La pesca illegale sta mettendo in ginocchio la biodiversità e gli habitat degli oceani mondiali. Lo rivela un rapporto pubblicato da New Scientist
Una delle più autorevoli
riviste scientifiche mondiali, il New Scientist, rilancia
l’allarme. Il mari del mondo sono minacciati dalla perdita di
biodiversità e tra i principali responsabili c’è la pesca illegale.
Secondo la rivista
l’attività dei pescatori abusivi costituisce una delle maggiori cause
di impoverimento degli oceani.
La rivista pubblica un
rapporto commissionato dal governo australiano, dal Wwf e dalla
Federazione internazionale dei lavoratori del trasporto (Iwt), secondo
il quale dalla pesca illegale in acque internazionali proviene circa il
15% di tutto il pescato mondiale, con un giro di affari di 1.2
miliardi di dollari.
Circa 2.800 le
imbarcazioni pirata battenti bandiere fasulle, che permettono ai
pescatori di frodo di girare e saccheggiare i mari quasi del tutto
indisturbati. Quasi nessuna informazione attribuibile a questi natanti
fantasma risulta nei registri navali internazionali.
Queste imbarcazioni,
riporta ancora il New Scientist - possono agire in regime di
illegalità e di impunità grazie alla complicità di vari paesi. In testa
alla lista c'è Taiwan, seguita dall'Honduras e da Panama. La
Spagna figura al quarto posto nell'elenco degli stati che fanno
poco o nulla, secondo la ricerca, per contrastare il fenomeno, nonostante
l'Unione Europea abbia sottoscritto nel 2001 il piano delle Nazioni
unite per combattere la pesca illegale.
Chiamata in causa, la
Spagna si difende scaricando la colpa sulle multinazionali che hanno
base operativa in Spagna, ma sede legale nei famosi paradisi fiscali come
le isole Cayman o Vanuatu
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