I prossimi giorni in Europa saranno quelli decisivi per
capire definitivamente le sorti di Reach, il nuovo regolamento che ha come
obiettivo quello di riordinare tutta la normativa in tema di autorizzazione
delle sostanze chimiche prodotte e utilizzate dal mercato. Sul tema
riportiamo di seguito un articolo di Francesco Ferrante, direttore generale
di Legambiente pubblicato oggi, 8 novembre su il quotidiano EUROPA.
I prossimi giorni in Europa saranno quelli decisivi per capire
definitivamente le sorti di Reach, il nuovo regolamento che ha come
obiettivo quello di riordinare tutta la normativa in tema di autorizzazione
delle sostanze chimiche prodotte e utilizzate dal mercato, probabilmente la
normativa più importante sul piano industriale e ambientale che l'Unione
europea abbia mai affrontato.
È in corso una complessa trattativa tra commissione, consiglio e
parlamento in cui quest'ultimo sino adora ha svolto il ruolo più
"avanzato" scommettendo sul fatto che una norma severa dal punto di vista
delle tutela dell'ambiente e della salute avrebbe anche favorito
l'innovazione e la capacità dell'industria di adeguarsi alle nuove richieste
di sicurezza che vengono dai cittadini europei.
Il consiglio invece (e al suo interno non è ancora chiara la
posizione del governo italiano) è parso invece più sensibile alle
richieste della lobby delle grandi industrie chimiche che vogliono in buona
sostanza frenare il cambiamento. Il punto fondamentale su cui sta avvenendo
lo scontro è il "principio di sostituzione", l'obbligo cioè di sostituire
con prodotti che hanno la stessa efficacia, ma sono meno dannosi, quelli più
impattanti. Un principio che rappresenta un elemento fondamentale per
l'interesse della salute dei cittadini e dell'ambiente ma anche per
l'innovazione e la competitività delle nostre imprese, a partire da quelle
piccole e medie per le quali aver inserito il cosiddetto principio Osor
(ovvero one sostance, one registration) significa poter mettere in atto
sistemi di filiera e non subire pesanti oneri economici.
C'è poi l'estensione dell'"obbligo di diligenza" (duty
of care) che rende le industrie chimiche responsabili della sicurezza dei
loro prodotti. Positivo almeno quanto l'aver stabilito il diritto dei
consumatori ad accedere alle informazioni sulle sostanze chimiche presenti
negli oggetti di uso quotidiano.Il prossimo passaggio sarà a questo punto
l'assemblea plenaria dell'europarlamento in programma a metà novembre nella
quale se si raggiunge la maggioranza qualificata, il testo potrà passare al
vaglio del consiglio competitività di dicembre ed avere il definitivo via
libera. Ed è per questo che è fondamentale che gli europarlamentari del
centrosinistra si impegnino in maniera forte e univoca per salvare i punti
qualificanti del Reach.
Se così non fosse l'iter prevede il ricorso al procedimento di
conciliazione, che oltre ad essere ritenuto di per sé rischioso per la
tenuta del testo attuale, avrebbe in più lo svantaggio di essere espletato
con la nuova presidenza europea, che spetterà a gennaio alla Germania, paese
da sempre ostile a questo regolamento sulla chimica.
È invece questa un'occasione fondamentale per spingere il nostro
sistema industriale nella direzione dell'innovazione, l'unica che
potrebbe garantirci un ruolo nel mercato globalizzato. Purtroppo anche in
questo caso, e non è la prima volta, i rappresentanti della nostra industria
- la Federchimica - non stanno cogliendo quest'occasione per cambiare
strada. La storia della nostra chimica è già piena di ritardi che hanno
causato la perdita di un primato che questo paese si era conquistato negli
anni sessanta.
Oggi siamo residuali nel mondo, per uscire da questa impasse
l'unica strada è scommettere su una nuova chimica, piena di
contenuti e conoscenze, più rispettosa dell'ambiente.
La politica - i parlamentari, ma anche e soprattutto il governo italiano nel
consiglio - ha oggi l'obbligo al contrario di indirizzare verso il nuovo chi
resiste e dare così una chance per il futuro a un settore industriale così
importante.
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