Assorbiti dalle disavventure
finanziarie della Fiat prima, di Cirio, Parmalat e Alitalia poi, ci siamo
dimenticati della più grande mina vagante dei conti pubblici del nostro Paese:
il treno ad alta velocità. Terminati i lavori costerà circa 80 miliardi di
euro e la collettività ne pagherà i debiti fino al 2040, al ritmo di 2 miliardi
e 300 milioni di euro l’anno. Nato da una costola della madre di tutte le
tangenti, lo scandalo Enimont, tra interessate distrazioni e complicità, è
sopravvissuto alla crisi del
1992, a
Mani pulite e alla più massiccia ondata di privatizzazioni d’Europa. E infine a
se stesso, ovvero alla caduta della bugia che lo ha sorretto dall’inizio: che si
trattasse di un’opera finanziata al 60 per cento dai privati. Ormai nemmeno alla
Tav negano che l’opera sarà tutta a carico dello Stato, ovvero di Infrastrutture
spa, mentre le maggiori imprese di costruzione del Paese lucreranno per molti
anni ancora vantaggi economici ingiustificabili.
Secondo i giudici perugini è
la Tangentopoli
2, ma quali siano i corrotti e i corruttori è ancora da chiarire. Il
maxiprocesso di Perugia, che raccoglie indagini iniziate a
La Spezia nel
1996 e che dovrà rispondere a questa domanda, procede assai lentamente.
Acqua.
I lavori della tratta Firenze-Bologna, che prevedono l’apertura di una galleria
di
73 km con
relative gallerie di servizio, hanno finora provocato la perdita di 73 milioni
di metri cubi di acqua di falda (settembre 2003). Attualmente le perdite
ammontano a
700 litri
di acqua al secondo.
La Procura di
Firenze ha chiesto il rinvio a giudizio di 63 persone per aver danneggiato 24
corsi d’acqua con scarichi di sostanze tossiche e per averne depauperato o
essiccato il corso in modo anche irreversibile. Di questi 63, 16 sono tecnici
del Consorzio Cavet, titolare dei lavori della tratta e composto dalle aziende
Impregilo, Fiat Engineering, Consorzio ravennate di Produzione e lavoro e
Cooperativa muratori e cementisti. Secondo
la Procura i
responsabili dei lavori non hanno fatto approfonditi studi idrogeologici, hanno
omesso di sospendere i lavori una volta avvertita la gravità dei problemi e non
hanno monitorato i corsi d’acqua inviando alle autorità le risultanze. Notevoli
preoccupazioni sorgono ora in relazione all’attraversamento sotterraneo delle
città di Firenze e Bologna.
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Amato Giuliano.
La sua Finanziaria del 1993 elargì 9 mila miliardi di lire alla Tav. Per evitare
che, trascorso il termine del 31 dicembre 1992, si facessero gare internazionali
(V.) tre suoi ministri – Barucci, Reviglio e Tesini – si riunirono d’urgenza il
29 dicembre, attribuendo senza
gare tutti i lavori. Il ministro del Bilancio Reviglio puntò i piedi ottenendo
almeno una gara per
la Milano-Torino
, l’unica non ancora appaltata. Per
la Fiat
significava rischiare di perdere 3 mila miliardi. Il 2.2.93 Gianni Agnelli
chiamò al telefono Amato. Parlarono 20 minuti. Amato resistette alle richieste
di Agnelli. Ma il governo Amato cadde e quella gara non si fece mai.
Amato diventò poi presidente dell’Antitrust e, chiamato a giudicare
l’architettura societaria della Tav, il 10 gennaio 1996 si liberò della
questione con due righe di testo: l’indagine conoscitiva sulla Tav è chiusa; è
tutto a posto. Nel novembre 2000 il suo Governo introdusse finalmente le gare
europee nelle tratte non ancora appaltate.
Anatomia.
888 km
la lunghezza delle linee veloci;
254 km
già in esercizio e da adeguare (Roma-Firenze);
634 in
realizzazione (To-Mi, Mi-Bo, Bo-Fi, Ro-Na);
143 km
le nuove gallerie di linea; 491 i nuovi viadotti, i ponti, le trincee e i
rilevati;
58 km le
15 nuove interconnessioni; 7 regioni attraversate; 18 province attraversate; 150
i comuni attraversati (esclusi quelli sulla Roma-Firenze);
228 km
le barriere antirumore; 280 di nuove strade al servizio dei cantieri;
1.664 ettari
di interventi a verde.
Aricò Natale.
Controllore della Corte dei conti. Nel 1995, mentre l’organo supremo della
magistratura contabile si stava occupando della Tav, venne cooptato da Necci ai
vertici di Metropolis, la società immobiliare delle Fs.
Bond-Tav.
Il prestito di 5 miliardi di euro lanciato lo scorso gennaio da Infrastrutture
spa, per il finanziamento dell’Alta velocità.
Camorra,
penetrazione della. È l’ex giudice Ferdinando Imposimato a denunciare in una
relazione per
la Commissione
parlamentare antimafia che la camorra campana aveva messo le mani sui lavori
della tratta Tav Roma-Napoli e su 10 mila miliardi di lire. È il 27 luglio 1995.
Secondo Imposimato la torta sarebbe stata divisa per sei decimi tra i partiti,
tutti meno Rifondazione e Lega, mentre i rimanenti quattro decimi erano per
camorristi, mafiosi, affaristi e faccendieri. La camorra penetrò attraverso i
subappalti avuti da Icla e dalla Società Condotte dell’Iri, con la fornitura di
materiali e il noleggio di autoveicoli, estorcendo danaro in cambio di
tranquillità e nascondendosi dietro aziende decotte per riciclare danaro sporco.
Un ruolo
importante lo rivestì anche la società Calcestruzzi di Ravenna caduta in mano
alla mafia siciliana. La relazione di Imposimato non fu mai né discussa né
votata dalla Commissione. Le indagini della Dda napoletana il 18 marzo 2003
hanno prodotto 6 condanne e 14 assoluzioni.
Tra i condannati i boss camorristi Pasquale e Antonio Zagaria, titolari della
Edilmoter, società legata alla Icla. Il 13 giugno 2003 130 uomini delle forze
dell’ordine hanno ispezionato i cantieri Tav della Roma-Napoli. Sono state
identificate 300 persone molte delle quali con precedenti penali e il sospetto
che il clan camorristico dei Moccia controlli i subappalti sta avendo delle
conferme.
Castellucci Giorgio.
Sostituto procuratore della Procura di Roma. Fu il primo magistrato ad aprire un
fascicolo giudiziario sulla Tav in seguito alla denuncia di Luigi Preti della
primavera 1993. Si accordò con Antonio Di Pietro per dividere l’inchiesta: a
Roma quella sulle procedure di costituzione della Tav, a Milano quella sulle
tangenti negli appalti dell’Alta Velocità.
L’inchiesta di Di Pietro restò nel cassetto dopo la sua uscita dalla
magistratura mentre Castellucci proseguirà con tempi e modi particolari. Nel
dicembre 1993 chiese una proroga alle indagini. Il gip Augusta Iannini gliela
concesse disponendo l’iscrizione sul registro degli indagati di Ercole Incalza e
Emilio Maraini. Castellucci rifiutò e mantenne il procedimento a carico di
ignoti. L’8 luglio 1994 chiese l’archiviazione dell’esposto di Preti, ma il gip
Iannini respinse la richiesta. Il 5 maggio 1995 reiterò la richiesta di
archiviazione ma il 23 dicembre il reggente dei gip, Carlo Sarzana, dispose
un’ulteriore proroga delle indagini. Castellucci si decise a iscrivere nel
registro degli indagati Incalza e Maraini, ma poi tornò alla carica e il 17
febbraio 1996 chiese una nuova archiviazione. Il 25 marzo Sarzana dispose invece
il rinvio a giudizio dei due manager. Sei mesi dopo Castellucci finì nei guai,
accusato di aver percepito soldi per far archiviare l’inchiesta: è ora sotto
processo a Perugia.
Cirino Pomicino Paolo.
L’autore dell’architettura economico-finanziaria della Tav. Dopo aver coinvolto
Fiat, Iri e Eni, 21 banche e le maggiori imprese di costruzioni, si dovette a
lui, allora ministro del Bilancio, la prima grande bugia, che
la Tav fosse un
affare privato. Così si potè affidare a trattativa privata l’incarico ai General
Contractor (V.), altra invenzione pomiciniana.
Poi ‘O Ministro ricicciò la «concessione di sola costruzione» e la «concessione
di sola progettazione e costruzione» (V.) utilizzate nella ricostruzione post
terremoto in Campania e con cui Tav affidò i lavori a Fiat, Iri e Eni e questi a
loro volta affidarono gli appalti ai sette consorzi. Secondo le norme europee le
concessioni erano appalti e ci sarebbe voluta una gara, ma non per Pomicino & C.
L’invenzione assoluta il ministro del Bilancio la partorisce quando si tratta di
scegliere il contratto tra Fs e Tav coniando la «concessione per lo sfruttamento
economico» (V. alla voce Tav).
Comitato dei nodi e aree
metropolitane. Una
delle due authority inventate da Necci il 23.1.1992. Ne facevano parte Susanna
Agnelli (in evidente conflitto di interessi essendo
la Fiat General
Contractor Tav) Carlo Maria Guerci, Giuseppe De Rita e Renzo Piano. L’altra era
il Garante dell’Alta Velocità, impersonata da Romano Prodi per soli tre mesi. Le
due trovate di Necci furono contestate dal collegio dei revisori dei conti Fs
per il costo: 9 miliardi di lire.
Concessione di costruzione e
progettazione. È
il cuore delle discusse soluzioni contrattuali su cui è cresciuto l’affare Tav e
costituisce un’anomalia tutta italiana, estranea a ogni normativa e logica di
mercato. Viene sperimentata da Cirino Pomicino (V.) in Campania e codificata
dalla legge 80/1987 voluta da Claudio Signorile, legge poi condannata dalla
Corte europea di Giustizia. Con la giustificazione dell’urgenza ed eccezionalità
delle opere, il concessionario, a differenza di quanto accade nei normali
appalti, gode di funzioni proprie del committente pubblico: direzione dei
lavori, espropri, progettazioni. Tutto meno la gestione dell’opera che è invece
la peculiarità dei contratti di concessione tradizionali e grazie alla quale
l’impresa recupera i soldi spesi per la costruzione. Insomma si tratta di
appalti mascherati: le imprese hanno poteri pubblici e non sono sottoposte ai
controlli ad esempio di un direttore dei lavori espresso dalla Pubblica
amministrazione. Risultato: qualità scadente e costi altissimi. Questo perché
quando un’impresa deve recuperare con la gestione quello che ha speso nella
costruzione ha tutto l’interesse nel far bene i lavori e nel farli costare il
meno possibile.
Nell’affare alta velocità le concessioni di sola costruzione e progettazione
regolano i rapporti tra
la Tav spa e i
General Contractors (V.) mentre tra le Fs e
la Tav spa vige
una concessione di sola costruzione.
Costi.
Quando il treno ad alta velocità fu presentato, il 7 agosto 1991, il costo
previsto era di 26.180 miliardi di lire. Poi iniziò l’escalation dei costi. Le
tratte (dati Tav) sono passate dai 9.254 milioni di euro del
1991 a
23.241. I nodi ovvero le nuove stazioni da
1.063 a
3.460.
Aumenti oscillanti tra il 300 e il 400 per cento. Ma secondo l’Istituto
Qua.s.co. le cose stanno assai peggio e per le tratte si prevede una spesa di
41.050 milioni di euro e per i nodi di 7.670.
A questi vanno aggiunti 2.660 milioni per le infrastrutture aeree, 6.390 per il
materiale rotabile, 9.450 di costi diretti Fs, Tav, Italferr, 2.300 di opere
indotte e 8.690 di interessi intercalari (V.). Totale 78.210 milioni di euro:
151.435.676 miliardi delle vecchie lire. Un aumento del 525 per cento.
Crisci Giorgio.
Ex presidente del Consiglio di Stato. Era in carica quando il 1 ottobre 1993 il
Consiglio di Stato, a proposito di Tav si pronunciò sulle procedure e i tempi di
entrata in vigore delle direttive europee sugli appalti. Il Consiglio di Stato
in seduta plenaria prese per buone tutte le informazioni fornite da Fs a partire
dal falso storico per cui la maggioranza della Tav era privata. Crisci insieme
ad altri membri del Consiglio era stato collaudatore delle Fs, generosamente
remunerato. Nel 1994 Berlusconi lo volle nel collegio dei tre saggi che doveva
risolvere il suo conflitto d’interessi. Nel 1995 venne nominato da Dini
presidente delle Fs spa.
Parte II
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