Ogni giorno quattro reati: sversamento di
inquinanti, pesca illegale, scarichi civili e industriali non consentiti. In
tre anni denunciati 700 criminali. Legambiente e il Corpo forestale
presentano il rapporto "Fiumi e Legalità"
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il dossier Sui nostri fiumi, ogni giorno, vengono commessi 4
illeciti: sono 5.000 i reati tra il 2003 e il 2005, 4.053 amministrativi
e 991 penali. Pesca illegale, captazioni, sversamento di sostanze inquinanti
delle acque, mancata depurazione degli scarichi civili e industriali, furto
di ghiaia e inerti dagli alvei e abusivismo edilizio lungo le sponde:
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Fiume Sarno
ecco i principali nemici degli ecosistemi fluviali e delle tante economie
locali eco-sostenibili che vi convivono. Nel Lazio, in Abruzzo e in Toscana
la situazione più pesante per i fiumi, con rispettivamente 870, 848, 476
illeciti accertati dal Corpo forestale dello Stato nell’ultimo triennio.
Illegalità commesse da pochi che rischiano di pregiudicare per sempre un
bene di tutti, ecosistemi fluviali che rappresentano luoghi di altissimo
pregio paesaggistico e naturalistico. E parliamo soltanto di quegli illeciti
che sono stati accertati dal Corpo forestale dello Stato, senza tenere conto
di quelli accertati dalle altre forze di polizia che concorrono alla
salvaguardia dei fiumi e senza contare le regioni autonome e a statuto
speciale.
«I fiumi sono ancora troppo spesso considerati una terra di nessuno –
spiega Roberto della Seta, presidente di Legambiente – a volte un vero e
proprio far west dove cittadini incivili, amministrazioni poco attente, ma
anche la criminalità organizzata, si accaniscono contro l’ambiente. Le tante
illegalità lungo i fiumi – continua della Seta - confermano ancora una volta
l’assoluta necessità di introdurre i reati contro l’ambiente nel codice
penale, con l’inasprimento delle pene e delle sanzioni per le illegalità
contro un ecosistema da troppi considerato secondario e sacrificabile. Il
C.f.S. stà realizzando un lavoro importante di controllo del territorio e di
repressione dei reati – conclude della Seta – ma tutti devono fare di più, a
partire dagli enti locali, con più puntuali ed attente istruttorie,
controlli e verifiche sulle concessioni autorizzate, come ad esempio per le
captazioni e per le escavazioni in alveo».
117.000 controlli sul territorio dal 2003 al 2005, più di 100 al
giorno, e 67.836 su persone, quasi 2.000 ogni mese: sono questi i numeri
dell’impegno del Corpo forestale dello Stato nel controllo dei territori
fluviali. Un’opera complessa e gravosa visto l’immenso reticolo di fiumi,
torrenti, laghi e ambienti lagunari che il nostro Paese conta, con tratti
spesso difficilmente raggiungibili e lontani dalle aree antropizzate. Grazie
a questa meticolosa attività sono stati effettuati dal C.F.S. quasi 600
sequestri amministrativi e penali, sono stati identificati e denunciati più
di 700 “criminali fluviali”, arrivando all’arresto di sette persone. Quasi
un miliardo e quattrocentomila euro sono stati notificati per illeciti
amministrativi lungo i fiumi e i laghi, con più di 4.000 multe effettuate
dal Corpo forestale dello Stato nelle acque interne dal 2003 al 2005.
«Per la Forestale difendere i corsi d’acqua dalle continue
aggressioni dell’illegalità – spiega Cesare Patrone, capo del Corpo
Forestale dello Stato – non può che rappresentare una delle nostre priorità.
Si tratta di ecosistemi tanto delicati quanto preziosi – continua Patrone -
dove la dinamica delle acque porta lontano i problemi destabilizzando anche
altri ecosistemi, spesso molto lontani come le coste e i mari. La Forestale
quotidianamente effettua controlli sui fiumi, contrasta gli sversamenti
abusivi, le discariche illegali e l’abusivismo edilizio in territori
sensibili per proteggere la flora, la fauna e gli ecosistemi nel loro
complesso. Ma anche per garantire ai cittadini spazi recuperati al degrado
per una piena e positiva fruibilità e per salvaguardare quelle economie
locali eco-compatibili che sui fiumi vivono. Un’azione mirata ed efficace –
conclude Patrone – che non può prescindere dalla collaborazione tra
Istituzioni, cittadini e associazioni ambientaliste».
Lungo i fiumi italiani, ancora su un tratto, il 21%, si rileva uno
stato di salute delle acque negativo. Nel Lazio la situazione più pesante,
con solo la metà delle stazioni di monitoraggio che rilevano un stato di
salute positivo, subito seguita da Sardegna e Sicilia (41%) ed Emilia
Romagna (37%). Tra i 20 più grandi fiumi che attraversano l’Italia per quasi
5.000 chilometri, bollino rosso al Simeto in Sicilia, con solo il 20% delle
acque qualitativamente positiva, al Reno che attraversa Toscana ed Emilia
(66% negativo) e dell’Arno (44%). Grave anche la situazione in cui versa il
Tevere con un terzo delle stazioni di monitoraggio che segnalano una qualità
delle acque che non raggiunge la sufficienza. Un monitoraggio della qualità
delle acque dei nostri fiumi che conferma come ancora oggi gli ecosistemi
fluviali siano messi a dura prova dagli scarichi non depurati delle case e
delle attività produttive, se non addirittura, da sversamenti deliberati di
sostanze e rifiuti tossici nelle acque interne. Azioni che possono anche
avere serie ripercussioni sulla salute umana e sull’economia zootecnica su
cui molte comunità vivono, come è emblematicamente e drammaticamente
accaduto nel Lazio sul fiume Sacco. A questo si aggiunge il comportamento
incivile di troppi cittadini che trasformano i nostri preziosi corsi d’acqua
in vere e proprie pattumiere.