I risultati di "Ecosistema
rischio" l'indagine di Legambiente e Protezione Civile. Maglie rosa al
nord: è Santa Croce sull'Arno (Pi) la prima della classe. Roma guida le
metropoli con 7,5 in pagella / FILE:
il dossier /
la classifica
Troppo cemento lungo i fiumi e i
torrenti italiani: l’80% dei mille comuni più esposti a rischio
idrogeologico ha abitazioni minacciate da frane e alluvioni, uno su tre
interi quartieri e oltre la metà vede addirittura sorgere in queste
fabbricati industriali. A fronte di questo ancora nel 37% dei comuni non
viene realizzata una manutenzione
ordinaria delle sponde e le delocalizzazioni di quelle strutture presenti
nelle aree a maggiore pericolo sono praticamente al palo. Migliore la
situazione per quanto riguarda l’organizzazione locale di protezione civile:
quasi quattro amministrazioni comunali su cinque possiedono un piano
d’emergenza da mettere in atto in caso di frana o alluvione, anche se oltre
la metà non lo ha aggiornato negli ultimi anni, rendendolo così uno
strumento spesso spuntato in situazioni di calamità. Due comuni su tre
complessivamente bocciati nella mitigazione del rischio idrogeologico, il
28% addirittura non fa praticamente nulla per la sicurezza del territorio.
Concentrate nel nord e nel centro le ‘maglie rosa’ assegnate ai
comuni più meritori da ‘Operazione Fiumi 2006’ di Legambiente e Dipartimento
della Protezione Civile. Primi in classifica Santa Croce sull’Arno (Pi) e,
per il secondo anno consecutivo, Palazzolo sull’Oglio (Bs). Sono cinque,
invece, le “maglie nere”, assegnate tutte al centro-sud. Tra le grandi città
Roma prima in classifica con un 7 e mezzo in pagella, fanalino di coda
Napoli che ottiene una grave insufficienza. Su base regionale è nelle Marche
la percentuale di comuni più attivi contro il rischio idrogeologico, il 59%
svolge infatti un lavoro complessivamente positivo in questo senso. Anche in
Emilia Romagna, Valle d’Aosta e Toscana i comuni più meritori superano la
metà. In fondo alla classifica i comuni di Abruzzo, Calabria e Sardegna,
dove oltre l’80% svolge un lavoro negativo. Complessivamente in Italia le
amministrazioni locali non sembrano ancora sufficientemente attive per
rendere meno fragile il territorio, anche se tanti esempi positivi
dimostrano come una gestione diversa dei fiumi sia possibile.
Sono questi alcuni dei dati di Ecosistema Rischio, l’indagine di
Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile, realizzata per
fotografare la reale situazione dei comuni italiani a rischio idrogeologico,
presentati questa mattina nel corso di una conferenza stampa da Guido Bertolaso, capodipartimento della
Protezione Civile e Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente.
Con Operazione Fiumi 2006, la campagna d’informazione per la prevenzione dei
rischi legati al dissesto idrogeologico, sono state monitorate le azioni che
946 amministrazioni comunali, classificate nel 2003 dal Ministero
dell’Ambiente e dall’UPI a rischio idrogeologico molto elevato, svolgono per
la prevenzione di frane e alluvioni in tutta Italia.
«Con i cambiamenti climatici in atto e le frequenti precipitazioni
temporalesche intense – spiega Simone Andreotti, responsabile nazionale
Protezione Civile Legambiente – oltre ai grandi fiumi è fondamentale
monitorare e mettere in sicurezza l’immenso reticolo di corsi d’acqua minori
italiani. Torrenti, fossi e fiumare dove si sono compiuti spesso gli scempi
urbanistici più gravi, con intubazioni, discariche abusive, ponti
sottostimati e con le case sin dentro gli alvei. Soprattutto su questi punti
estremamente critici – conclude Andreotti - è prioritario iniziare ad
abbattere le case abusive e a delocalizzare le strutture più a rischio,
concretizzando interventi di qualità di messa in sicurezza».
«I disastri ambientali che vedono protagonisti i fiumi italiani sono
la diretta conseguenza di scelte sciagurate compiute dall'uomo – sottolinea
Francesco Ferrante, Direttore Generale Legambiente – l’abusivismo,
l’urbanizzazione delle aree golenali e la mancata manutenzione ordinaria dei
corsi d’acqua, sono spesso le vere cause delle catastrofi. Quest’anno
finalmente i fondi stanziati dalla Finanziaria per la difesa del suolo
tornano a crescere in modo consistente – conclude Ferrante - diventa
improrogabile che soprattutto i Sindaci li spendano per interventi realmente
efficaci, segnando un’inversione di tendenza verso la buona gestione del
territorio, mettendo la sicurezza dei cittadini tra le priorità assolute nel
loro lavoro».
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