04/11/2005 Impatto Dorato. Tonnellate di Rifiuti Tossici per Pochi Grammi d'Oro (www.verdi.it)

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  • Per pochi grammi d'oro si possono produrre tonnellate di rifiuti tossici. In Africa e in Sud America le lavorazioni più a rischio per ambiente e salute. L'Onu corre ai ripari
    Estrarre e produrre oro è un’attività ad alto impatto ambientale. Per produrre pochi grammi di materiale prezioso si generano tonnellate di rifiuti tossici, composti per lo più da terra e rocce inquinate dal cianuro, veleno utilizzato per estrarre le pagliuzze dorate.

     

    Negli ultimi tempi si è registrata una nuova impennata dei consumi grazie soprattutto alla richiesta di monili da parte di Cina e India, cha ha portato le vendite dei gioielli a raggiungere il nuovo record di 38 miliardi di dollari quest'anno, secondo il World Gold Council.

     

    Il quotidiano britannico The Independent ha condotto un’inchiesta da cui emerge che ogni anno si estraggono in media in tutto il mondo 2500 tonnellate di oro, per l'80% utilizzate per produrre gioielli, ma le riserve sono sempre di meno nel mondo occidentale e così attualmente il 70% della produzione mondiale è estratto nel Paesi in via di sviluppo, dove vengono utilizzati dei metodi di lavorazione che sono "delle vere e proprie bombe a orologeria" per la salute di chi vi lavora e per l'ambiente.

     

    Un problema al quale si aggiunge anche quello della messa in sicurezza delle miniere abbandonate, per le quali bisognerebbe usare le stesse cautele che si adoperano per le discariche nucleari, con un costo che l'agenzia americana per la protezione ambientale ha stimato intorno ai 58 miliardi di dollari, secondo quanto riporta il New York Times.

     

    Nei processi di estrazione ciò che più preoccupa è il cianuro che si usa per estrarre il 90% della produzione di oro dalle enormi masse di rocce ammonticchiate. Dopodiché, il veleno viene stoccato ma, goccia dopo goccia, il cianuro si fa largo nei sistemi idrici, fino a provocare delle catastrofi per l'ecosistema.

     

    Ed è proprio a causa delle perdite di cianuro, che la Romania nel 2000 ha dovuto fronteggiare il secondo più grave disastro ambientale dopo Chernobyl, quando milioni di metri cubi di acque inquinate provenienti dalla miniera Aural sono finite nel Danubio e nel fiume Tisza . Risultato, oltre 1000 tonnellate di pesci morti, volatili e piante devastate.

     

    Analoghi incidenti anche se meno gravi, si sono registrati in Ghana, Australia occidentale, Papua Nuova Guinea, Cina, Honduras e Nicaragua. Una situazione al limite, che ha spinto le Nazioni Unite a promuovere un codice di autoregolamentazione da parte delle grandi coorporation.

     

    Desta Mebratu del programma ambientale dell'Onu, è convinta che la strada giusta sia stata imboccata: "Stiamo lavorando con le aziende minerarie per prevenire possibili incidenti". Peccato che i diversi comitati di controllo per la qualità ambientale abbiano definito il codice solo un'operazione di facciata.


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