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  • Negli Usa è allarme: funghi, muffe e insetti attaccano le piante e non lasciano loro scampo. Colpa dei cambiamenti climatici Con l’arrivo dell’autunno milioni di americani si preparano a rivivere il rito nazionale del foliage, quel particolare fenomeno che si verifica quando le foglie degli alberi cambiano colore assumendo ogni giorno sfumature più brillanti, dal rosso al porpora all’oro. È un tratto così caratteristico dei paesaggi americani che migliaia di appassionati si metteranno in marcia armati di macchine fotografiche per catturare con un clic magnifici giochi di luce e colore. All’arrivo però troveranno una spiacevole sorpresa: le tonalità vivaci e sgargianti hanno lasciato il posto a un giallo smorto e a un pallido grigio.  

    La ragione è che gli alberi secolari degli Stati Uniti stanno morendo. Il settimanale Newsweek, che all’argomento ha dedicato uno speciale, calcola che in Colorado il 60 per cento dei pini che nel 2002 risultava malato, ora è morto. Nella White River National Forest, sempre in questo Stato, gli esemplari malati raggiungono addiritura il 90 per cento del totale e le loro aspettative di vita non superano anche in questo caso i 2 anni. Una sorte condivisa anche dai pini bianchi del Parco di Yellowstone (Wyoming) e delle Montagne Rocciose vecchi di 700 anni, dai frassini dell’Ohio, dagli aceri del New England, dai pioppi dalle foglie brillanti dell’Idaho - calati negli ultimi 100 anni del 65 per cento - dagli abeti Hemlock del Massachusetts, e dalle milioni di piante che continuano ad ammalarsi anche in Indiana, Michigan, Tenessee, Arizona, New Mexico, California e persino in Alaska.   

    Le cause della spaventosa moria di alberi che si sta abbattendo sugli Stati Uniti sono diverse, ma tutte riconducibili ad un unico fenomeno: il surriscaldamento del clima che favorisce la proliferazione di parassiti mortali per le piante prima inesistenti o presenti in misura limitata. Funghi, muffe e insetti attaccano le piante e non lasciano loro scampo. Chi le ha provate tutte, assicura che non c’è rimedio a questa invasione. Finora gli interventi di disinfestazione si sono rivelati inefficaci e costosi e non hanno risolto nulla. Milioni di esemplari continuano a morire e al loro posto rimangono distese di scheletri privi di vita e secchi trasformando l’habitat di cervi, alci, orsi e scoiattoli in un inferno sempre a rischio incendi.   

    La situazione è precipitata quest’estate con la spettacolare invasione di insetti che ha interessato soprattutto i Parchi nazionali dell’Ovest, dal Colorado al Wyoming fino alle Montagne Rocciose e alla California. Si tratta di coleotteri di piccole dimensioni che erano presenti già prima nell’ecosistema alpino di questi luoghi, ma che negli ultimi anni hanno avuto una straordinaria esplosione. La novità è che ora riescono a raggiungere anche le quote più alte.   

    Il personale dei Parchi assicura che finora non si era mai visto nulla di simile. Le femmine di questi insetti depongono le uova nella corteccia degli alberi che finiscono per essere infestate da milioni di larve che succhiano le loro sostanze nutritive. Il fenomeno ha avuto un’impennata a partire dalla metà di luglio, probabilmente a causa dell’ondata straordinaria di caldo; e secondo i responsabili delle aree protette colpite ormai non c’è più rimedio.   

    I trattamenti mirati hanno costi elevati, tra i 10 e i 15 dollari ad albero, e la medicina dev’essere spruzzata su tutto il tronco fino a 15 metri di altezza e oltre. Secondo gli agenti del servizio forestale, è meglio tagliare gli alberi malati. Tanto, assicurano, per loro non c’è più niente da fare.


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