Gli stravolgimenti impediscono a molte specie di mettere in atto immediate
strategie evolutive e di sopravvivenza. Se l’aumento della temperatura globale
supererà di 2 gradi centigradi i valori preindustriali, si legge nel documento,
il tasso di estinzione in Europa potrebbe essere del 38%, mentre nell’Australia
nord-orientale potrebbe toccare la quota del 72%.
“Gli uccelli sono sempre stati indicatori fondamentali dei cambiamenti
ambientali, quasi una sorta di termometro dello stato di salute del pianeta –
avverte Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia - . Questo
rapporto conferma che essi costituiscono un vero e proprio campanello d’allarme
rispetto ai cambiamenti climatici, che stanno influenzando il loro
comportamento”.
Il fenomeno è tanto più preoccupante, sottolinea il rapporto, se si pensa che
gli uccelli hanno sempre avuto una grande capacità di adattarsi ai diversi
ambienti ed alla naturale variabilità presente nei sistemi naturali.
“E’ facile osservare – sottolinea Bologna – come numerose specie non compiono
più i loro spostamenti migratori e che le modificazioni climatiche, avendo
importanti ripercussioni sulla dinamica naturale degli ecosistemi, renda gli
uccelli completamente disorientati”.
Il fenomeno non risparmia nessuna zona del mondo. In Africa, ad esempio, sono
a rischio l’Upupa e l’Aquila rapace, mentre nel nord Europa l’Uria comune non
trova più i pesci necessari al proprio nutrimento a causa del riscaldamento dei
mari.
In Canada il Pulcinella dai ciuffi sta perdendo la sua capacità riproduttiva,
mentre il Pinguino delle Galapagos non trova cibo a sufficienza a causa
dell’enfatizzarsi dei fenomeni climatici come il Niño. Inoltre, il progressivo
restringimento degli habitat naturali sta seriamente minacciando alcuni
esemplari come le Gru siberiane, il Pinguino imperatore dell’Antartico e la
Pernice bianca delle Alpi.
“E’ necessario – evidenzia il rapporto del Wwf – produrre una rapida e
significativa riduzione delle emissioni di gas serra se si vuole scongiurare uno
scenario di questo tipo: per questo, il summit sul clima in corso a Nairobi deve
urgentemente avviare la nuova trattativa per la seconda fase di Kyoto prevista
per il dopo 2012, con percentuali di riduzione delle emissioni molto più
significative delle attuali”.
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