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Per pochi grammi d'oro si possono produrre tonnellate di rifiuti tossici. In Africa e in Sud America le lavorazioni più a rischio per ambiente e salute. L'Onu corre ai ripari
Estrarre e produrre oro
è un’attività ad alto impatto ambientale. Per produrre pochi grammi di
materiale prezioso si generano tonnellate di rifiuti tossici,
composti per lo più da terra e rocce inquinate dal cianuro,
veleno utilizzato per estrarre le pagliuzze dorate.
Negli ultimi tempi si è
registrata una nuova impennata dei consumi grazie soprattutto alla
richiesta di monili da parte di Cina e India, cha ha portato le vendite
dei gioielli a raggiungere il nuovo record di 38 miliardi di dollari
quest'anno, secondo il World Gold Council.
Il quotidiano britannico
The Independent ha condotto un’inchiesta da cui emerge che ogni
anno si estraggono in media in tutto il mondo 2500 tonnellate di oro,
per l'80% utilizzate per produrre gioielli, ma le riserve sono sempre di
meno nel mondo occidentale e così attualmente il 70% della produzione
mondiale è estratto nel Paesi in via di sviluppo, dove vengono
utilizzati dei metodi di lavorazione che sono "delle vere e proprie bombe
a orologeria" per la salute di chi vi lavora e per l'ambiente.
Un problema al quale si
aggiunge anche quello della messa in sicurezza delle miniere
abbandonate, per le quali bisognerebbe usare le stesse cautele che si
adoperano per le discariche nucleari, con un costo che l'agenzia americana
per la protezione ambientale ha stimato intorno ai 58 miliardi di
dollari, secondo quanto riporta il New York Times.
Nei processi di
estrazione ciò che più preoccupa è il cianuro che si usa per
estrarre il 90% della produzione di oro dalle enormi masse di rocce
ammonticchiate. Dopodiché, il veleno viene stoccato ma, goccia dopo
goccia, il cianuro si fa largo nei sistemi idrici, fino a provocare delle
catastrofi per l'ecosistema.
Ed è proprio a causa
delle perdite di cianuro, che la Romania nel 2000 ha dovuto
fronteggiare il secondo più grave disastro ambientale dopo Chernobyl,
quando milioni di metri cubi di acque inquinate provenienti dalla
miniera Aural sono finite nel Danubio e nel fiume Tisza .
Risultato, oltre 1000 tonnellate di pesci morti, volatili e piante
devastate.
Analoghi incidenti anche
se meno gravi, si sono registrati in Ghana, Australia occidentale,
Papua Nuova Guinea, Cina, Honduras e Nicaragua. Una situazione al
limite, che ha spinto le Nazioni Unite a promuovere un codice di
autoregolamentazione da parte delle grandi coorporation.
Desta Mebratu
del programma ambientale dell'Onu, è convinta che la strada giusta sia
stata imboccata: "Stiamo lavorando con le aziende minerarie per prevenire
possibili incidenti". Peccato che i diversi comitati di controllo per la
qualità ambientale abbiano definito il codice solo un'operazione di
facciata.
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