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L'Europa è sempre più colpita da eventi meteorologici estremi.
Se dal 1995 al 2003 il caldo l'ha fatta da padrone, con primavere dalle
temperature molto alte, negli ultimi due anni sono state, invece, le piogge ad
accompagnare le nostre estati. Dal 1860 a oggi, gli otto anni più caldi sono
stati tutti negli ultimi 14. Sotto accusa, secondo il WWF, l'azione dell'uomo e
l'emissione di gas nocivi, in particolare la concentrazione di anidride
carbonica nell'atmosferica, aumentata del 36% in un secolo e mezzo. La
temperatura infatti in Europa è salita di un grado negli ultimi 150 anni e si
prevede possa aumentare ancora, registrando incrementi tra i due e i sei gradi
nel prossimo secolo. Entro il 2080 gli inverni rigidi potrebbero diventare una
rarità, e le estati arrivare ad essere più calde del 10% infine potrebbero
crescere dell'8-10% anche le precipitazioni nell'Europa centrale e
settentrionale.
Le previsioni diventano peggiori se si guarda all'area mediterranea.
Secondo uno studio commissionato dal WWF a un gruppo di scienziati dell'Intergovernmental panel on climate change (Ipcc),
se la colonnina di mercurio dovesse arrivare a segnare due gradi in più rispetto
ai livelli preindustriali, dal 2030 le temperature medie annuali potranno
innalzarsi dai 2 fino ai 5 gradi, le ondate di calore e le giornate estremamente
calde potranno diventare molto comuni e ogni anno si potrebbero avere oltre 40
giorni con la colonnina di mercurio oltre quota 35. Inoltre nella regione
settentrionale del Mediterraneo le precipitazioni potrebbero calare del 30%, con
un conseguente rischio incendi, che avrebbe di conseguenza ricadute negative
anche sull'economia, a causa dei danni che subirebbe il settore agricolo.
"L'unico modo per bloccare questo trend pericoloso è abbattere
rapidamente le emissioni di anidride carbonica nell'atmosfera", ha
affermato Gianfranco Bologna, responsabile scientifico e culturale WWF
Italia.
HC 2005 - redattore: CC
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