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Gli attivisti di
Greenpeace e tanti bambini hanno consegnato al ministro dell'Ambiente
Altero Matteoli le cartoline a sostegno del regolamento europeo Reach
sulla chimica
Ventimila "no" a veleni che entrano
nel nostro corpo senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Sono stati portati
prima sotto Palazzo Chigi e poi consegnati al ministro dell’Ambiente Altero
Matteoli ieri dagli attivisti di Greenpeace a conclusione della petizione
popolare lanciata lo scorso aprile per sostenere il regolamento europeo
Reach, per la registrazione, valutazione e autorizzazione delle sostanze
chimiche (parole che in inglese formano l'acronimo Reach). Il regolamento
approderà il 16 novembre al Parlamento europeo, le cartoline sono invece
arrivate ieri mattina davanti a Palazzo Chigi.
A portarcele sono stati attivisti di Greenpeace in tuta arancione che
spingono passeggini a bordo dei quali ci sono bambolotti , simbolo dei
bambini che potrebbero assorbire le sostanze pericolose. Ma ci sono anche
dei bambini veri che colorano un grande striscione che recita "noi non
vogliamo giocare con i veleni". Il regolamento, infatti, norma proprio
sostanze che si trovano in prodotti di uso comune, e in molti giocattoli.
Una lista parziale è sui cartelli che indossano degli attivisti-sandwich.
Sono molti gli oggetti e i congegni bocciati: lettori di dvd realizzati con
ritardanti di fiamma che disturbano il sistema endocrino, maglie per bimbi
con ftalati che danneggiano il dna e causano infertilità, pupazzi di
Spiderman con fatalati che danneggiano i reni. Ci sono anche dei promossi,
per la verità: una serie di prodotti di elettronica, di varie marche, che
non usano saldature al piombo.
Gli attivisti di Greenpeace nella mattinata di ieri si sono poi
spostati sotto la sede del ministero dell’Ambiente per consegnare le firme e
una maxi-lettera ad Altero Matteoli. «Caro ministro, ti scriviamo per dirti
che non vogliamo i giocattoli velenosi». È questo l'incipit della
megalettera (un metro per mezzo metro) che alcuni bimbi gli hanno
consegnato. «Apprezzo queste iniziative e le tengo nel giusto conto - ha
detto il ministro ricevendola insieme a cestini e passeggini pieni di
cartoline - ma vanno considerate le implicazioni di eventuali provvedimenti
che riguardano l'industria chimica, perché non creino riflessi
sull'occupazione».
E c'è un precedente. Dell'argomento «si è discusso nell'ultimo
consiglio europeo dei ministri dell'Ambiente - spiega Matteoli - e ci sono
tre capi di stato che hanno scritto una lettera. Schroeder, Chirac e Blair
hanno chiesto alla Commissione di fare attenzione a prendere provvedimenti
che penalizzino la chimica perché ci sono in ballo dei posti di lavoro».
Allora «trovare un giusto equilibrio tra produzione, occupazione e la
salvaguardia ambientrale è sempre un problema - sottolinea il ministro - ma
ho l'impressione che la sensibilità ambientale da parte del mondo
imprenditoriale sia cambiata». Agli ambientalisti, secondo Matteoli, il
compito di fare le verifiche. «Ma se è vero quel che dico è più facile
trovare una soluzione. Però - ha concluso Matteoli - vale la pena di
mantenere "la guardia alta"»
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