«Pessima gestione amministrativa e
contaminazione criminale». La relazione finale della Commissione d'inchiesta
sul degrado del fiume campano. Dal 1973 uno sperpero di 800 milioni di
euro Gravi inefficienze dell'azione amministrativa,
contaminazione criminali, ritardi e carenze di controlli ma anche un'azione
della magistratura poco incisiva. Sarebbero questi, secondo Roberto Manzione,
vicepresidente dei senatori della Margherita, i tratti distintivi di una
vicenda, come quella del fiume Sarno, ricostruita dall'apposita Commissione
d'Inchiesta. Commissione di cui Manzione è relatore e che ha visto
l'approvazione della relazione finale.
«Abbiamo ricostruito oltre 30 anni di storia della Campania - ha
sottolineato, in una nota, Manzione - Il progetto per il disinquinamento del
fiume Sarno, infatti, parte nel lontano 1973 con l'approvazione del Ps3
(Piano speciale per il disinquinamento del golfo di Napoli, che prevedeva
interventi anche sul bacino idrografico del Sarno) e registra pesanti
decenni di inefficienze e ritardi che hanno determinato uno sperpero di
risorse pubbliche quantificabile in oltre 800 milioni di euro». Soltanto dal
2003, dice Manzione, «si è potuta registrare una svolta che dovrebbe
consentire, entro il 2007/2008, di superare definitivamente l'emergenza
Sarno, con l'ultimazione delle indispensabili dotazioni infrastrutturali
(reti fognarie, collettori e depuratori) e con il completamento degli
interventi di bonifica, per i quali è previsto il complessivo impiego di
oltre 600 milioni di risorse, già disponibili per 2/3».
«La Commissione ha dovuto prendere atto - prosegue il vice presidente
dei senatori della Margherita - dell'esistenza di un sistema diffuso di
contaminazioni criminali, riferite in particolar modo ai lavori per la
realizzazione del canale Conte di Sarno ed al depuratore di Angri, dovute al
contesto ambientale e favorite dalla scarsa collaborazione da parte delle
imprese appaltatrici». «Abbiamo dovuto registrare gravi inefficienze -
conclude Manzione - dell'azione amministrativa, ingiustificabili ritardi e
assoluta carenza di controlli, anche sul versante igienico-sanitario. La
stessa opera della magistratura è apparsa poco incisiva nella repressione
dei reati ambientali».
«Con l'approvazione pressoché unanime del documento conclusivo della
Commissione parlamentare d'inchiesta, sulle cause dell'inquinamento del
fiume Sarno - scrive, in una nota, Giuseppe Scalera, capogruppo della
Margherita nella Commissione d'inchiesta - vengono finalmente accesi i
riflettori su una telenovela italiana che, in trentacinque anni, ha
sviluppato uno straordinario programma di investimenti che, ancora oggi, non
sembra fornire apprezzabili risultati».
«Ne viene fuori - conclude Scalera - una storia di grave malcostume
amministrativo che conferma le difficoltà legate alla realizzazione di
grandi progetti di bonifica ambientale nel Mezzogiorno d'Italia»
|