7 comuni su 10 a
rischio frane e alluvioni. Servono 35 miliardi per mettere in sicurezza
più di 5000 comuni. Ma la finanziaria taglia
Su 7 comuni su 10
grava la spada di Damocle di frane e alluvioni: fanno in totale
5581 comuni. Solo le piogge intense e le conseguenze frane,
smottamenti ed esondazioni registrate nel 2003 hanno coinvolto e
danneggiato i beni di più di 300 mila persone.
Ben il 70 per cento di
centri piccoli e grandi del Bel paese, con porzioni di territorio a
estensione variabile, sono a rischio e diventano il 100 per cento in
Calabria, Umbria e Valle d’Aosta, il 99 in Lombardia e il 98 per cento
in Toscana: una superficie pari al 7,1 per cento del territorio
italiano per un totale di 21505 chilometri quadrati.
I danni a persone e cose
causati dall’incuria del suolo in passato sono lì a dimostrarlo: 343
vittime con danni economici per oltre 10 miliardi di euro. Sempre
riferendoci al 2003 sono stati spesi 2.184 milioni di euro per
interventi di ripristino delle aree colpite.
Le cifre sul dissesto
idrogeologico italiano sono state diffuse oggi da Legambiente,
secondo cui siamo di fronte a un “problema prioritario”.
L’indagine mette in
evidenza che l’alta frequenza di simili eventi “non può essere
attribuita solo a cause
naturali o alle intemperanze del clima (di cui, però, c’è anche una
responsabilità diretta delle attività umane che non fanno che aumentare le
emissioni di gas serra responsabili dei mutamenti climatici, ndr),
ma soprattutto a un modello di sfruttamento intensivo e poco
programmato del territorio”.
L’urbanizzazione
“diffusa e caotica”
ha causato una canalizzazione forzata dei corsi d’acqua che rende
fragilissimo il territorio. Il fenomeno, naturalmente, è stato aggravato
dall’abusivismo edilizio, dall’agricoltura intensiva, dal dissesto degli
alvei fluviali con l’estrazione di inerti, lo scavo dei fondali e le opere
di presa e di difesa degli argini, accusano gli ambientalisti.
In ritardo
l’approvazione dei Piani per l’assetto idrogeologico (Pai) che
soltanto 14 autorità di bacino hanno approvato e solo 6 stanno mettendo in
pratica. Negli altri casi i provvedimenti sono ancora al palo.
Non vengono messi a
disposizione i fondi per la prevenzione dei disastri perché, riferisce
Legambiente, il ministero dell’Ambiente dice che ce ne vorrebbero troppi e
al momento le casse languono.
Replica il ministro
Matteoli: “Abbiamo speso tutto ciò che potevamo spendere per il
riassetto idrogeologico. Il problema è che per mettere in sicurezza tutto
il territorio italiano i tecnici indicano che ci vorrebbero 35 miliardi di
euro e questi soldi non li abbiamo avuti a disposizione. Abbiamo fatto
più di 800 interventi, e per la prima volta non abbiamo speso solo per
l’emergenza, ma anche per la prevenzione”.
Ma Legambiente ribatte
ancora: “Nell’ultima finanziaria è previsto un ulteriore taglio di
fondi per la difesa del suolo, che passano da 200 a 120 milioni di
euro, penalizzando soprattutto le fasi di studio e la ricerca svolte dalle
autorità di bacino, fondamentali per una corretta gestione del
territorio”
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