore dell'inchiesta è stata istituita una commissione di inchiesta sulla gestione dei depuratori.
    Un inchiesta farsa che già sappiamo come andrà a finire, che negherà l'evidenza del disastro ambientale in atto e che i depuratori ormai ridotti a semplici impianti di separazione chimico fisico, non riusciranno mai a fermare i veleni provenienti dall'entroterra

    Ne da meno è il neo eletto Sindaco De Magistris ed il suo vice Sodano, che nonostante la militanza sul fronte ambientale sembrano poco interessati al problema l'inquinamento evidente dell'acque non solo viene permessa la pesca ma anche l'allevamento di mitili eppure basta vedere la foto da google maps per vedere quello che il depuratore a San Giovanni versa giornalmente.

    Ebbene fino ad ora nessuna levata di scudi da parte di note associazione ambientaliste prese come sono a salvare foche monache o porticcioli a Ischia e poco importa che qui si muore mangiando cozze avvelenate

    http://www.beppegrillo.it
    Quest'opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons

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