|
Recentemente i biocombustibili hanno suscitato
l’attenzione di economisti, media, politici e associazioni di
consumatori. Il fenomeno si spiega in parte con l’elevato prezzo del
petrolio e in parte con i benefici ambientali che derivano dalla
sostituzione di benzine e diesel con i loro alter ego biologici.
L’idea di risparmiare e di avere allo stesso tempo aria più pulita, ci
piace. A parte alcuni tentativi fantasiosi, e folcloristici, di fare "il
pieno" nei supermercati riempiendo i serbatoi di olio di colza puro, la
diffusione dei biocombustibili è in rapida crescita in tutto il
mondo (+ 25,7 per cento nell’
Unione europea a 25, durante il 2004). La
Commissione europea, poi, si è impegnata a sostituire, entro il
2010, il 5,75 per cento dei consumi per trasporto con combustibili di
origine vegetale.
Qualche nozione di chimica
I biocombustibili sono idrocarburi ottenuti dalla lavorazione di
materie prime vegetali. Sono in forma liquida (etanolo o biodiesel)
o gassosa (idrogeno e biogas). Quelli in forma gassosa non sono ancora
diffusi perché non possono essere usati dal parco auto in circolazione e
necessitano di una specifica rete di distribuzione. Pertanto, nella
nostra discussione ci limiteremo ai soli biocombustibili in forma
liquida, che invece hanno una penetrazione non trascurabile e,
soprattutto, crescente.
L’etanolo è ottenuto attraverso la fermentazione degli zuccheri
ricavati da qualunque materia prima vegetale che contiene o che può
essere trasformata in zuccheri, come l’amido e la cellulosa. La
produzione di etanolo da cellulosa è però ancora in fase sperimentale.
Il biodiesel è prodotto invece a partire da oli vegetali (di colza o di
palma), dagli oli di scarto e dal grasso animale. Entrambi possono
essere usati allo stato puro o ad alta concentrazione solo in motori
modificati o espressamente concepiti. Tuttavia, miscele a bassa
concentrazione, come l’E10, con il 10 per cento di etanolo e il 90 per
cento di benzina, o il B5 e il B20, rispettivamente composte da 5 per
cento e 20 per cento di biodiesel miscelato a diesel fossile, sono
invece immediatamente utilizzabili dalle auto già in circolazione e,
difatti, sono disponibili nella rete di distribuzione di numerosi paesi.
Da Diesel a oggi
Da quando, all’Esposizione universale di Parigi del 1900, Rudolf
Diesel mostrò un motore che funzionava con olio di semi di arachidi, si
sono esplorate numerose possibilità, tutte rimaste allo stato embrionale
di diffusione fino alla crisi petrolifera del 1973.
In Brasile, il crescente prezzo del petrolio e la disponibilità
di vastissime coltivazioni di canna da zucchero dalle quali ricavare
bioetanolo, incentivarono la produzione di auto con motore appositamente
progettato. Sebbene durante gli anni Ottanta la riduzione del prezzo del
petrolio e il contemporaneo aumento di quello della canna da zucchero
abbiano invertito la tendenza, il Brasile è ancora il maggior produttore
e utilizzatore di bioetanolo, con 14 miliardi di litri (30 per cento del
consumo di benzine); seguono Stati Uniti con 12 miliardi di litri (2 per
cento del consumo di benzine) e Cina, 3 miliardi di litri. Il biodiesel
è principalmente un prodotto europeo: primo produttore è la Germania
(400 milioni di litri), segue la Francia (250 milioni di litri) e poi
l’Italia (153 milioni di litri).
Indice
Parte I
Parte II
|