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Nella vicenda rifiuti in Campania è possibile
individuare vari aspetti distinti anche se strettamente interrelati.
Il primo è di natura tecnologica. La scelta fatta nel Duemila impone
all’aggiudicataria del servizio (la Fibe spa) la lavorazione dei rifiuti
raccolti in sette impianti per la produzione di combustibile da rifiuto (Cdr).
(1)
Questa produzione determina anche l’ottenimento di frazione
organica stabilizzata (Fos) e residui diversi per i quali è necessario
provvedere allo smaltimento definitivo. (2)
Il problema di individuare siti adeguati allo scopo è ciò che ha
determinato le roventi proteste popolari rimbalzate alle cronache nazionali
negli ultimi mesi e che periodicamente torna a riscaldare gli animi in
Regione. L’ultimo episodio di un certo clamore è quello in cui si è rimosso
il blocco autostradale in corso da giorni solo a seguito di un diretto
intervento del capo della Protezione civile Guido Bertolaso che ha garantito
il funzionamento dell’impianto di discarica previsto in località Basso
dell'Olmo, per un solo anno, da maggio 2005 a maggio 2006, e per un volume
complessivo di circa 420mila metri cubi di rifiuti. Solo il Cdr prodotto
continuerà a essere stoccato, in attesa di essere impiegato presso i così
detti impianti di termovalorizzazione. La realizzazione di questi impianti è
ancora di là da venire e le balle accatastate occupano un’estensione
complessiva superiore ai 500mila metri quadrati. Si noti che questo fatto,
rappresenta di per sé un’eccezione al capitolato d’oneri sottoscritto dalla
Fibe: il Cdr prodotto, in assenza di un possibile impiego immediato nella
Regione, avrebbe dovuto essere destinato al recupero energetico presso altri
stabilimenti al di fuori della Campania.
Le inadempienze
Su questa e altre irregolarità è intervenuta la magistratura
mettendo in luce, tra l’altro, l’inadeguata lavorazione dei rifiuti da parte
dell’aggiudicataria. Negli impianti il rifiuto non subisce di fatto
variazioni qualitative di nessun rilievo. Il Cdr non avrebbe dovuto
rappresentare più del 35 per cento del totale conferito ed è invece più del
50 per cento. La stessa composizione merceologica del materiale ottenuto non
è corrispondente al dettato del capitolato. Ad esempio, la lavorazione
avrebbe, dovuto comportare una diminuzione di peso (per perdita ed
evaporazione delle componenti liquide) pari ad almeno il 10 per cento del
rifiuto che risulta, invece, assente. Il Cdr ottenuto, insomma, altro non è
che rifiuto non lavorato e, semplicemente, compattato in balle, mentre la
Fos non risulta regolarmente stabilizzata oltre a contenere ancora rilevanti
componenti di rifiuti solidi urbani.
L’immediata conseguenza di questi rilievi è stato il sequestro di
tutti gli impianti con le immaginabili conseguenze sul sistema di raccolta.
di cui si è tornato a parlare circa un mese fa. (3)
A quest’ennesima emergenza, si è rimediato grazie alla concessione da parte
della stessa magistratura di un dissequestro a fronte dell’imposizione del
ripristino di funzionalità degli impianti "con significativa riduzione
percentuale, rispetto agli Rsu conferiti, delle frazioni prodotte a valle",
e con la produzione di frazioni di Cdr, Fos e sovvalli "conformi
percentualmente alle previsioni di progetto".
Un settore lucroso
I costi dell’adeguamento funzionale sono sicuramente rilevanti e
sono stati direttamente sostenuti dall’intervento governativo sotto il cui
controllo la Fibe è obbligata a operare e ad adempiere entro le prossime
settimane. (4) È a questo punto che si capirà (definitivamente?) se
la società potrà sostenere gli impegni assunti in sede di
aggiudicazione. E siamo a un’altro punto della nostra analisi.
Il settore rifiuti in Campania rappresenta una delle più grosse aree di
affari di tutto il Mezzogiorno italiano. Permetterne l’accesso al
settore privato rappresentò la scommessa (finora perdente) del potere
politico regionale prima e nazionale poi. Nelle ultime settimane si sono
svolte le trattative per la ricapitalizzazione dell’asfittico gruppo
Impregilo, di cui la Fibe in Campania, con il suo ancora solo potenziale
volume di affari, rappresenta una costola significativa. (5)
Il risultato finale potrebbe voler dire, finalmente, linfa nuova in un
settore ormai esanime. La sussistenza dell’attività è basata sul valore
commerciale delle attività di conferimento rifiuti presso gli impianti,
produzione di combustibile da rifiuto e produzione di energia elettrica. Se,
sugli ultimi due aspetti, queste attività non sono ancora partite e la
magistratura ci dirà presto se lo faranno mai, sul primo (l’accoglimento dei
rifiuti da parte di tutte le ditte operanti in Campania e l’incasso di
consistenti corrispettivi) la partita comincia in questi giorni a entrare
nel vivo. Gli operatori del settore sarebbero infatti tenuti a corrispondere
ragguardevoli cifre per il conferimento finale presso gli impianti della
Fibe. Questi corrispettivi, di fatto, non sono però mai stati pagati per
l’esiguità delle risorse finanziarie disponibili agli enti locali, ma anche
perché c’è una formale contestazione delle inefficienze finora mostrate
dalla società nell’accettazione dei rifiuti: code di giornate per lo
smaltimento finale di centinaia di mezzi in tutti gli impianti della Regione
con disservizi nei centri urbani per la mancanza di personale impiegabile,
interessi moratori indebitamente richiesti, e la mancata realizzazione di
impianti di termovalorizzazione per i quali è comunque richiesto un costo ai
conferenti. Per la sola città di Napoli, ad esempio, a fronte di
crediti vantati di circa 47 milioni di euro (fino al 31/12/2004) è in corso
una serrata trattativa di ridefinizione su almeno 20 milioni di euro. Il
dato dà la misura della incerta solidità finanziaria di questa attività in
Regione. È interessante notare che nonostante le contestazioni in corso di
definizione, l’ultimo intervento legislativo delega al commissario la
potestà di intervenire e farsi garante presso la Cassa depositi e prestiti
dell’erogazione dei crediti necessari al ripianamento di tutte le situazioni
debitorie nei confronti della Fibe spa. Il punto sarà verificare quanti di
questi debiti gli enti locali saranno disposti ad accollarsi.
Vale la pena, ad ogni modo, ricordare che nel momento in cui l’attività
economica nel paese dà segni ormai evidenti di ristagno, il settore
rappresenta, comunque, uno sbocco occupazionale di primo piano e per
il quale sarebbero disponibili, ad esempio, le migliaia di operatori dei
diversi Consorzi di bacino (diciotto enti istituiti in Campania nel
1993 per occuparsi della raccolta differenziata mai veramente decollata
nella Regione). Se gli oneri imposti dalla magistratura per il funzionamento
degli impianti dovessero risultare troppo alti e non bilanciati dai crediti
vantati nei confronti degli enti locali e ancora in via di definizione, la
Fibe potrebbe farsi indietro e ci sarebbe da subito la possibilità di
impiego di tutte queste risorse (umane) disponibili, come di recente fatto
più volte notare dallo stesso commissario Corrado Catenacci. Il momento è
dunque delicatissimo e la trattativa in corso tra Napoli e Roma è ancora in
cerca di soluzioni definitive che, come osservano i più maliziosi, non
avrebbero mai potuto arrivare prima delle ultime elezioni regionali: durante
la campagna elettorale di tutto si è sentito parlare, tranne che di
programmi chiari e risoluti in materia.
(1) Cfr. "L’affare rifiuti" pubblicato su questo sito il
22/4/2004.
(2) I così detti "sovvalli".
(3) Si tratta dei fenomeni di emergenza dovuti alla mancanza di siti
di conferimento finale dei rifiuti.
(4) Il Dl 40 del 18/2/2005 poi convertito nella legge legge 53 del
15/4/2005 ha messo a disposizione immediata del commissariato ben 20 milioni
di euro per le operazioni di adeguamento. A fronte di questo intervento la
Fibe ha formalmente rinunciato a circa il 20 per cento dei propri utili.
(5) A seguito delle delicate audizioni alla Camera dei deputati sul
tema, è emersa una esposizione dei gruppi bancari coinvolti (tra cui Banca
Intesa, Unicredit, Capitalia e San Paolo Imi) pari a circa 170 milioni di
euro concessi in project financing. La situazione è stata infine risolta
dall’intervento di una cordata (Gavio) che ha assunto, tra l’altro, il
controllo dell’intero gruppo, incluse le attività in Campania della Fibe.
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