Presentato il
Living Planet Report del Wwf. Nel 2003 abbiamo consumato il 23 per cento
in più di quello che puo offrire il pianeta. Verdi: "No all'inerzia. Oltre
al Pil servono indicatori ambientali"
Secondo il
rapporto Living Planet del Wwf le risorse del pianeta
sono a rischio. E se si continua così, cioè con gli attuali ritmi di
consumo risorse (terreno fertile, acqua, risorse forestali, specie
animali, comprese le risorse ittiche), la popolazione umana entro il
2050 raggiungerà un ritmo di consumo pari a due volte la
capacità del Pianeta Terra.
“Sarebbe gravissimo restare indifferenti al quadro che emerge dal Rapporto
– ammonisce il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio –.
Nella complessità e varietà degli interventi da attuare – ha aggiunto il
ministro – abbiamo lavorato per alcuni atti che vanno in questa direzione:
un Piano nazionale per le emissioni di CO2 che prevede un taglio deciso
e la richiesta di investimenti per lo sviluppo delle fonti energetiche
rinnovabili e per la mobilità sostenibile. Sono i primi segnali
positivi ma molto resta da fare. Con questi risultati l’Italia dovrà
presentarsi a Nairobi, in occasione della Conferenza sui Cambiamenti
climatici e sul Protocollo di Kyoto a novembre”
Anche la deputata dei
Verdi Grazia Francescato ed ex presidente del Wwf Italia ha
commentato il rapporto secondo cui "gli allarmi sulla forte riduzione
delle risorse del nostro pianeta, che vengono da tempo lanciati dagli
ambientalisti e dai Verdi e che negli ultimi anni sono stati fatti propri
anche dagli scienziati, che peraltro tendono ad essere ancora più
pessimisti, pretendono un immediato capovolgimento del nostro concetto di
ricchezza.
La prima risorsa che
verrà a mancare è l'acqua, poi sarà il turno delle foreste -
spiega Francescato - ed è per questo che bisogna con urgenza
includere e considerare, accanto agli indicatori economici degli Stati,
come il Pil, anche quelli ambientali e sociali, con particolare
riferimento alle risorse naturali ancora intatte”.
“Il primo accenno di questa non più differibile rivoluzione copernicana –
ha sottolineato la parlamentare – è già presente nella Finanziaria, dove i
Verdi hanno chiesto ed ottenuto l’introduzione dei primi elementi
di contabilità ambientale”.
Presentato oggi
a Pechino, il rapporto del Wwf è il frutto di un lavoro di durato
due anni durante i quali sono stati compilati due indicatori dello Stato
di salute del pianeta. Tra i partner del Wwf nella stesura del Living
Planet Report ci sono anche la Società Zoologica di Londra ed il
Global Footprint
Network.
Tra gli indicatori
spicca l'Indice del Pianeta Vivente (Living Planet Index) che si
basa sui trend di oltre 3.600 distinte popolazioni di 1.300 specie di
vertebrati in tutto il mondo. In tutto sono stati analizzate 695 specie
terrestri, 344 di acqua dolce e 274 specie marine.
Negli oltre trent'anni
presi in considerazione le specie terrestri si sono ridotte del 31%,
quelle di acqua dolce del 28% e quelle marine del 27%. Il
secondo indice, l'Impronta Ecologica, misura la domanda in termini
di consumo di risorse naturali da parte dell'umanità. Il peso dell'impatto
umano sulla Terra è più che triplicato nel periodo tra il 1961 e il 2003.
Questo rapporto mostra
che la nostra impronta ha già superato nel 2003 del 25% la
capacità bioproduttiva dei sistemi naturali da noi utilizzati per il
nostro sostentamento. Nel rapporto precedente (quello pubblicato nel 2004
e basato sui dati del 2001) era del 21%.
In particolare,
l'Impronta relativa alla CO2, derivante dall'uso di combustibili
fossili, è stata quella con il maggiore ritmo di crescita
dell'intera Impronta globale: il nostro 'contributo' di CO2 in atmosfera è
cresciuto di nove volte dal 1961 al 2003.
Gli italiani, in base
all’impronta ecologica globale si piazzano così al 29° posto. La Cina
si pone a metà nella classifica mondiale, al 69mo posto, ma la sua
crescita economica (che nel 2005 è stato del 10,2%) e il rapido
sviluppo economico che la caratterizza giocheranno un ruolo chiave
nell'uso sostenibile delle risorse del pianeta nel futuro.
Questo è uno dei motivi
per cui il Living Planet Report quest'anno è stato lanciato proprio in
Cina. Il Wwf ritiene vitale per il pianeta che il gigante asiatico e gli
altri Paesi di nuova industrializzazione (che globalmente raggiungono
oltre il miliardo di abitanti e che stanno raggiungendo un livello di
consumo paragonabile ai paesi dell'area Ocse) non segua i modelli di
sviluppo dell'Occidente, ma persegua il proprio sviluppo in una chiave di
sostenibilità.
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