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L’ipotesi, che fa discutere la
comunità internazionale degli scienziati, è emersa durante un convegno
organizzato dal Cnr Adesso si scopre che le nuvole di smog,
soprattutto quello da polveri sottili, “fanno bene” all’effetto serra.
«L'effetto di raffreddamento delle nubi atmosferiche di smog potrebbe
aver mascherato del 50% il riscaldamento globale dovuto ai gas serra».
Se non ci fosse cioè l'inquinamento da polveri, in parte naturale, in
parte prodotto dall'uomo,
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la situazione climatica planetaria potrebbe essere più preoccupante
di quella attuale. È un paradosso, ma rappresenta addirittura "un
dilemma" per la comunità internazionale perché a «gli sforzi per ridurre
l'inquinamento potrebbero smascherare l'effetto delle nubi di polvere e
portare a una amplificazione del riscaldamento globale nei prossimi
decenni».
A porre in questi termini l'interrogativo è uno scienziato che
lavora all'istituto di oceanografia dell'Università californana di La
Jolla, a San Diego, Veerabhadran Ramanathan. Ma il tema dell'aerosol,
delle polveri sospese che interferiscono in numerosi modi diversi e
contrastanti con il clima del pianeta sono tutti gli interventi che si
susseguono durante la mattinata di ieri durante un convegno organizzato
dal Cnr a Roma. A cambiare sono ancora le differenti valutazioni
quantitative del fenomeno: per William Lau, capo del Laboratorio
dell'atmosfera Nasa, le polveri schermano almeno il 10% della media
delle radiazioni solari, mentre per Gian Paolo Gobbi dell'Istituto di
scienze dell'atmosfera del Cnr l'areosol, l'insieme di particelle
sospese composte da nitrati, polveri, carbone, ceneri, arriva a fermare
un quarto della radiazione solare.
Sono centinaia le particelle della taglia di un micron a entrare
nella grande coltre di polvere sospesa che dà luogo a quello che i
ricercatori chiamano "nubi marroni atmosferiche". Questa massa di
inquinanti può «ridurre di almeno del 10% la media della radiazione
solare che raggiunge la superficie terrestre, producendo un effetto di
raffreddamento globale che si oppone all'effetto serra», spiega Lau. Ma
questo non significa che il mondo scientifico dà il benvenuto alla
coltre di smog, piuttosto che «il pericolo potenziale potrebbe essere
molto più grande di quanto non si sia calcolato finora». Anche perché le
nubi di polveri influenzano non solo la radiazione solare ma anche il
sistema delle precipitazioni: «Nonostante l'areosol faccia crescere il
numero di nuclei di
condensazione delle nubi - aggiunge il capo del laboratorio Nasa -
prolunga nello stesso tempo la vita delle nuvole e inibisce la
realizzazione delle gocce di pioggia».
«I dati da satellite - spiega Paolo Gobbi del Cnr - rivelano che
una fitta, inquinata coltre si spande dovunque sul globo, dalle regioni
popolate delle Alpi, dell'Himalaya, del pacoifico e l'Atlantico. Le nubi
atmosferiche marroni si formano sopra gli Usa, l'Europa meridionale, l'Amazzonia,
l'Africa meridionale e gran parte del sudest asiatico». Una vera e
propria copertura che finisce per riflettere radiazioni luminose e
termiche nello spazio – spiega - ma anche ad assorbire «il 25% della
radiazione solare intercettata», diminuendo la febbre del pianeta.