Per colpa dei cambiamenti climatici riduzione del pil fino al 20%. L'allarme dell'economista Stern. Blair ingaggia Al Gore per premere su Bush. Bonelli (Verdi): "Costi altissimi, correre ai ripari"
5,5 trilioni di euro, riduzione del 20% del prodotto economico mondiale, 200 milioni di possibili nuovi profughi. Questo sarà il prezzo da pagare se non si affronterà in maniera risolutiva nei prossimi anni il problema dei mutamenti climatici.
A lanciare l’allarme un nuovo studio realizzato dall’economista britannico Nicholas Stern, ex dirigente della Banca Mondiale. Nello scritto – 700 pagine in totale – l’autore sostiene che, con il trend attuale, la temperatura media della terra salirà di 2-3 gradi centigradi nei prossimi 50 anni con conseguenze devastanti. I paesi più colpiti sarebbero quelli poveri, mentre lo scioglimento dei ghiacciai aumenterà il rischio di alluvioni e ridurrà le risorse d’acqua.
“Il rapporto è chiaro: stiamo andando verso punte catastrofiche sul piano climatico se non agiamo. Bisogna creare un’energia più pulita ed usarla di meno”. Il primo ministro britannico Tony Blair commenta così i dati dello studio, definendoli “una sveglia suonata a ogni paese del mondo”.
Nel frattempo, il ministro delle finanze Gordon Brown ha annunciato che il nuovo consigliere per l’ambiente del governo britannico sarà l’ex vicepresidente Usa Al Gore. Lo schema previsto da Brown è semplice: perseguire delle politiche che riducano le emissioni del 30% entro il 2020 e del 60% entro il 2050. Per fare questo però, avverte Stern, non servono misure unilaterali, ma uno sforzo mondiale. Quindi, anche paesi come Usa, Cina e India devono essere coinvolti negli accordi del dopo Kyoto. La nomina di Gore nelle intenzioni del governo inglese punta anche a fare pressioni sull’amministrazione Bush affinché aderisca alle iniziative internazionali contro il surriscaldamento del pianeta.
Il governo britannico sta inoltre vagliando una serie di “tasse verdi” per cercare di arginare il problema del surriscaldamento globale. In una lettera scritta a Brown, il ministro dell’ambiente David Miliband chiede di “aumentare il ventaglio delle tassazioni esistenti, usare la leva fiscale su settori nei quali gli incentivi per ridurre le emissioni sono di debole efficacia e identificare nuovi strumenti per portare avanti la lotta contro i gas serra”.
Il rapporto dell'economista Nicholas Stern “descrive uno scenario estremamente negativo per il futuro e per le condizioni delle popolazioni, a causa del forte grado di incidenza del cambiamento climatico sull'economia”, commenta il capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli. “Da tempo - dice Bonelli - noi Verdi parliamo dei costi economici e sociali derivanti dall'inquinamento e dallo smog”. In Italia, sottolinea Bonelli, l’inquinamento costa ogni anno oltre 3 miliardi di euro. Ogni anno si perdono 2,4 milioni di giornate lavorative per malattie connesse allo smog, cui si aggiungono i costi sanitari e la mancata produttività. Ogni anno muoiono 7.000 persone a causa dell’inquinamento da polveri sottili. Ma sul trasporto pubblico nelle città gli investimenti sono stati in questi anni fermi e ridotti al minimo”.
30/10/2006 Cambio clima danneggia pure l’economia (http://www.lanuovaecologia.it)
I cambiamenti costano 5,5
trilioni di euro. Lo studio dell’ex dirigente della Banca
Mondiale Nicholas Stern: «Calo del 20% del pil mondiale se non
si affronterà il problema»
le reazioni internazionali
I cambiamenti del clima, con l'innalzamento
generalizzato delle temperature medie, non sono solo una
minaccia all'ambiente, ma rappresentano anche un pericolo
gravissimo per l'economia mondiale: lo afferma un autorevole
rapporto curato dall'economista britannico Nicholas Stern, ex
dirigente della Banca Mondiale, che per lo scenario peggiore
prevede un calo del 20% del prodotto economico mondiale a causa
dei mutamenti climatici. Un costo calcolato attorno ai 5,5
trilioni di euro, se non si affronterà il problema in maniera
risolutiva entro i prossimi dieci anni. Il rapporto è stato
anticipato dal domenicale The Observer. Per la prima volta,
un'analisi del “global warming” analizza le conseguenze
economiche dei cambiamenti: questo potrebbe influenzare più di
ogni considerazione ambientale le risposte di governi e
industrie, in particolare negli Usa - il paese che inquina di
più al mondo - dove l'amministrazione ha sempre respinto
l'opinione prevalente tra gli scienziati sui cambiamenti
climatici.
Stern ha studiato quali potrebbero essere le conseguenze
dei cambiamenti climatici sul pil mondiale da qui al 2100,
concludendo che nella migliore delle ipotesi, l'1% del prodotto
economico mondiale andrà in spese volte a sanare le conseguenze
dei cambiamenti climatici. Lo studio – 700 pagine – è stato
commissionato dal governo britannico nel 2005, e lo stesso
esecutivo di Londra ritiene che le conclusioni preoccupanti
della ricerca rendano possibile far accettare all'opinione
pubblica una serie di tasse 'ecologiche', dagli aumenti delle
accise sulla benzina, a tasse su chi viaggia in aereo, già
individuate dal ministro dell'Ambiente David Milliband. Ma
quello dell'aggravio fiscale per i contribuenti britannici
sembra ben poca cosa, a fronte di 200 milioni di possibili
profughi, la maggiore migrazione della storia moderna, causa
distruzione di intere zone da parte di siccità e alluvioni.
Stern avverte che un nuovo trattato che seguirà Kyoto dev'essere
varato entro il prossimo anno, e non entro il 2010/11 come
previsto, se si vogliono tagliare drasticamente le emissioni
dannose.
Lo studio spiega che l'Europa dovrà estendere il sistema
detto “cap and trade”, nel quale le emissioni di anidride
carbonica vengono fissate a un certo tetto massimo: se
un'azienda vuole inquinare di più deve comprare questo diritto
da industrie meno inquinanti, che non raggiungono il tetto.
Cosi, si auspica, le aziende accelereranno la ricerca di sistemi
di produzione meno inquinanti. Al tempo stesso, ai governi viene
chiesto di raddoppiare gli investimenti nella ricerca di fonti
energetiche pulite. E non servono - avverte Stern - misure
unilaterali, ma serve un sforzo mondiale: se la Gran Bretagna
chiudesse tutte le sue centrali elettriche domani, ad esempio,
la riduzione di emissioni dannose verrebbe vanificata entro soli
13 mesi dalla crescita inquinante della Cina, che insieme
all'India rappresenta la sfida decisiva per la riduzione delle
emissioni nel futuro immediato.
Le anticipazioni del rapporto Stern coincidono con
l'allarme lanciato da un altro studio sul clima, “Up in Smoke
2”, fatto da un gruppo di Ong britanniche - Oxfam, la New
Economics Foundation e il Working Group on Climate Change and
Development, che raccoglie organizzazioni umanitarie ed
ecologiste - per il quale gli aiuti economici all'Africa vengono
vanificati proprio dall'aggravarsi delle conseguenze
dell'effetto serra. L'aumento delle temperature medie - 3,5
gradi negli ultimi 20 anni in alcune zone - rende le zone aride
sempre più aride e quelle umide sempre più umide. Risultato:
nella sola Africa sub-sahariana, 25 milioni di persone hanno
sofferto la fame lo scorso anno.
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