L'allarme dell'Unep/Map:
svaniscono i coralli del Mare nostrum. A Portofino colonie di gorgonie e
spugne uccise dal grande caldo. E dai pescatori
LINK: Unep/Map
I coralli sono a rischio anche nelle acque che circondano la
penisola. In Italia, a Portofino, intere colonie di coralli rossi, gorgonie
e spugne nelle estati del 1999 e 2003 sono state uccise dalla temperatura
che ha toccato i 24 gradi fino ai 20 metri di profondità. L'allarme arriva
dalla riunione in corso a Tabarka, sulla costa tunisina, degli
esperti convocati dall'Unep/Map, il Programma Ambiente Mediterraneo delle
Nazioni Unite. A lanciarlo Leonardo Tunesi, esperto dell' Icram. A
differenza di quelli caraibici, spiega l'esperto, i coralli nostrani non si
"sbiancano", ma lasciano in mare uno scheletro di colore rosso.
In Italia, sono tre le "regine del corallo", i parchi blu dove si
sviluppano maggiormente le colonie di questo animale primitivo. Si tratta di
Capo Caccia in Sardegna, l’Arcipelago Toscano e Portofino in Liguria.
«Occorre però alzare il livello di sorveglianza sul futuro dei coralli nel
nostro mare», chiedono i ricercatori e gli esperti riuniti sulla costa
tunisina.
Ogni anno nel Mediterraneo si pescano 70 tonnellate di corallo rosso:
una quantità alta anche se dimezzata rispetto anche solo a 10 anni fa. A
preservare questa specie tipicamente mediterranea sono state leggi
internazionali e nazionali e anche la rete delle aree marine protette. Ma la
distruzione continua. Con strumenti distruttivi come la croce di S. Andrea
(una sorta di croce di legno, ma anche di acciaio, che 'ara' i fondali) o
direttamente “grazie” al lavoro dei sub, che possono arrivare a raccogliere
in 200 immersioni 5 tonnellate di corallo l'anno: è la calamità numero uno
per la sopravvivenza degli esemplari più “antichi” delle specie, quelli più
belli e più grandi proprio in virtù di un'età centenaria.
«Paradossalmente il problema nasce laddove ci sono vincoli eccessivi
- spiega Tunesi - mentre in Italia la pesca al corallo necessita di
autorizzazione sia per la persona, sia per il banco specifico da dove si
intende effettuare il prelievo, in Algeria, che dal 2001 ha vietato del
tutto la pesca del corallo, sono comparse attività illegali». Le popolazioni
maggiormente conosciute e sfruttate di corallo si trovano lungo le coste:
«La specie non rientra nella lista rossa della conservazione - spiega il
direttore del Centro per la biodiversita' dell'Unep/Map a Tunisi, Abdel
Rahmen Gannoun - ma il suo alto valore economico o anche semplicemente il
fascino che esercita sui sub amatoriali hanno provocato una situazione di
supersfruttamento nei fondali più bassi, fino a provocarne la totale
scomparsa in alcune zone».
Come ricostituire gli stock di corallo nelle zone dove il prezioso
corallo rosso rischia di sparire? «L'idea che è emersa in questa riunione -
racconta l'esperto dell'Icram - è quella di andare a cercare gli ultimi
banchi rimasti, al di fuori del sistema delle quote per la pesca». Creare
delle riserve sommerse, anche in alto mare, e l'avvio della coltura del
corallo, questa la conclusione degli esperti Onu. In Francia, dove esistono
riserve naturali marine istituite 40 anni fa, come Port Cros, i risultati
della tutela sono molto più tangibili. «Le colonie - spiega Tunesi - qui
hanno raggiunto dimensioni importanti. Si pensa che quelle più ricche però
siano quelle che si sviluppano su secche in mare aperto, ancora
sconosciute». Sempre in Francia, l'Universita' di Marsiglia e il Cnrs hanno
fatto crescere piccole colonie su substrati artificiali, pannelli posti in
ambienti ombreggiati come le grotte. «Le colonie - spiega l'esperto Icram -
vengono poi impiantate in luoghi naturali per il ripopolamento e sono
attualmente in corso valutazioni sulla sopravvivenza e possibilita' di
realizzare un progetto a lungo termine di 20-30 anni. Non si tratta di
risultati che saranno quindi visibili dalla nostra generazione di
ricercatori».
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