Cambiare si può, basta volerlo Il nostro pianeta è sempre più a rischio. Dobbiamo fermarci
Si
scrive Katrina, si legge riscaldamento globale. Gli uragani nel Golfo
del Messico e nel Pacifico sono eventi "normali", ma l'aumento della
frequenza e dell'energia di tali fenomeni e la frequenza e il potere
devastante delle altre catastrofi "naturali" - piogge intense e
improvvise, avanzata dei deserti, erosione delle coste, alluvioni -
indicano che il nostro pianeta è davvero esposto a fenomeni "non
normali" dovuti ad azioni provocate dagli esseri umani nella loro corsa
sfrenata verso l'aumento del consumo di merci e dello sfruttamento delle
fragili risorse naturali.
Se ci fossero stati ancora dubbi, gli eventi degli ultimi anni
dimostrano che effettivamente lo spostamento del calore da una zona
all'altra degli oceani e dell'atmosfera è dovuto a modificazioni del
bilancio energetico del pianeta (variazioni fra energia solare in
entrata e energia termica irraggiata dal pianeta verso gli spazi
esterni), che a loro volta sono dovute a modificazioni della
composizione chimica dell'atmosfera, che a loro volta sono provocate
dalla rapida crescente immissione nella stessa atmosfera di gas
provenienti dalle attività antropiche: consumo di combustibili fossili,
processi industriali, modificazione delle pratiche agricole, alterazione
degli ecosistemi forestali, aumento della popolazione, urbanizzazione.
I governi e le compagnie di assicurazioni si piangono addosso per i
soldi - decine e centinaia di miliardi di euro - che devono essere spesi
per risarcimenti e ricostruzioni (i dolori umani non vanno
contabilizzati nelle economie correnti), ma nessuno ha il coraggio di
affrontare azioni per evitare ancora più grandi costi futuri. Citerò
solo i titoli di tali azioni che un governo potrebbe utilmente inserire
nei propri programmi.
Uno. Modificazione dell'uso delle fonti di energia con graduale
diminuzione dell'uso dei combustibili fossili. Valutazione dei costi
energetici, cioè della quantità di energia (calore e elettricità)
richiesta per produrre una unità di merce (una tonnellata di cemento o
di carne in scatola) o una unità di servizio (un chilometro percorso da
una persona; un'ora di funzionamento di un computer, eccetera).
Leggi e finanziamenti dovrebbero essere diretti a incentivare i
trasporti, l'edilizia, i processi produttivi industriali ed agricoli,
che forniscono merci e servizi con minori costi energetici.
Due. Politica delle coste. I recenti eventi "non normali" mostrano
che le zone più colpite e danneggiate sono le coste, ecologicamente più
fragili. Le coste sono state disegnate lentamente, nel corso di milioni
di anni, dal mare e dal vento, e proteggono le zone retrostanti con
dune, paludi, vegetazione. Ma le coste sono anche le zone più pregiate
dal punto di vista finanziario e sono state modificate e occupate e
invase da fabbriche, città, attività turistiche, porti, strade. Le
modificazioni climatiche coinvolgono per primi i movimenti dei mari che
si scaricano in maniera violenta sulle coste.
Le coste dovrebbero essere restituite alla proprietà pubblica, con
divieti di ulteriori modificazioni e rimozione graduale delle opere
esistenti.
I francesi avevano edificato la nuova Orleans, d'oltre oceano, sulle
parti un po' più alte del delta del Mississippi, che hanno avuto meno
danni; gli speculatori hanno costruito nelle paludi, che costavano meno,
la città proletaria che è stata spazzata via dall'alluvione.
Tre. Governo dei fiumi, sia dei grandi fiumi planetari sia dei
fiumiciattoli, ancora più fragili, come quelli italiani - Po, Tevere,
Arno, Adige, o i torrentelli come Piave, Volturno, Basento, eccetera -
(i diminutivi si riferiscono al confronto con fiumi più seri, e
altrettanto fragili, come Mississippi, Danubio, Reno, o i grandi fiumi
asiatici). Anche qui l'alveo, le golene, gli argini sono stati disegnati
nel corso dei millenni dal moto alterno delle acque e gli antichi
governanti avevano vietato l'occupazione delle terre vicino ai fiumi.
Anche qui le rive dei fiumi si sono rivelate le zone finanziariamente
più pregiate dove si sono concentrate città, fabbriche e strade.
Le modificazioni climatiche, provocando rapide alternanze di siccità
e piogge intense, spingono le acque dei fiumi a recuperare quegli spazi
che la natura gli aveva riservato e a spazzare via città, ponti, strade
e opere umane. Gli argini artificiali, sfondati dal peso dell'acqua
crescente, non hanno salvato dall'alluvione i quartieri di New Orleans
costruiti sotto il livello del Mississippi
La salvezza va cercata nel controllo del trasporto, in ciascun fiume,
dei detriti dell'erosione delle valli; le modificazioni climatiche
provocano piogge intense; le piogge accelerano l'erosione dei suoli non
protetti dalla vegetazione e i prodotti dell'erosione fanno diminuire la
capacità dei fiumi di ricevere piogge intense.
Quattro. Politica agricola e forestale. Invece di pensare a
miserabili finanziamenti per risarcire i produttori di pomodori che
costano tre volte di più di quelli importati dalla Cina, si dovrebbe
pensare al ruolo della biomassa forestale e agricola, vendibile o no, ai
fini della difesa del suolo contro l'erosione e le frane (che comportano
costi monetari privati e pubblici) e ai fini dell'eliminazione
dell'anidride carbonica dall'atmosfera.
Il contributo dell'Italia - una macchiolina sul mappamondo, rispetto
alla superficie dei continenti e degli oceani - può essere piccolo, ma
l'effetto negativo della distruzione delle vegetazione e della
alterazione della superficie del suolo è in proporzione maggiore.
Qualche giorno fa su queste pagine mi sono permesso,
presuntuosamente, di suggerire ai futuri governanti di leggere qualche
buon libro di ecologia, di quella seria, non da salotto, per elaborare
un programma elettorale capace di mobilitare speranze e voglia di fare,
e aspirazione al bonum publicum, che si realizza principalmente con una
politica dell'ambiente e dei beni naturali.
Non è stato forse Marx a dire che è la natura è la fonte della vera
ricchezza?
Indice
02/10/2005 Questo è riscaldamento globale Gli uragani ultrapotenti che stanno colpendo gli Stati Uniti sono la "smoking gun" del riscaldamento globale, secondo l'opinione di una figura di primo piano tra gli scienziati della Gran Bretagna.
05/09/05 Katrina è figlia del nostro modello di sviluppo Si scrive Katrina, si legge riscaldamento globale. Gli uragani nel Golfo del Messico e nel Pacifico sono eventi "normali"...
01/09/2005 Il vero nome di Katrina L'uragano che si è abbatuto ieri sulla Louisiana è stato battezzato Katrina dal Servizio Meteorologico Nazionale (NWS ). Il suo vero nome e' Riscaldamento Globale...
01/09/2005 Tsunami e Katrina L’orrore suscitato dalla catastrofe umana verificatasi come conseguenza della negligenza dell’accoppiata Bush-Cheney nelle settimane precedenti e successive alla catastrofe naturale dello “tsunami americano” chiamato Katrina...
30/08/2005 Bush tra Kyoto e Katrina Evidenze scientifiche sempre più riconosciute, non possono portare a dire con certezza che questo specifico uragano Katrina sia provocato dall'aumento delle emissioni di anidride carbonica...
26/07/2005 Si Estremizza il Clima Mondiale L’estremizzazione dei fenomeni metereologici è sotto gli occhi di tutti...
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