30/10/2006 Ue: «Basta Indugi su Kyoto» (www.lanuovaecologia.it)

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  • Presentato il rapporto sull'impegno dei venticinque contro i gas serra. L'Italia lontana dagli obiettivi. Dimas: «Serve impegno concreto. Non abbiamo margine d'errore»

    Gli stati membri dell'Unione europea devono intensificare i propri sforzi per centrare gli obiettivi di Kyoto sulle emissioni di gas serra: è questo il messaggio lanciato dalla Commissione Ue, che ha pubblicato il suo rapporto annuale sui progressi fatti dai Venticinque lungo il cammino dei target ambientali. In particolare, il rapporto indica che tra i membri dell'Ue-15, sette paesi -inclusa l'Italia- oltrepasseranno secondo le rispettive proiezioni i limiti (legalmente vincolanti) imposti dal Protocollo. Il gruppo Ue-15, ricorda il rapporto, si è impegnato a ridurre le sue emissioni complessive nel periodo 2008-2012 ad un livello dell'8% inferiore rispetto all'anno base di ciascun Paese, che nella maggior parte dei casi corrisponde al 1990.

    Il rapporto della Commissione europea parla chiaro: la riduzione dell'8%, sottolinea lo studio, può essere raggiunta nel 2010 (cioé a metà del cammino) «solo se tutte le misure previste dagli stati membri saranno attuate appieno e di tradurranno nei previsti risparmi sulle emissioni». La strada, quindi, si presenta in salita. «Queste proiezioni indicano che non c'é spazio per essere compiacenti e non ci sono margini di errore – ha dichiarato in un comunicato il Commissario Ue all'Ambiente, Stavros Dimas – La Commissione continua a lanciare nuove iniziative per ridurre le emissioni in Europa, come dimostra il Piano d'azione per l'efficienza energetica annunciato la settimana scorsa». Tuttavia, "tutti gli stati membri devono fare il possibile per assicurarsi di tener fede ai nostri impegni collettivi presi – ha proseguito il Commissario Ue -. I paesi che sono indietro devono fare subito maggiori sforzi per raggiungere i propri obiettivi, se necessario attraverso ulteriori misure a livello nazionale per ridurre le emissioni».

    Come è noto, le emissioni di gas serra dei paesi Ue-15 nel 2004 erano lo 0,9% sotto i livelli dei rispettivi anni base. Secondo le più recenti proiezioni degli stati membri, con il solo aiuto delle misure e delle politiche esistenti i Quindici riusciranno a portare le emissioni future solo lo 0,6% sotto i livelli dei rispettivi anni base entro il 2010. Con l'aiuto di misure addizionali già concordate, prosegue la nota, la riduzione potrà essere portata al 4,6%, sempre ammesso però che le misure siano attuate nei tempi previsti. Inoltre, dieci di questi 15 paesi prevedono di ottenere crediti per la riduzione delle emissioni da progetti di paesi terzi realizzati secondo il meccanismo di Kyoto basato sul mercato.

    Se questi piani verranno realizzati appieno, osserva Bruxelles, permetteranno un'ulteriore riduzione delle emissioni al 7,2% sotto i livelli degli anni base entro il 2010. A questo, punto, conclude la Commissione europea, tenendo conto dei programmi di riforestazione (che permettono l'assorbimento dell'anidride carbonica dall'atmosfera), «la riduzione complessiva potrebbe raggiungere l'obiettivo di Kyoto dell'8%». Quanto all'Italia e gli altri sei paesi (Austria, Belgio, Danimarca, Irlanda, Portogallo e Spagna), le proiezioni danno livelli di emissioni superiori a quelli permessi dall'accordo di “burden-sharing” (ovvero di suddivisione degli oneri), che traduce l'impegno dell'8% in obiettivi di emissioni individuali legalmente vincolanti per ciascuno dei paesi dell'Ue-15.

    27/10/2006 Kyoto, non ci siamo (www.verdi.it)

    Duro monito della Ue agli stati membri: "Senza sforzi aggiuntivi non riusciremo a centrare gli obiettivi". "L'Italia paga anni di immobilismo. Più impegno per evitare conti salati", ammonisce il Wwf

    Più impegno dagli stati membri dell'Unione europea per centrare gli obiettivi di Kyoto sulla riduzione dei gas serra: lo chiede la Commissione Ue, che ha pubblicato il rapporto annuale sui progressi fatti dai Venticinque lungo il cammino dei target ambientali.

    (Nella tabella le proiezioni della Commissione)  

    Il rapporto indica che tra i membri dell' Ue-15, sette paesi tra cui l'Italia oltrepasseranno secondo le rispettive proiezioni i limiti (legalmente vincolanti) imposti dal Protocollo. Il gruppo Ue-15, ricorda il rapporto, si è impegnato a ridurre le sue emissioni complessive nel periodo 2008-2012 dell'8% rispetto al 1990.

      Tale target può essere raggiunto nel 2010 (cioè a metà del cammino) "solo se tutte le misure previste dagli stati membri saranno attuate appieno e di tradurranno nei previsti risparmi sulle emissioni".

      La strada, quindi, si presenta in salita. "Queste proiezioni indicano che non c'è spazio per essere compiacenti e non ci sono margini di errore”, ha dichiarato in un comunicato il Commissario Ue all'Ambiente, Stavros Dimas.

      “Tutti gli stati membri devono fare il possibile per assicurarsi di tener fede ai nostri impegni collettivi presi - ha proseguito il Commissario Ue -. I paesi che sono indietro devono fare subito maggiori sforzi per raggiungere i propri obiettivi, se necessario attraverso ulteriori misure a livello nazionale per ridurre le emissioni".

      "La situazione italiana è frutto di anni di immobilismo totale se non di una politica che molte volte è andata in senso contrario. L'Italia ha aumentato le proprie emissioni non perché - ha spiegato Maria Grazia Midolla, responsabile clima del Wwf - ha avuto un periodo di sviluppo ecomico ma perché sono aumentati i consumi individuali e dei servizi. Questo la dice lunga sul fatto che non si è agito per incrementare l'efficienza e disincentivare l'aumento dei consumi".

      "Maggiore sarà il gap tra l'obiettivo assegnato all'Italia della riduzione del 6,5% e l'attuale tendenza alla crescita delle emissioni - ha proseguito Midolla - maggiori saranno gli oneri che l'Italia dovrà sostenere. Occorre quindi agire subito. Oltre ad attuare politiche e misure ancora sulla carta, vanno pensate azioni aggiuntive. Del resto - ha concluso Midulla - le emissioni non si tagliano e il protocollo di Kyoto non si applica senza una strategia ad ampio raggio che vada a toccare tutte le fonti di inquinamento, dall'energia ai trasporti".

    31/10/2006 Dall'Australia no a Kyoto (www.lanuovaecologia.it)

    Continua a rinnegare il Protocollo il capo del governo John Howard: «Che senso ha se non lo firmano Usa, Cina e India?». L'opposizione: «Se vinciamo sì a Trattato»

  • Ue: «Basta indugi su Kyoto»

    RAPPORTO STERN: Quanto costa il cambio di clima /

    Continua a rinnegare il Protocollo il capo del governo John Howard: «Che senso ha se non lo firmano Usa, Cina e India?». L'opposizione: «Se vinciamo sì a Trattato»

    Il governo conservatore australiano, che per proteggere l'industria del carbone è rimasto l'unico fra i paesi industrializzati, insieme con gli Stati Uniti, a non aver ratificato il protocollo di Kyoto sul contenimento dei gas serra, resiste alle pressioni crescenti ad unirsi alle nazioni firmatarie, nonostante le tetre previsioni del rapporto dell'ex economista capo della Banca mondiale, Nicholas Stern. Il premier John Howard ha affermato oggi in parlamento che ogni soluzione al riscaldamento globale è destinata a fallire senza l'impegno dei più grandi produttori di emissioni di gas serra: Cina Usa e India. «Non si può avere una risposta efficace al riscaldamento globale senza avere tutti i colpevoli nella rete. Non tradiremo i vantaggi naturali che la provvidenza ha dato al nostro Paese, non tradiremo chi lavora nell'industria delle risorse», ha dichiarato. L'Australia potrebbe unirsi ad uno schema globale di trading delle emissioni, come raccomandato dal rapporto, ma solo se vi prenderanno parte tutte le nazioni industrializzate, ha detto Howard. Uno schema “rivale” di Kyoto, a cui aderiscono Australia, Cina, India, Usa, Corea del sud e Giappone, e che si affida a nuove tecnologie per ridurre le emissioni e per incanalare nel sottosuolo il CO2, è considerata da Canberra una migliore soluzione.

    Con l'Australia nella morsa della più grave siccità in 100 anni, che ha messo in ginocchio il settore agricolo, il rapporto Stern avverte che i maggiori fiumi del continente si prosciugheranno con la riduzione delle piogge invernali. «In Australia, il più arido dei continenti, le precipitazioni invernali nel sud-ovest e nel sud-est probabilmente diminuiranno significativamente, poiché i percorsi temporaleschi devieranno verso il polo sud allontanandosi dal continente. Il flusso dei fiumi, compresi quelli che alimentano Sydney, secondo le previsioni diminuiranno del 15% con ogni aumento di temperature di 1-2 gradi», sostiene il rapporto.

    Il leader dell'opposizione laburista Kim Beazley ha definito Howard un «ritardatario cronico», che ha cambiato posizione sul cambiamento climatico diverse volte, a seconda di ciò che pensa l'amministrazione di Washington. Se vincerà le elezioni del prossimo anno, ha aggiunto Beazley, il suo governo firmerà Kyoto, si impegnerà nel trading delle emissioni, si concentrerà sulle fonti di energia rinnovabile e sullo sviluppo di tecnologie di 'carbone pulito'. I verdi intanto hanno chiesto al governo di creare un ministero per il cambiamento climatico, mentre Greenpeace chiede un calendario per chiudere gradualmente un segmento sostanziale dell'industria del carbone, creando occupazione alternativa per i lavoratori del settore.


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