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Temperatura in aumento di 8 gradi entro il 2300 se l'umanità continuerà ad abusare dei combustibili fossili. Lo predice un nuovo studio. Utilizzato il calcolatore più veloce del mondo
Non per
fare allarmismo, ma mentre gli stati del mondo discutono di come
contenere, di poco, le emissioni climalteranti, gli esperti e gli studiosi
del mondo continuano a sperimentare nuovi modelli di calcolo per capire
gli scenari possibili dei mutamenti del clima di fronte all’uso di
combustibili fossili. E gli ultimi risultati sono a dir poco
inquietanti.
Se si
dovessero usare tutti i combustibili fossili già disponibili nei
giacimenti attualmente noti, la concentrazione di anidride carbonica
atmosferica passerebbe dall'attuale valore di 380 ppm al valore di
1423 ppm e la temperatura "media" globale entro il 2300 potrebbe
aumentare fino a 8°C (14.5 ° Farhrenheit).
Questi
primi risultati dello studio elaborato dal
Lawrence Livermore National Laboratory, che si è dotato recentemente
del più potente calcolatore del mondo (il supercomputer BluGene/L
con oltre 280 teraflops, cioè oltre 280 mila miliardi di operazioni al
secondo). Il laboratorio sta utilizzando modelli climatici sofisticati
per estendere le previsioni sul futuro andamento del clima oltre il
2100 e fino al 2300.
“Siccome
l'aumento di 8°C è un valore medio globale – commenta il climatologo
dell’Enea
Vincenzo
Ferrara,
responsabile del focal point italiano dell’Ipcc, il panel Onu che studia i
cambiamenti climatici -, l'aumento effettivo di temperatura nelle aree
polari sarebbe di ben 20°C e questo significa la distruzione delle
calotte polari (quella artica scomparirebbe molto prima e precisamente nel
2150) e un innalzamento del livello del mare di circa 7 metri”.
Queste
valutazioni, si segnala ancora, sono ottimistiche, “perché nel modello
utilizzato si ipotizza che le foreste e la vegetazione terrestre si
sviluppino rigogliosamente e catturino una parte significativa
dell'anidride carbonica atmosferica”.
L'aumento
della temperatura degli oceani, viceversa, impedirebbe l'assorbimento
dell'anidride carbonica atmosferica da parte delle acque marine che,
quindi, arriverebbero a saturazione (assenza completa di assorbimento)
tra il 2200 ed il 2300 e, nel contempo, si raggiungerebbero alti
livelli di acidificazione delle acque che distruggerebbero gli
ecosistemi marini.
Quando
l'oceano, che costituisce il più grande assorbitore di anidride
carbonica, non assorbe più, l'accumulo in atmosfera procederà a ritmi
elevatissimi e di conseguenza anche la temperatura del pianeta aumenterà a
ritmi sempre più sostenuti, a meno che una instabilizzazione improvvisa
del sistema climatico porti “a conseguenze attualmente del tutto
imprevedibili, come per esempio una nuova glaciazione”.
“Si tratta
di previsioni apocalittiche – dice ancora Ferrara -, che derivano dal
fatto di aver ipotizzato che l'umanità continui ad usare indisturbata i
combustibili fossili e che i cambiamenti del clima siano lineari
con la causa che li genera. Non possiamo dire se nella realtà tali
previsioni potranno avverarsi esattamente in questo modo, o in modo più
attenuato o, più probabilmente, in modo peggiore. Siccome, però,
esiste concretamente il rischio di una catastrofe climatica non c'è tempo
da perdere per prendere oggi le decisioni più opportune per
evitarla. D'altra parte, anche senza gettare uno sguardo ad un futuro
pluricentenario, guardiamo al presente: l'intensificarsi degli uragani
e di tanti altri fenomeni estremi, oltre all'aumento già in atto della
temperatura del pianeta, sono già un concreto campanello d'allarme da non
sottovalutare”
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