04/11/2005 Ecoreati, sì alla Direttiva Ue sulle Sanzioni Comunitarie in Campo ambientale (www.lanuovaecologia)

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    «Una pietra miliare», commenta il presidente della Commissione Josè Manuel Barroso a proposito di una sentenza che «apre nuove strade, rafforza la democrazia e l’efficienza dell’Ue». Ma non ci saranno forzature, e spiega Barroso: «Faremo un uso molto cauto e proporzionato della possibilità» di proporre le sanzioni. Una novità importante per gli ambientalisti. Commenta così il direttore generale di Legambiente, Francesco Ferrante: «Una svolta nella protezione dell’ambiente e nella lotta alle ecomafie», ma anche una «implicita tirata d’orecchie alle posizioni del governo italiano e di altri Stati membri tese a una deregulation in campo ambientale». Ancora troppi reati, infatti, non vengono “puniti” adeguatamente. Sono soddisfatti anche il deputato della Margherita Ermete Realacci («una bussola di cui non si potrà non tenere conto») e il senatore della Quercia Fausto Giovanelli («un passo avanti contro i furbi»). La decisione della Corte europea è accolta con favore anche dal Wwf che fa notare come la Legge delega appena “svelata” va esattamente nella direzione opposta.

    In pratica la Corte di Lussemburgo ha annullato la decisione del Consiglio dei ministri europei che nel 2002, giudicando una proposta di direttiva sui reati ambientali, aveva stabilito che Bruxelles non aveva il potere di obbligare i paesi Ue a sanzionare penalmente i comportamenti, neppure quelli contro l’ambiente. Non per la Corte

    di giustizia che ieri ha sottolineato come «la protezione dell’ambiente costituisca un obiettivo fondamentale per la comunità». Quindi, anche se «in linea di principio, la legislazione penale come le procedure penali non sono di competenza della Comunità», il legislatore europeo può comunque «prendere misure in relazione al diritto penale degli Stati membri» se lo ritiene necessario per garantire «la piena effettività di norme in materia di protezione dell’ambiente». Il motivo è molto semplice: «L’applicazione di sanzioni penali effettive, proporzionate e dissuasive da parte delle autorità nazionali competenti costituisce una misura indispensabile per lottare contro le minacce gravi all’ambiente».

    E di minacce gravi occorre parlare, soprattutto nel nostro Paese. Legambiente lo ricorda facendo perno sulla forza dei numeri: «I business dell’ecomafia hanno generato, nell’anno appena trascorso, 24 miliardi e 600 milioni di fatturato. Tra le industrie nostrane un bilancio così, a dieci zeri, ce l’hanno solo grandi case come l’Eni o la Fiat, con la differenza da un anno all’altro l’Ecomafia ha registrato un fatturato di +30 punti percentuali, performance che non ha eguali in Italia». E che va contrastata. Una strada, come indica, tra gli altri, il ds Fabrizio Vigni, portavoce di Sinistra ecologista, è quella di «introdurre i reati ambientali nel codice penale». In Parlamento è partita la corsa contro il tempo



    Storica decisione della Corte di giustizia europea: legittime le sanzioni comunitarie in campo ambientale. Gli ambientalisti esultano: è una svolta, adesso cambi la legge delega e i delitti ambientali trovino posto nel codice

    La Comunità europea può continuare a legiferare sulla protezione dell’ambiente e obbligare gli Stati membri a stabilire sanzioni penali in campo ambientale: via libera, quindi, alla direttiva Ue contro gli eco-reati. La decisione, di ieri, è della Corte di giustizia europea che ha stabilito un’importante eccezione alla norma che vuole che il diritto penale sia di esclusiva competenza degli Stati


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